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Lavrov in Turchia per decidere sul ‘corridoio del grano’. Di Maio: “La Russia agisca”

ROMA – Una decisione sul “corridoio del grano” che dovrebbe garantire il ritorno sui mercati internazionali delle circa 20 milioni di tonnellate di cereali bloccate in Ucraina a causa del conflitto in corso nel Paese è attesa oggi dai colloqui fra il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e l’omologo turco Mevlüt Cavusoglu, in corso ad Ankara. La Turchia si è offerta nei giorni scorsi di fornire l’assistenza necessaria per creare il passaggio sicuro del grano, che richiederebbe lo sminamento del porto di Odessa, ispezioni per controllare il contenuto delle navi cargo e una scorta navale fuori dal Mar Nero.

Nei giorni scorsi le Nazioni Unite hanno rafforzato gli appelli per uno sblocco alle esportazioni del grano dell’Ucraina, uno dei principali produttori della materia prima al mondo, avvertendo sul rischio che milioni di persone cadano in una condizione di insicurezza alimentare, soprattutto in Africa e Medio Oriente, dove si trovano diversi Paesi fortemente dipendenti dai cereali ucraini e in situazioni già delicate da questo punto di vista.

Oltre allo sblocco per quanto riguarda il grano Lavrov e Cavusoglu, stando a quanto riferisce l’emittente turca Trt Haber, discuteranno anche di un passaggio sicuro fuori dal Mar Nero per le navi petroliere. Ad Ankara sul tavolo dei colloqui dovrebbe anche esserci una ripresa dei negoziati fra Mosca e Kiev, sostanzialmente fermi da settimane.

Nell’est dell’Ucraina intanto continuano i combattimenti. Ieri il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu ha affermato che le forze armate di Mosca controllano ormai il “97 per cento” della regione di Lugansk, sede di una autoproclamata repubblica filorussa dell’area del Donbass. Nella zona l’epicentro dei combattimenti è la città di Severodonetsk. Secondo fonti delle forze armate di Kiev la città starebbe ancora resistendo all’assedio russo.

DI MAIO: “RUSSIA AGISCA O PER MILIONI DI PERSONE SARÀ CONDANNA A MORTE”

“Dalla Russia ci attendiamo segnali concreti perché bloccare le esportazioni di grano dall’Ucraina significa tenere in ostaggio e condannare a morte milioni di bambini, donne e uomini in tutto il mondo”. Il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Luigi Di Maio lo ha detto oggi in una conferenza stampa congiunta col direttore generale della Fao Qu Dongyu, al termine del primo Dialogo ministeriale Mediterraneo sulla crisi alimentare, che si è svolto in Farnesina.

Il titolare della Farnesina ha ribadito che l’Italia “continuerà a impegnarsi in prima linea per trovare soluzioni e per garantire la sicurezza alimentare dei Paesi più esposti alle conseguenze del conflitto”. Il nostro Paese, insieme con la Fao, “farà il massimo per scongiurare una catastrofe alimentare mondiale”, ha concluso Di Maio.

“DIALOGO MEDITERRANEO CONTRO LA CRISI”

“Possibili meccanismi finanziari per facilitare l’esportazione di derrate alimentari quando i prezzi delle materie prime sono particolarmente elevati e strategie nazionali per ridurre sprechi e perdite di cibo lungo tutta la filiera alimentare”. Secondo quanto riferito dal ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Luigi Di Maio, sono queste due delle “aree di lavoro” in cui si è strutturato il Dialogo ministeriale Mediterraneo sulla crisi alimentare, il cui primo incontro si è svolto oggi in Farnesina, e su cui i Paesi che ne fanno parte “continueranno a lavorare nei prossimi mesi, con un primo follow-up già a partire da fine giugno +”. Il contesto è quello della guerra in corso in Ucraina e del conseguente blocco alle esportazioni di cereali e cibo dal Paese. A oggi circa 20 milioni di tonnellate di grano risultano bloccate nei silos ucraini.

Di Maio, parlando in una conferenza stampa congiunta col direttore generale della Fao Qu Dongyu, ha esposto le coordinate della crisi e le conseguenze di questa impasse, che si aggiunge “agli effetti della pandemia di Covid-19”. “A oggi oltre 50 Paesi dipendono per almeno il 30 per cento dal grano ucraino e russo, con picchi fra il 70 e il 100 per cento in alcuni Paesi dell’Africa e del Mediterraneo, mentre a maggio il prezzo del grano è aumentato del 40 per cento rispetto al mese precedente”, ha spiegato il titolare della Farnesina. “A oggi 193 milioni di persone in 53 Paesi vivono una condizioni di grave insicurezza alimentare. Uno scenario, questo, mai visto prima”.

Il ministro ha ribadito che “la sicurezza alimentare è una priorità per l’Italia” e che il nostro Paese “ha messo il tema al centro dell’agenda internazionale, come è evidente dalla Dichiarazione del G20 di Matera sigliata l’anno scorso”, durante l’anno di presidenza italiana del forum dei “20 grandi”. “In ambito G7 sosteniamo con convinzione l’alleanza globale sulla sicurezza alimentare e le iniziative per liberare il grano bloccato al porto di Odessa”, ha aggiunto Di Maio. L’incontro di oggi in Farnesina, organizzato da Italia e Fao con la partecipazione dei governi di Turchia e Libano e la presidenza tedesca del G7, ha visto la partecipazione di rappresentanti di 24 Paesi e di sette organizzazioni internazionali.
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