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La polizia spiò i manifestanti del Black Lives Matter, ora il tribunale di New York ordina di rendere pubblici i dati

ROMA – “Quando le forze di polizia violano la legge in segreto, sorvegliando illegalmente persone come gli attivisti del Black Lives Matter che rivendicano il diritto di protesta pacifica, non è in gioco solo il destino di queste persone, ma quello della democrazia”. Riccardo Noury di Amnesty International commenta così per l’agenzia Dire l’esito della denuncia che l’organizzazione ha presentato nel settembre del 2020 alla Corte suprema dello Stato di New York, “che ci ha dato ragione” continua Noury. “Il dipartimento di polizia di New York ha sorvegliato illegalmente i manifestanti di Black Lives Matter (Blm) e ha tenuto per sé le informazioni. Ora dovrà renderle pubbliche”. Il giudice Lawrence Love della Corte suprema dello stato di New York ha infatti ordinato al dipartimento di polizia di condividere 2.700 documenti ed e-mail, riferiti al periodo tra il primo marzo e il primo settembre 2020, relativi all’uso della sorveglianza facciale durante le manifestazioni del movimento Blm.

Con Amnesty ha presentato il ricorso anche il Surveillance Technology Oversight Project, in relazione alle proteste iniziate in tutti gli Stati Uniti dopo la morte di George Floyd, il cittadino afroamericano, ucciso dall’agente di polizia Derek Chauvin e per questo condannato a 22 di carcere. Una condanna quasi inedita in un Paese dove spesso gli afroamericani o le altre minoranze etniche sono vittime della brutalità delle forze di polizia, che secondo gli attivisti sono protetti da una certa impunità.

LA POLIZIA HA USATO SOFTWARE DI RICONOSCIMENTO FACCIALE

Matt Mahmoudi, ricercatore di Amnesty International su intelligenza artificiale e diritti umani, in una nota evidenzia che “gli abitanti di New York che chiedono giustizia razziale hanno il diritto di conoscere tutti i dettagli sull’uso della tecnologia di sorveglianza facciale da parte della polizia dello stato nei confronti dei manifestanti del movimento Black Lives Matter. Questa sentenza riconosce che il dipartimento di polizia di New York ha violato la legge trattenendo informazioni riguardanti modalità di sorveglianza discriminatori”. Per Mahmoudi “ora occorre un bando nei confronti della sorveglianza di massa. Sarebbe il primo passo per smantellare il razzismo delle operazioni di polizia nello stato di New York e per rivendicare il diritto di protesta pacifica senza il timore di finire per essere sorvegliati”.

Amnesty informa che grazie a questa sentenza, potrà indagare sull’uso della tecnologia per il riconoscimento facciale a New York con la collaborazion del Surveillance Technology Oversight Project.
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