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Lavoro, M5s: “Prorogare il blocco dei licenziamenti”. Orlando: “I tempi sono stretti”

BOLOGNA – “Abbiamo incontrato i sindacati. È stato un incontro positivo durante il quale abbiamo ascoltato le loro istanze, dalla riforma delle politiche attive, agli ammortizzatori sociali. Si è parlato della cassa integrazione e del blocco dei licenziamenti. C’è la necessità di prolungare il blocco per alcuni mesi”. Lo affermano i parlamentari del Movimento 5 stelle Niccolò Invidia (capogruppo in commissione Lavoro alla Camera), Teresa Manzo (capogruppo in commissione Bilancio alla Camera), Giuseppe Buompane (deputato della commissione Bilancio e relatore del decreto Sostegni-bis) e Nunzia Catalfo, ex ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, al termine dell’incontro con Cgil, Cisl e Uil che si è svolto questa mattina a Montecitorio. “Non si tratta di un tema ideologico”, sottolineano riferendosi alla proroga del blocco dei licenziamenti. “È necessario prima riformare gli ammortizzatori sociali e le politiche attive, muovendosi lungo il percorso avviato dal Governo Conte II – proseguono gli esponenti M5S – e poi arrivare a uno sblocco. Ne va della tenuta sociale del Paese. Auspichiamo una convergenza di tutte le altre forze che compongono la maggioranza”.

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ORLANDO: “LA COALIZIONE È AMPIA, BISOGNA TENERE INSIEME POSIZIONI DIVERSE”

Rimane la necessità di prolungare il blocco dei licenziamenti per alcuni mesi a favore della tenuta sociale? Il ministro del Lavoro Andrea Orlando, interpellato online a margine di una videoconferenza oggi in Regione Emilia-Romagna, a Bologna, osserva: “Credo di aver detto molto, e anche provato a fare, su questo tema. C’è una coalizione ampia, si tratta di tenere insieme posizioni tra loro anche diverse. Ho visto che si sta facendo strada un ragionamento sulla selettività rispetto ad alcune filiere, se questo ragionamento c’è io sono pronto. Naturalmente – avvisa l’esponente dem – ricordo che se bisogna intervenire bisogna farlo subito, perché i tempi sono abbastanza stretti. Io, diciamo, tutto quello che pensavo non solo l’ho detto ma l’ho anche scritto”.

“Credo che entro la fine di questo mese la costruzione sarà compiuta. In estate cominceremo a scrivere la riforma nero su bianco”. Così il ministro del Lavoro Andrea Orlando, a proposito della riforma del Governo Draghi sugli ammortizzatori sociali. Interpellato nel corso di una videoconferenza in Regione Emilia-Romagna, osserva Orlando: “È una riforma che, intanto, abbiamo provato a rendere universalistica. E questo per assicurare a tutti i lavoratori, autonomi e professionali inclusi, strumenti per le crisi, in costanza di rapporto di lavoro, e per il dopo, in caso di perdita del posto di lavoro. Una delle caratteristiche di questa riforma è il fatto che si cerchi di stringere di più il nesso tra ammortizzatori sociali e politiche attive-formazione. La cassa integrazione, di 52, 26 o 13 settimane a seconda della dimensione d’impresa, dev’essere un momento nel quale si possa cominciare a investire sul fattore umano”. Bisogna evitare quindi, puntualizza il ministro del Lavoro, “che gli ammortizzatori sociali siano un tempo morto, e bisogna evitare che lo sia anche la fase post-perdita di posto di lavoro. Serve subito un nesso, dunque, con le politiche attive per il lavoro e con i percorsi di formazione”.

E se sulla revisione delle politiche attive “abbiamo compiuto alcuni primi passi, c’è molta strada – continua Orlando – da fare ancora. L’idea è quella di non lasciare indietro nessuno e di mettere in campo non soltanto uno strumento passivo, ma che dia più possibilità di reimpiego alle persone che perdono il posto e più capacità di difenderlo a quelle che non l’hanno perso ma che lavorano in un’impresa in trasformazione. Anche in tutto questo, il dialogo con le parti sociali è fondamentale per far funzionare gli strumenti”.

Secondo Orlando, comunque, “se ne parla molto senza entrare mai troppo nel merito: ci siamo accorti che ci sono settori che hanno specificità per cui uno strumento di carattere non bastava, e abbiamo fatto tavoli ad hoc per adeguarci. Mi riferisco all’agricoltura, che risente molto dell’elemento della stagionalità, e allo spettacolo, che abbiamo visto quanto abbia pagato durante la pandemia e nel quale il lavoro pre-show non è riconosciuto adeguatamente. Stiamo approfondendo ora anche sul lavoro professionale e sul lavoro autonomo: qui non arriveremo ad uno strumento di cassa integrazione, visto che non si presta a questo tipo di realtà, ma vedremo – dettaglia il ministro Pd – quali strumenti in collaborazione con le casse professionali per dare garanzie dove non ci sono, ad esempio tra maternità o cessazione dell’attività”. In ballo c’è quindi “una serie di cuscinetti, che è stata fondamentale durante l’emergenza Covid e che ora dobbiamo stabilizzare. Una volta terminato questo percorso, avremo un ultimo passaggio e una pesatura”, per costruire dunque la riforma entro giugno e scriverla nero su bianco entro l’estate.

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