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Lo sfogo di Conte: “Che sofferenza il governo Draghi”

ROMA – Qual è il Governo in cui ha lavorato meglio Giuseppe Conte? Il leader M5s, in una intervista a ‘Oggi è un altro giorno’ su Rai 1, risponde: “Nell’ordine: Conte 2, Conte 1, da ultimo obiettivamente Draghi”. Il Governo Draghi, è quasi uno sfogo, “è stata una reale sofferenza politica, non lo nascondo – confessa l’ex premier – perchè c’è stato veramente uno stallo pazzesco e un rinvio delle emergenze che non potevamo accettare”.

“DESTRA E SINISTRA NON ESISTONO PIÙ”

Non si definisce nè di destra nè di sinistra, dice citando il libro anni ’60 di Lucio Colletti “Tramonto dell’ideologia” perchè, spiega Conte, “lo schema destra-sinistra sono steccati ideologici che rischiano comunque di imbalsamare il dibattito politico. Quel libro per me rimane una pietra miliare”.

LA PORTA CHIUSA AL PD: “NON MI FIDO”

Quanto alle future alleanze, l’ex premier chiude le porte a un dialogo con il Partito democratico: “E’ indubitabile che con il Pd abbiamo fatto un lavoro importante nel Conte 2, però con questo gruppo dirigente non mi siedo a tavola”. “Io ero in contatto costante e continuo con Letta – ricorda in un’altra intervista radio – poi il Pd è rimasto folgorato dall’agenda Draghi e ha buttato a mare tutto il progetto costruito insieme. È Letta ad aver pubblicamente interrotto questo contatto con il Movimento 5 stelle, ha scelto altre strade. In un’ottica post voto, Letta si è reso protagonista di un atto di cinismo politico tra i più efferati e raffinati. Quindi francamente non c’è la fiducia per potersi sedere intorno a un tavolo”.

RUSSIA-UCRAINA, “OK SANZIONI MA STRATEGIA USA VICOLO CIECO”

Capitolo guerra. Giuseppe Conte rilancia il “profilo pacifista” del Movimento 5 stelle. “L’escalation militare è sotto gli occhi di tutti. Purtroppo – ricorda- sono stato un facile profeta. Sulle sanzioni io sono stato il primo a dire di ‘sì’ e sicuramente vanno mantenute, non possiamo revocare le sanzioni” ma “il tema vero è che questa strategia che stiamo perseguendo non offre nessuna via di uscita. È una strategia decisa a Washington. Il governo italiano la sta ciecamente seguendo, la Ue non riesce a esprimere un indirizzo politico. Se qualcuno sta pensando che Putin è in una condizione di debolezza è il momento di spingere ancora di più sul negoziato di pace”.

“NO ALL’INVIO DI ARMI A KIEV”

“In questo momento l’Ucraina non se ne fa nulla del carro blindato italiano. Hanno armi sofisticate di tutto punto da Usa e Inghilterra, ora serve un alleato leale che in ambito Nato dia un contributo per trovare una soluzione per uscire dalla guerra” quindi “no armi” dall’Italia”. La posizione del leader M5s non cambia.

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