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Il parroco di Campobello: “Sbagliato parlare di omertà, nessuno pensava che il boss fosse qui”

PALERMO – “Non credo che il concetto di omertà sia la chiave giusta per interpretare ciò che è accaduto a Campobello, sarebbe banale e ingiusto giudicare così un’intera comunità”. A parlare con la Dire è don Nicola Patti, parroco della Chiesa Madre di Campobello di Mazara, la cittadina in provincia di Trapani dove sono stati scoperti finora tre covi del capomafia arrestato lunedì a Palermo dopo trent’anni di latitanza.

“L’omertà c’è stata sicuramente nella cerchia di chi lo ha aiutato – spiega don Patti – ma non credo che Messina Denaro abbia trascorso gli ultimi 30 anni qui. Si tratta senza dubbio di una persona molto furba, che ha saputo nascondersi, ma da ciò che leggo in questi giorni pare che questi nascondigli risalgano a un periodo comunque recente e questo, forse, spiega il motivo per il quale nessuno lo avesse notato. La gente non pensa di certo ogni giorno a Messina Denaro”.

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Il sacerdote poi aggiunge: “Nessuno si aspettava che potesse vivere in una strada così trafficata. Stiamo parlando di un fenomeno complesso – ribadisce il sacerdote – e l’omertà, se si escludono i complici del capomafia, non è la chiave di lettura giusta per leggerlo”. Da don Patti, infine, anche un invito a guardare avanti, “sulla scorta – sottolinea – di quanto già affermato dal nostro vescovo Giurdanella: la comunità deve sicuramente interrogarsi e riflettere su quanto accaduto, ma deve anche sapere dare quel giusto impulso sotto il profilo dell’educazione per continuare a costruire la strada della legalità”.

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