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L’appello di medici e infermieri: “Investire di più sulla formazione”

BOLOGNA – “È già in atto un nuovo imbuto formativo. Noi tra due anni avremo 6mila borse, i 14mila accessi oggi a Medicina determineranno tra sei anni 8mila colleghi che non avranno le borse”. Lo ha detto il presidente della Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici), Filippo Anelli, intervenendo oggi al dibattito dal titolo ‘La formazione sanitaria e il futuro del Ssn dopo il piano nazionale di ripresa e resilienza’, che si è svolto alla Festa nazionale dell’Unità, in programma a Bologna fino al 12 settembre.

L’evento, trasmesso in diretta su Radio Radicale, è stato moderato dal direttore dell’agenzia di stampa Dire, Nicola Perrone. “Vogliamo fare una legge – ha detto Anelli rivolgendosi alle istituzioni – che impone a tutti i laureati in Medicina, poiché il percorso è a due fasi, laurea e specializzazione, di aver diritto a completare il loro percorso formativo una volta per tutte? Vogliamo fare una battaglia anche per rendere giustizia ai corsisti di Medicina generale, che da anni prendono 800 euro, sotto la soglia di povertà, con tutte le incompatibilità per frequentare un corso di formazione? Queste sono risposte che la professione attende da tempo”.

Il presidente della Fnomceo ha quindi parlato del Covid, che è arrivato in un “momento complicato della nostra organizzazione sanitaria, dove i tagli e il blocco del turnover hanno esposto il Servizio sanitario nazionale in maniera notevole. Non è stato un periodo facile e non è ancora facile. Ma devo dire grazie a tutti i professionisti della salute, perché senza l’impegno, senza il fatto di rimboccarsi le maniche e senza badare agli orari di lavoro hanno superato difficoltà che forse, in altre circostanze, non si sarebbero potute superare”.

Anelli ha proseguito: “Bene il Pnrr, con una riforma strutturale delle strutture, delle infrastrutture, e la tecnologia, ma non c’è una lira per i professionisti. Veramente pensiamo che si possa fare una riforma – ha aggiunto il presidente della Fnomceo – senza pensare ad un investimento sulle professioni? Noi ci aspettiamo su questo un investimento straordinario, perché straordinario è stato l’impegno dei professioni in questo periodo”.

Quello della medicina generale, secondo il presidente della Fnomceo, è quindi “un grande tema”. È da vent’anni, ha detto, che “non si investe sulla medicina generale, il medico è stato lasciato solo. Quanti medici hanno un infermiere con sé? Quanti medici possono avere un collaboratore di studio che lo aiuta nelle pratiche burocratiche? È una visione vecchia di 60 anni, abbiamo bisogno di una riforma vera. Il rapporto di fiducia con il cittadino e il diritto di scegliersi gratuitamente il proprio medico, perché negli ospedali si paga, è sacrosanto e deve essere il più possibile tutelato”, ha concluso Anelli.

MANGIACAVALLI (FNOPI): “STANCHI DI SENTIRCI COLPEVOLIZZATI PER MANCANZA INFERMIERI”

“Francamente come Federazione di infermieri siamo un po’ stanchi di sentirci adesso quasi colpevolizzati perché non si trovano gli infermieri”. Lo ha detto la presidente della Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche (Fnopi), Barbara Mangiacavalli, intervenuta al dibattito.

“Il tema non è la mancanza di medici in Italia, ma la mancanza dei medici specialisti – ha spiegato Mangiacavalli – Per quanto riguarda gli infermieri, invece, mancano. Allora forse la riflessione da fare è che non è più opportuno e non conviene più a nessuno essere altalenanti con i fabbisogni della formazione infermieristica”.

Secondo la presidente Fnopi c’è poi anche un “problema di qualità, perché se dobbiamo formare numeri va bene tutto, ma se dobbiamo formare qualità è diverso. Ricordo solo – ha sottolineato Mangiacavalli – che all’università la professione infermieristica ha un professore ogni 1.350 studenti, mentre ci sono alcune specialità mediche che hanno un professore ogni sei studenti. Allora possiamo aumentare i numeri, ma deve corrispondere una parità formativa”.

Mangiacavalli ha poi aggiunto che la sanità è “sempre stata un po’ considerata come il bancomat della spesa pubblica. Abbiamo assistito, in questi anni, a strumenti di governo della spesa che sono andati sul tetto della spesa di personale dipendente. Parimenti – ha detto – non hanno ottenuto o controllato altri capitoli di bilancio; quindi, per quanto riguarda la professione che rappresento, abbiamo assistito ad un periodo di precarizzazione della professione infermieristica perché di fatto, avendo quel tetto di spesa bloccato, ma dovendo garantire i Lea, si è dovuto attingere ad altre modalità”, ha concluso.

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