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Luiss, orizzonte diaspore: “Ora superare il ‘digital divide’”

ROMA – Paradossale, ma questo è il momento delle opportunità. Perchè è adesso che l’accelerazione sociale impressa dalla pandemia incrocia gli orizzonti nuovi delle tecnologie digitali. Ma attenzione: l’occasione la si coglie se si tengono al centro le persone, cercando l’incontro, scavalcando “divide” e separazioni.

Il tema, con una riflessione che diventa impegno, segna il quarto webinar del Programma diaspore: esperti, docenti e rappresentanti delle istituzioni in dialogo con talenti e testimoni dall’altro lato del Mediterraneo, fino al Kenya e al Sahel.

Come stiano le cose lo suggerisce Emmanuel Sawadogo, direttore Studi e consulenze presso l’Università Joseph Ki Zerbo a Ouagadougou: “La pandemia ha chiarito che formarsi nelle nuove tecnologie e nel digitale non è un’opzione ma una scelta obbligata, che può rivoluzionare le imprese e creare sviluppo”.

Si parla di ‘Innovation, Digitalization and Sustainability for Social and Ecological Transition’ cominciando dalle persone e dalle loro identità multiple e mutevoli, da ciò che è giusto fare e ciò che è possibile ottenere. “Nella nostra università stiamo cercando di portare l’imprenditoria con i mezzi che abbiamo a disposizione, perchè non bisogna lamentarsi ma anzi è bene partire dal basso” continua Sawadogo. “C’è un progetto di incubatori che coinvolge tutte le discipline, anche l’allevamento e le scienze della vita e della terra, ma il focus è sempre più sul digitale, ad esempio con studenti formati in web design, chiamati ora ad accompagnare le imprese verso una digitalizzazione integrale”.

In collegamento dal Kenya, di “accelerazione straordinaria” dice Philip Thigo, direttore per l’Africa alla Thunderbird School of Global Management. La sua premessa è che oggi sia necessario puntare sulla collaborazione tra le università e sull’inclusività. “Possiamo essere più forti e avere economie più resilienti se sapremo consolidare i diritti fondamentali” sottolinea Thigo. Parla di “accesso” e di diaspore, comunità di origine straniera non disperse ma semi di conoscenza reciproca e di relazioni tra i Paesi del mondo.

Un’altra parola chiave è utilizzata da Fabrizio Lobasso, direttore centrale per l’Africa subsahariana del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale: “nexus”, intreccio e connessione. Secondo l’ambasciatore, “l’interconnessione telematica non fa che svelare un’interconnessione umana già immanente” che attraversa i paralleli di questo nostro mondo.

Diana Battaggia, direttrice in Italia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo Industriale (Unido), si sofferma sul “nexus” tra cibo, acqua ed energia e poi su progetti per l’accesso alle risorse finanziarie e tecnologiche che coinvolgono l’area subsahariana, dal Botswana al Kenya. “Con i governi, le università e il settore privato”, dice, “vogliamo stimolare la domanda di innovazione e alleanze sostenibili”. Con il “nexus” torna quella “diplomazia ibrida”, fatta di istituzioni e allo stesso tempo di associazioni, volontari e talenti liberi, invocata da Lobasso.Un discorso rilanciato da Francesca Bartorilla, responsabile di Accenture per il Legal Contract Management. Nel suo intervento comunica il sostegno della società di consulenze al Programma diaspore della Luiss. “In Italia come Accenture siamo più di 17mila” stima: “La nostra mission è combinare tecnologia e ingegno umano per generare valore e accelerare l’innovazione”.

A far la sintesi è Marco Francesco Mazzù, recruiting leader e professore di Marketing & Digital alla Luiss. “Lo sviluppo delle infrastrutture digitali è fondamentale per la crescita di competenze e opportunità di lavoro e per ridurre tutto cio che è ‘divide’” dice: “Che sia aree rurali contro città, che riguardi la tipologia di lavoro o ancora le differenti prospettive delle aziende”.

Avanti dunque 4.0, purché si collabori e non si lasci indietro nessuno. È il punto segnato da Christian Iaione, direttore alla Luiss del master in Law Digital Innovation and Sustainability. Durante il webinar condivide la visione di “un futuro ibrido” e parla di studenti da “coinvolgere” e a cui dare la “possibilità di esporsi”. Tocca allora a Benedicta Quercoo, origini ghanesi, una dei 50 studenti degli xLabs della Luiss. “Proveniamo da dieci Paesi e da 20 università, in quote che rispettano la parità di genere” spiega. “Insieme con i giovani italiani, del Sudan o della Costa Rica lavoriamo a progetti finanziati dall’Unione europea e dalla Luiss”. Quando parla di futuro, ha mille dubbi, anzi nessuno: “Ognuno di noi potrà diventare chi vuole, impegnandosi nella comunicazione, nello sviluppo, nel settore legale o nel coinvolgimento delle comunità”.
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