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Il Garante dei detenuti: “Il 41bis è doveroso ma se diventa carcere duro non è accettabile”

ROMA – Prima il caso dell’anarchico Alfredo Cospito, poi l’arresto del superboss di mafia Matteo Messina Denaro, malato di tumore e trasferito nel penitenziario di L’Aquila, nella sezione del carcere duro. “Il 41bis nasce come una modalità per interrompere le comunicazioni con le organizzazioni criminali di appartenenza e in questo senso non è solo giusto, ma addirittura doveroso – spiega Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale ai microfoni di Radio Immagina – . Quando diventa una modalità carceraria meramente afflittiva, il cosiddetto ‘carcere duro’, allora non è più accettabile”.

Palma, intervistato dalla web radio del Pd, si sofferma poi sul caso Cospito, entrato in sciopero della fame in segno di protesta contro l’applicazione di questo regime carcerario nei suoi confronti: “La questione del 41bis non può essere affrontata tramite la testimonianza di un singolo, è un tema troppo grande. Il punto di partenza è il rispetto della dignità delle persone – prosegue Palma – e il ‘carcere duro’, le privazioni dei diritti, non hanno nulla a che vedere con le finalità iniziali del 41bis”.

“Inoltre bisogna pensare che su 700 persone sottoposte a questo regime carcerario, solo 200 hanno l’ergastolo. Immaginare un percorso differente, alla luce del fatto che sicuramente almeno le altre 500 torneranno in libertà è anche una cosa che garantirebbe maggiore sicurezza”, conclude il Garante dei diritti dei detenuti.
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