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Matteo Messina Denaro, i dubbi di Baiardo nello speciale di Giletti: “Che arrivi un regalino?”

ROMA – A trent’anni esatti dall’arresto di Totò Riina, oggi, è arrivata ‘la notizia’: la cattura di Matteo Messina Denaro. Un colpo forte che lo Stato ha inflitto a Cosa Nostra e che qualche politico è già pronto a rivendicare come una vittoria dell’attuale governo. Ma dopo il clamore iniziale e l’entusiasmo generato dall’arresto del boss, si fanno ancora più pesanti le parole del pentito Baiardo pronunciate tre mesi fa in un’intervista rilasciata a Giletti durante uno speciale di ‘Non è l’Arena’. L’uomo, che all’inizio degli anni ’90 gestì la latitanza dei fratelli Graviano, Giuseppe e Filippo, poi condannati perché mandanti dell’omicidio di Padre Pino Puglisi, in quell’occasione aveva accennato ad un possibile arresto di Denaro usato come scambio con i ‘più giovani’ fratelli.

Il REGALINO PER IL NUOVO GOVERNO

“Che arrivi un regalino? Che magari presumiamo che un Matteo Messina Denaro sia molto malato e faccia una trattativa lui stesso per consegnarsi e fare un arresto clamoroso? E così arrestando lui esce qualcuno che ha l’ergastolo ostativo senza che ci sia clamore?”, ha detto Baiardo a Giletti. Il conduttore allora rincara la dose e, ricordando che nel nuovo governo è presente anche Silvio Berlusconi, chiede al pentito se “qualcuno potrebbe dare delle indicazioni come forse vennero date per la cattura di Totò Riina e far sembrare tutto casuale?”. Baiardo risponde: “Tutto è possibile e magari programmato già tempo (…) Giletti ci sono delle date che parlano”, facendo intendere inoltre che la trattativa (Stato-Mafia) non è ancora finita.

GASPARE MUTOLO: ARRESTO MESSINA DENARO ROMPE UN EQUILIBRIO

Baiardo non è l’unico a parlare di una ‘possibile consegna’ di Messina Denaro. Gaspare Mutolo, il pentito che sfidò Totò Riina scegliendo di collaborare con Giovanni Falcone, commenta in esclusiva con il settimanale ‘Oggi’ la cattura di Matteo Messina Denaro e ciò che può significare negli assetti di Cosa Nostra. “La prima cosa che mi viene in mente sono le parole di un grande uomo come Giovanni Falcone: la mafia è un fattore umano, ha avuto un inizio e sicuramente avrà una fine. Speriamo che questo arresto sia l’inizio della fine”, dice Mutolo. “Di sicuro, non gli mancavano le possibilità di curarsi all’estero, se avesse voluto”, spiega ancora lo storico collaboratore di giustizia. “Può darsi che abbia scelto di farsi prendere. Magari spera in un allentamento delle leggi, magari era troppo malato, magari si sta entrando in una nuova era”.

E sul possibile successore del boss arrestato dopo trent’anni di latitanza: “Ciò che è importante non è l’arresto in sé, ma ciò che verrà dopo. È stato rotto un equilibrio. Non ho più rapporti con quell’ambiente, ma in base alle vecchie usanze potrebbe toccare a Settimo Mineo. Io l’ho conosciuto, aveva una gioielleria in centro a Palermo, era stimato da Riina, tanti anni fa scampò a un agguato in cui morì il fratello. Adesso è molto anziano. Di certo, i veri capi, i coordinatori, sono sempre stati di Palermo, anche all’estero per tradizione i capi erano palermitani. Messina Denaro, trapanese, è stato un’anomalia”.
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