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Maya Forstater vince in Tribunale, era stata discriminata per aver espresso critiche al gender

ROMA – “Maya Forstater, ricercatrice britannica, che aveva fatto causa al suo datore di lavoro, il Center for Global Development [Centro per lo sviluppo globale] per discriminazione fondata sulle convinzioni personali, ha vinto la causa con la motivazione espressa dal tribunale che il comportamento del datore di lavoro si è configurato come discriminazione illegale, motivazione fondata sulla protezione delle convinzioni personali da parte dalla legge inglese”. Lo riporta una nota stampa sul caso, pubblicata su Feministpost.it.

Maya è la ricercatrice che perse il suo lavoro per un tweet in cui scriveva che il sesso biologico è immutabile e che le donne hanno diritti basati sul sesso. La Gran Bretagna ribadisce il diritto a criticare l’identità di genere: minacce e accuse di transfobia sono illegittime. “Un’ulteriore prova” dice Forstater “che il vento sta cambiando”. La sentenza definitiva del tribunale del lavoro ha anche condannato a un risarcimento la società che non ha rinnovato il contratto alla ricercatrice, cofondatrice di Sex Matters. 

Questa sentenza segue la sentenza precedente del Tribunale del Lavoro del giugno 2021, nella quale il tribunale stabilì, con effetto vincolante, che le convinzioni personali di Maya Forstater, cosiddette ‘gender critical’ (in sostanza critiche dell’importanza dell’identità di genere nell’ambito dei diritti delle donne) erano protette dall’Equality Act, cioè la legislazione sulle pari opportunità. La sentenza non chiudeva il contenzioso, che continuava nel tribunale del lavoro per stabilire se Maya Forstater fosse stata vittima di discriminazione fondata sulle sue convinzioni personali.

“Il tribunale- spiega la nota- ha determinato all’unanimità che le seguenti azioni del datore di lavoro CGD costituiscono discriminazione fondata sulle convinzioni personali: la ritrattazione dell’offerta del contratto di impiego; il mancato rinnovo della fellowship e la rimozione del profilo dal sito web del CGD. Il tribunale ha inoltre stabilito che i tweet e i commenti di Maya Forstater, che costituivano la motivazione del trattamento subito da Forstater da parte del suo datore di lavoro, erano espressioni legittime delle sue convinzioni personali protette.Di conseguenza la reazione negativa del CGD si configura in fattispecie come discriminazione illegittima. Il tribunale- prosegue la nota- ha riconosciuto inoltre a Forstater il diritto di criticare coloro che sostenevano una posizione opposta alla sua, sostenendo che tale diritto di critica era legittimo. Specificamente, il tribunale ha riconosciuto che se l’espressione di una convinzione personale viene considerata offensiva, l’offesa non è sufficiente a privare tale convinzione della protezione della legge”.

Tra le espressioni incluse- conclude il comunicato- sono da includere la descrizione delle opinioni della controparte come “stupide, pericolose o ingiuste” e l’affermazione che l’accesso di individui di sesso maschile in spazi solo per donne comportava “un aumento sia dei rischi sia del disagio” per le donne.
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