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In Siria da 7 anni fake news sulla guerra. E c’entra anche la Russia

ROMA – In Siria da oltre sette anni i difensori dei diritti umani, i giornalisti, gli operatori umanitari nonché le vittime di crimini di guerra subiscono attacchi e abusi a causa di “fake news e informazioni piene di odio sul conflitto in Siria circolanti online”, spesso “sostenute dalla Russia”, Paese alleato del governo di Assad, che in alcuni casi “arrivano ad esporli al rischio di perdere la vita”. È questo quanto emerge dallo studio ‘Disinformazione mortale: come le cospirazioni online sulla Siria causano danni nel mondo reale’, realizzato dall’associazione The Syria Campaign (Tsc).

Il report evidenzia che “governi e colossi dei social media come Twitter e Facebook non sono riusciti ad arginare questa ondata incessante di attacchi”, con “conseguenze devastanti” per la popolazione. Non solo: tale pratica “ha incoraggiato la Russia a perseguire l’uso spudorato di tattiche di disinformazione anche nel quadro dell’attuale guerra in Ucraina, facendosi beffe del diritto internazionale e delle istituzioni”.

In una nota Tsc riferisce che il report si basa sull’analisi dei dati dell’Institute of Strategic Dialogue, che ha esaminato decine di migliaia di tweet tra il 2015 e il 2021, nonché sulle interviste con persone che hanno denunciato di essere state prese di mira dalla disinformazione. Un fenomeno che genera “un costo umano” nonché “un impatto sul processo politico sulla Siria”, entrata a marzo scorso nell’undicesimo anno di guerra.

Fake news e attacchi mirati hanno poi “bloccato il processo decisionale sulla Siria in tema di crimini di guerra: riscrivendo la storia- affermano gli autori del report- si distorce la verità e si arriva a negare che siano mai avvenuti crimini di guerra, con pericolose implicazioni per il perseguimento della giustizia”. Tutto questo finirebbe per “spingere i governi a sottrarsi alle proprie responsabilità di proteggere i civili dalle atrocità di massa”.

The Syria Campaign continua: “Nonostante le prove schiaccianti che il regime siriano abbia commesso crimini contro l’umanità, torture sistematiche, usato armi chimiche e bombardato indiscriminatamente i civili, un piccolo numero di ‘teorici del complotto’, a volte aiutati da una campagna di disinformazione sostenuta dalla Russia, hanno distorto i fatti, mettendo in pericolo la vita delle persone e gettando dubbi sugli eventi accaduti sul campo”. Tsc avverte che i soccorritori in prima linea, i medici e i difensori dei diritti umani che si sono espressi contro le atrocità del regime “sono stati etichettati come terroristi o bugiardi e hanno subito abusi e campagne diffamatorie online. Le esperienze traumatiche dei sopravvissuti agli attacchi con armi chimiche sono state crudelmente derise”.

Si cita così la testimonianza di Hamid Kutini, volontario dei Caschi Bianchi nella regione nord-occidentale del Paese: “Vivo nella paura costante di tornare a casa e di non vedere mai più la mia famiglia”. Una pressione “che mi fa temere di poter crollare in qualsiasi momento”.

Il report osserva che “la disinformazione online, oltre a mettere in pericolo la vita di coraggiosi operatori umanitari e a bloccare l’azione internazionale sulla Siria, legittima anche le politiche anti-rifugiati”.Laila Kiki, direttrice di The Syria Campaign, conclude: “Per troppo tempo la disinformazione è stata sistematicamente utilizzata dal regime di Assad e dalla Russia per coprire i loro crimini di guerra in Siria e negare il ruolo svolto nel causare sofferenze per i civili. Eppure- ha proseguito- per più di sette anni i colossi dei social media non hanno fatto quasi nulla per fermare la diffusione di queste bugie. Abbiamo visto come Twitter, Facebook e altri hanno intensificato i loro sforzi e stanziato fondi aggiuntivi per frenare la disinformazione in altri contesti, tra cui la pandemia di Covid-19 e la guerra in Ucraina. Ora- esorta la dirigente di Tsc- devono adottare misure urgenti per proteggere gli operatori umanitari e i difensori dei diritti umani siriani dalla disinformazione sostenuta e ispirata dalla Russia”.
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