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In Emilia-Romagna tornano i ‘Viaggi della Memoria’: 10mila studenti in partenza. “Ma non chiamatele gite”

BOLOGNA – Scuola e Memoria, si torna a viaggiare. Dopo due anni di visite ‘virtuali’ e senza la possibilità di spostarsi, con il diradarsi della pandemia in Emilia-Romagna tornano i ‘Viaggi della Memoria e attraverso l’Europa’. Promossi dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, che stanzia 800.000 euro per un centinaio di progetti previsti e oltre 10.000 partecipanti, sono stati presentati questa mattina in viale Aldo Moro a Bologna dalla presidente dell’Assemblea legislativa Emma Petitti, dal direttore generale Leonardo Draghetti e da Agnese Portincasa, responsabile dell’area didattica dell’Istituto Parri di Bologna, in rappresentanza degli Istituti storici provinciali, coi quali da anni l’Assemblea collabora per la diffusione della cultura della Memoria. In questo modo si aiutano le scuole che portano i propri studenti a visitare i luoghi simbolo del ‘900, dai lager alle foibe, dai Balcani alla Berlino divisa in due dalla Guerra fredda.

Ricominciano dunque i viaggi ‘in carne e ossa’ dopo lo stop imposto dal Covid, dove si è ovviato nel 2020 e 2021 con i progetti di ‘Viaggi virtuali’ e la realizzazione di materiali di supporto alla didattica per studenti e professori. Quest’anno invece “si tornerà alla preziosa e insostituibile esperienza del ‘Viaggio reale’ nei luoghi simbolo della storia del Novecento e dell’integrazione europea”. Per poter partecipare, le scuole devono presentare, entro il 10 ottobre, progetti che hanno come fulcro e la conoscenza e l’approfondimento della storia dell’Italia e dell’Europa, dal dopoguerra in avanti, come riportato anche sulla sezione apposita del sito dell’Assemblea legislativa.Nel 2019, ultimo anno dei viaggi in presenza, “sono stati circa 8.100” i ragazzi e le ragazze che hanno visitato dal vivo i luoghi simbolo delle tragedie del ‘900, ricorda la presidente dell’Assemblea legislativa Emma Petitti. Ma con gli oltre 10.000 studenti attesi quest’anno si nota che “le prenotazioni dei pullman e degli organizzatori dei viaggi sono andati praticamente in tilt, perché proprio c’era un grande desiderio di tornare a viaggiare, di fare questo tipo di esperienza che è un’esperienza didattica importante”, spiega Portincasa. Forse per questo, ammette la coordinatrice, “era un po’ una consuetudine portare i ragazzi e forse anche per noi era una consuetudine immaginare che nella loro esperienza didattica ci sarebbe stato un viaggio. Quando poi non è stato più possibile farlo causa pandemia, ci siamo resi conto dell’importanza di quell’esperienza”. Infatti, “è forse importante ricordare che ci sono alcuni ragazzi che non ne hanno usufruito e che non ne usufruiranno mai, perché nel frattempo sono usciti da scuola”. Anche per questo “quando non è stato possibile farlo causa pandemia, ci siamo resi conto dell’importanza di quell’esperienza”. Per quanto riguarda le destinazioni, “ipotizziamo che viaggeranno di più i nostri studenti in territorio italiano. Il che è un bene, nel senso che forse si tendeva a privilegiare le destinazioni fuori dall’Italia”. In particolare, “le destinazioni saranno quelle classiche, naturalmente quelle legate alla deportazione, soprattutto per quanto riguarda i viaggi della Memoria”.

Non chiamatele però gite scolastiche. “Le nostre non lo sono- sottolinea ancora- dobbiamo lavorare sulla percezione che il viaggio sia una dimensione formativa importante, che i luoghi insegnano e che i ragazzi debbano imparare attraverso i luoghi quello che è il loro presente e il loro futuro”.

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