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Il rientro di Vendola dopo la condanna: “Avevo scelto l’esilio, torno a fare politica”

Di Alba Di Palo

BARI – “La ragione del mio allontanamento dalla scena pubblica è legata al coinvolgimento, per me drammatico e inatteso, nell’inchiesta sull’Ilva. Sono stato in disparte, anche perché l’unica ricchezza che ho cumulato nella mia vita è la reputazione, che non è un diploma o un curriculum ma l’immagine e il senso stesso di una vita intera. Io attendevo dalla Corte di Taranto, dopo 8 anni di processo, di essere restituito a questa storia e all’assoluta correttezza delle mie azioni. Così non è stato. Aspetterò l’esito dell’appello con la stessa convinzione. Ma a differenza degli anni passati non rinuncerò a parlare delle cose che mi stanno più a cuore”. È quanto scrive, in un lungo post pubblicato su Facebook, l’ex presidente della Regione Puglia ed esponente di Sinistra italiana, Nichi Vendola, condannato lo scorso 31 maggio a tre anni e mezzo per concussione aggravata nell’ambito del processo “Ambiente svenduto”.

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“LA MIA PASSIONE POLITICA È INESAUSTA, OFFRIRÒ IL MIO PUNTO DI VISTA”

“Credo sia urgente – scrive – elevare il livello del dibattito pubblico alla luce delle lezioni della pandemia, che disvelano la fragilità dell’esistenza umana, ma anche la follia di un modello di sviluppo incentrato sul dominio del profitto e sull’irresponsabilità ambientale e che a oggi vedono come effetto dirompente il moltiplicarsi delle disuguaglianze”. Vendola prosegue spiegando che il suo silenzio in questi anni è stata una scelta per “difendermi nel processo e non dal processo, rinunciando anche a reagire alla campagna politico-mediatica che si è svolta parallelamente allo stesso. Sia pure dai margini della scena, vorrei continuare a offrire un punto di vista che deriva da un’inesausta passione politica, che è passione per la vita e il vivente, passione per il mondo e per i diritti. Nell’attesa che la giustizia completi il suo cammino, senza mai sottrarmi al vaglio critico dell’autorità giudiziaria, riprendo la parola, tornando dall’esilio – conclude il post – in cui avevo scelto di stare”.

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