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Il tocco magico di Draghi alla prova del semestre bianco

ROMA – ‘Radio Senato’, cosi’ vengono chiamate le voci di corridoio che animano il Transatlantico di Palazzo Madama, riferisce che i prossimi mesi saranno piuttosto animati per la maggioranza che regge il governo Draghi. Proprio quando si entra nel rush finale delle riforme richieste dall’Europa per implementare il Recovery Plan, la ‘strana armata’ che va da Roberto Speranza a Matteo Salvini passando per Enrico Letta, sara’ messa a dura prova. Senza tuttavia cadere. Per i cultori della politica come efficienza, non sara’ un bello spettacolo.

La data di inizio delle schermaglie e’ il 3 agosto, quando si entrera’ ufficialmente nel semestre bianco e quando scatteranno i 70 giorni della lunga campagna elettorale per le amministrative. Da quel momento il presidente della Repubblica non potra’ sciogliere le Camere, anche se queste incorressero in uno o piu’ infortuni di percorso. Una condizione che rappresenta un oggettivo incentivo alle pulsioni che si muovono sottotraccia nei due rami del Parlamento. I mal di pancia non mancano e se ne vedono le avvisaglie in queste ore. Nel Movimento Cinque Stelle, la svolta garantista di Luigi Di Maio, con l’abiura dei toni ‘manettari’, non e’ stata gradita da tutti. Di piu’, gli ex e i possibili ex sono pronti a dare battaglia in forza di un nuovo gruppo che potrebbe fondersi con quello di Alternativa C’e’ (le trattative sono in corso). Sullo sfondo c’e’ la riforma della giustizia, e dentro questa le norme sulla prescrizione. Un banco di prova durissimo.

Ma anche il centro si agita, dopo che alcuni forzisti hanno aderito a ‘Coraggio Italia’, la formazione parlamentare lanciata dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Tra gli azzurri sono in molti a scalpitare, desiderosi di conquistarsi una posizione di vantaggio prima dei colleghi. Berlusconi stenta a tenere a freno i suoi (Elio Vito e Antonio Tajani, per dire, se le danno di santa ragione). Poi c’e’ la Lega. Quella di governo, con Giancarlo Giorgetti in prima fila, che non sempre collima con quella di opposizione, rappresentata dal leader Matteo Salvini (nei giorni in cui non e’ di governo, beninteso). E contro la Lega, il Partito Democratico. Qui il banco di prova sara’ la riforma fiscale, con il premier Mario Draghi pronto a deludere le reciproche aspettative (niente flat tax e niente tassa di successione). Ma se fino ad ora il presidente del consiglio ha potuto godere di un tocco quasi magico nell’imporre in consiglio dei ministri i suoi provvedimenti (pare che in maggioranza ironicamente lo chiamino Sua Santita’), nell’agone del semestre bianco i numeri in Parlamento potrebbero ballare. Le prove generali nelle votazioni di questi giorni. In maggioranza c’e’ chi fa notare che alla Camera circa 200 deputati sono perennemente in vacanza. Il 25 maggio si e’ votato il decreto Covid, passato con 311 voti a favore, 47 contrari e 2 astenuti. E gli altri 280 deputati? Non pervenuti. Il 19 maggio via libera al decreto sostegni, con 375 si’, 45 astenuti e nessun contrario. Mancano all’appello 210 deputati. Si ripete quello a cui si e’ assistito all’epoca del governo Monti, quando tanti parlamentari pensarono che la larga maggioranza bipartisan poteva fare a meno della loro presenza. Al Senato, la faccenda e’ piu’ seria. Le tre mozioni sui vitalizi sono passate in aula con un intervallo di voti a favore dai 113 ai 120. Tre i voti contrari e 108 gli astenuti. Basta fare due calcoli per capire che le cose potrebbero mettersi molto peggio, quando gli incidenti parlamentari non saranno piu’ sanzionati dalla messa a rischio del posto in Parlamento. Una preoccupazione per Draghi. A rimetterci, infatti, non sarebbero deputati e senatori, ma il governo, impossibilitato a convertire i decreti.

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