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Il ministro D’Incà presenta il libro bianco sull’astensionismo alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

PISA – Il ministro ai Rapporti col Parlamento con delega alle Riforme costituzionali, Federico D’Incà, presenta alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa il libro bianco sull’astensionismo. Un momento di confronto con docenti e studenti sugli strumenti da implementare per ridurre l’astensione dal voto, un fenomeno sempre più consistente anche nella democrazia italiana. “Come Governo – spiega il ministro – abbiamo lavorato su una commissione di merito, attraverso il coordinatore Franco Bassanini, e abbiamo riscontrato le problematiche legate alla possibilità di partecipare al voto. Quindi, seguendo le indicazioni della nostra Costituzione abbiamo cercato di migliorare, dare degli strumenti innovativi fra cui anche il voto presidiato, anticipato”.

È questo l’elemento più caratterizzante suggerito dagli esperti radunati dal Governo, ovvero l’introduzione di una sorta di early voting, già molto diffuso negli Usa e anche in alcune realtà del Nord Europa, e che declinato nelle forme immaginate dalla commissione “permetterebbe – racconta ancora D’Incà – attraverso gli uffici postali, che sono 12mila in tutta Italia, di anticipare il voto per almeno nove milioni di persone che hanno difficoltà legate al fatto che lavorano in un luogo lontano rispetto al comune in cui votano o che, altrimenti, hanno difficoltà motorie”.

L’ambizione coltivata dall’esecutivo, in breve, è di abbattere le barriere più di carattere burocratico alla partecipazione elettorale, con la consapevolezza tuttavia che resterebbe impregiudicata la questione più generale di disaffezione al voto e che ha altra matrice: “È chiaro – precisa in proposito il ministro – che l’astensione come espressione di protesta o di lontananza esprime circa il 30% e in questo caso saranno i partiti a dare delle risposte”.

IL DOCENTE ROSSI: “GRAN PARTE DELL’ASTENSIONISMO È INVOLONTARIO”

A coordinare il dibattito tra il ministro D’Incà e gli studenti e professori è Emanuele Rossi, docente di Diritto costituzionale della scuola superiore di studi universitari, che, con il suo gruppo di ricerca, si dedica da tempo ad approfondire anche il tema della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Secondo Rossi, è possibile recuperare un pezzo di partecipazione dell’elettorato tramite alcuni necessari accorgimenti tecnici: “Il principale dato che emerge – dichiara il professore – è che mentre pensiamo di solito che l’astensionismo sia dovuto a una forma di disinteresse, rifiuto, di una volontà esplicita di non partecipare al voto sulla base di ragioni di tipo politico, ideologico, in realtà una gran parte di coloro che si astengono lo fanno perché non riescono materialmente ad andare a votare, perché si presentano una serie di ostacoli anche di carattere burocratico”.

Di conseguenza, avverte Rossi, “nel computo complessivo degli astenuti noi consideriamo una larga fetta di popolazione che in realtà, se avesse a disposizione altri strumenti, andrebbe volentieri a votare: pensiamo a coloro che sono residenti all’estero o a coloro che il giorno delle votazioni si trovano in un Comune diverso dal proprio oppure a coloro che sono malati o hanno difficoltà di altra natura”.

Ridurre l’astensionismo, dunque, “sarebbe un’operazione meritevole fattibile con qualche accorgimento tecnico anche abbastanza semplice”. E con un ritorno importante, fra il 16 e il 18% di partecipazione. “L’idea di introdurre un election pass con la possibilità di votare non solo nel proprio seggio o la facoltà di esprimere la propria preferenza non solo nel giorno del voto – conclude Rossi – potrebbe mettere la procedura elettorale al passo col tempo, eliminando quel margine di astensionismo involontario”.

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