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Maternità surrogata, dall’Associazione Coscioni una proposta di adozione per la bimba abbandonata in Ucraina

ROMA – La storia della coppia italiana che ha deciso di andare in Ucraina per ricorrere alla maternità surrogata e, dopo la nascita della bambina, ha deciso di affidarla a una tata del Paese dell’est Europa anziché portarla con sé in Italia, ha innescato il dibattito politico sul tema della gestazione per altri. La bimba oggi ha 16 mesi ed è rientrata in Italia dopo che la donna ucraina a cui era stata affidata si è rivolta al consolato italiano. Adesso la bambina è stata affidata a una coppia del Novarese, in attesa della procedura di adozione. Alla base della decisione della coppia che aveva voluto fare nascere la bambina, e che in un primo momento aveva riconosciuto la neonata, ci sarebbe il rifiuto della donna di tenerla con sé.

Se la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha ribadito l’appello alle forze politiche a votare la legge presentata da FdI “per rendere l’utero in affitto reato universale, ovvero punibile anche all’estero” perché “la vita non può essere una merce di scambio”, secondo l’Associazione Luca Coscioni il focus è un altro. “Sconvolge certamente tutti la storia della bimba ucraina abbandonata dai genitori, ma al contrario della direzione in cui sta andando il dibattito, il problema non riguarda la tecnica in questione. Bisogna evidenziare come purtroppo l’abbandono sia un fenomeno che prescinde dalla tecnica con cui nascono i bimbi. Il nesso abbandono/gravidanza solidale pertanto è sbagliato e fuorviante”, dichiara Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni che dal 2016 insieme ad altre associazioni, con giuristi ed esperti, lavora a una proposta di legge depositata alla Camera dall’on. Guia Termini, sulla cosiddetta gravidanza ‘solidale’, portata avanti cioè senza alcun compenso, con l’obiettivo di mettere al centro la tutela dei nati, della gestante per altri e dei genitori intenzionali, ovvero coloro che hanno fatto ricorso alla gestazione per altri.

“Puntuali invece – aggiunge Gallo – sono arrivate le dichiarazioni dei soliti speculatori sul tema, con cui siamo d’accordo che occorra arginare ogni forma di abuso e illegalità, scongiurando discriminazioni e violazione dei diritti fondamentali. Ed è proprio per questo che occorre regolamentare la realizzazione della tecnica di fecondazione assistita con gravidanza per altri, che esiste, ma in maniera clandestina. L’obiettivo di tutti dovrebbe essere quello di evitare situazioni di incertezza normativa e fornire piena tutela ai diritti di tutti i soggetti coinvolti e, in particolar modo, ai minori nati all’esito di tale percorso, anche all’estero, a seguito dell’applicazione della legge straniera. La scienza – conclude l’esponente dell’Associazione Coscioni – ha consentito a persone impossibilitate ad avere una gravidanza, di poter accedere a questa tecnica. Solo una legge evita scenari di incertezza, che i proibizionisti invece di ostacolare continuano a fomentare”.

MARIA SOLE GIARDINI SI OFFRE DI ADOTTARE LA BIMBA

“Tutti conoscono l’appello diffuso con mio marito per trovare una donna che ci aiuti a coronare il nostro sogno di avere un figlio in Italia”. Lo dichiara Maria Sole Giardini, consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni e affetta dalla sindrome di Rokitansky, che nel 2016 tramite l’Associazione aveva lanciato un appello per cercare un’altra donna che, tramite la tecnica di gravidanza solidale, potesse portare avanti la gravidanza al suo posto. A causa della sua malattia infatti Maria Sole, pur essendo fertile, non può portare avanti una gravidanza perché non ha l’utero.

“Pochi sanno che contemporaneamente abbiamo iniziato l’iter per l’adozione nazionale. Lungaggini burocratiche e assenza di bambini in stato di abbandono ci obbligano a un’attesa senza certezze. Non si tratta di come un bambino nasce ma dell’amore che si è disposti a dargli. È per questo che io e mio marito Sergio siamo disponibili ad accogliere la bambina nata in Ucraina”, spiega Giardini.

PRO VITA: “UTERO IN AFFITTO È PRATICA DISUMANA”

“Un dramma disumano, come conseguenza di una pratica altrettanto disumana. L’utero in affitto deve subito diventare reato universale, non ci sono più scuse né alibi”. È il commento di Antonio Brandi, presidente di Pro Vita&Famiglia, sulla vicenda della bambina nata in Ucraina “con l’utero in affitto e abbandonata dalla coppia ‘committente’”, si legge in una nota. “Più che ‘committente’ – prosegue Brandi – bisogna usare la parola ‘mandante’, perché l’utero in affitto è qualcosa di aberrante e disumano, un reato in Italia ma che dovrebbe esserlo anche se commesso all’estero da cittadini italiani. Solo così, infatti, si possono evitare eventi drammatici come questo”.

“Per questi ricchi signori – aggiunge Jacopo Coghe, vicepresidente della Onlus – l’utero in affitto al momento è una vera e propria compravendita commerciale e questo caso dimostra che se il ‘prodotto/bambino’ non è di gradimento si pretende il diritto di recesso. Rimanere in silenzio significa giocare sulla pelle dei bambini e sulla loro esistenza”.

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