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Il bilancio di Amref tra sospensione del calendario vaccinale e timori di genitori e comunità

ROMA – Si può fare un bilancio di un anno di sospensione del calendario vaccinale, analizzando i timori e le esitazioni dei genitori e della comunità? Sì, tenendo insieme il parere di un’epidemiologa della Società italiana di medicina delle migrazioni, Luisa Mondo, e dell’advisor in Child protection di Amref, Veronica Lattuada. A renderlo possibile, oltre che puntuale e in grado di toccare anche il tema di com’è cambiata la predisposizione ai vaccini per malattie che spesso non vediamo più ma che invece ancora sono nella comunità, è stato David Puente, giornalista digitale, agile fact-checker e debunker, che ha coinvolto le due esperte in un dibattito online per il terzo e ultimo incontro curato da Amref Health Africa-Italia – all’interno del progetto ‘Fa.C.E. – Farsi Comunità Educanti’, che vede capofila la ‘Fondazione Reggio Children-Centro Loris Malaguzzi’ ed è selezionato dall’impresa Sociale Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

“Oggi si parla tantissimo di Covid ma meno dei piani vaccinali cui i bambini sono sottoposti nei primi anni di vita- ha esordio Lattuada, advisor in Child protection di Amref-. Con questa pandemia abbiamo visto quanto una vaccinazione globale sia fondamentale e serva a salvare vite, questo ragionamento viene applicato per il Covid ma poco per le altre malattie. Le vaccinazioni funzionano solo con un impegno collettivo. Per questa ragione, la vaccinazione è diventata un bene pubblico e un diritto umano fondamentale, da garantire a tutti. Quando parliamo di malattie trasmissibili significa prendere tutti un impegno individuale su questo, facendo in modo che diventi una iniziativa di salute pubblica”.

Ma com’è vissuta la situazione degli anti-vaccinisti? “Se parliamo dei vaccini per virus più pericolosi, come la meningite, ci sono stati enormi progressi- ha spiegato l’esperta di Amref- ma un report dell’Organizzazione mondiale della sanità ci dice che ci sono ancora dieci milioni di bambini senza alcuna vaccinazione. C’è quindi ancora molto lavoro da fare, un lavoro culturale. Bisogna capire il contesto e comprendere le motivazioni che impediscono il vaccino, spesso pratiche, e lavorare a livello endogeno, dentro la comunità e con persone della stessa comunità”.

Da studiosa e professionista attiva sul campo, il punto di vista di Lattuada si basa sulle azioni che si possono condurre nella comunità, tra le persone, ma per arrivare a comprendere i rischi e i benefici dei vaccini serve anche il parere dell’esperto, un’epidemiologa come Luisa Mondo. Tra gli studiosi più interpellati durante questi mesi di pandemia, Mondo ha spiegato quanto questa professione sia stata, precedentemente, messa un po’ da parte, a scapito di quella predisposizione alla protezione della comunità che danno i vaccini. “Un epidemiologo è un medico, ma ci sono anche specialisti in ambito statistico ed esperti in scienze internazionali e matematici. Una volta studiava l’evoluzione delle epidemie, fino allo scorso anno si studiavano le epidemie di morti in quei contesti dove le persone hanno più rischio a livello sociale perché hanno un evidente svantaggio nell’accesso e nelle aspettative di vita, rispetto a persone che sono più in alto nella scala sociale o geograficamente in posizioni migliori. Abitare in un posto o in un altro può fare la differenza- ha sottolineato Mondo-. Mi è capitato di ascoltare motivazioni sulla paura dei vaccini che si sono sviluppate negli anni. I vaccini sono vittime del loro stesso successo: le persone non si ricordano più che la pertosse causa disidratazione, del dramma di contrarre il tetano, dei danni gravissimi al feto dovuti alla rosolia, di quando i bambini morivano soffocati dalla difterite. Effetti gravi delle malattie che sono passati in secondo piano perché non si vedono più le malattie grazie ai vaccini. Ma si vedono solo gli effetti collaterali dei vaccini. Eppure- ha spiegato ancora l’epidemiologa- gli effetti dei vaccini sono monitorati e sono molto inferiori a quelli sviluppati dalla malattia: qualsiasi effetto è raccolto e documentato, trasmesso a medici e popolazione, ed esce il rapporto su ogni vaccino, regolarmente”.

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Nonostante ciò, la paura c’è, la si chiami esitazione o rifiuto. “La paura- ha spiegato Mondo- è comprensibile perché l’atto medico della vaccinazione avviene peraltro nel momento in cui il bimbo è sano e questo mette in ansia i genitori, tutti i genitori. Portare in sostanza un bimbo sano a fare un vaccino per una malattia che ritieni potrebbe non incontrare mai nella sua vita, mette a disagio ognuno di noi. Ma bisogna ricordare che nessuna delle attività umane è priva di rischi. Bisogna perciò capire l’approccio sul rischio-beneficio, che è passato in secondo piano a causa delle eco chamber, queste camere dell’eco in cui si ascoltano affermazioni tipo ‘i vaccini fatti tutti assieme fanno male’. Ma non è vero, perché il sistema immunitario risponde maggiormente in sinergia e perché più punture espongono maggiormente il soggetto agli eccipienti del vaccino, cosa che sarebbe bene evitare. Un’altra bufala che circola è che i vaccini contengono mercurio ma non è il mercurio che c’è nei termometri, né quello che contamina i pesci, è una sostanza che ha un’emivita di 7-10 giorni e poi il corpo lo elimina; c’è chi parla addirittura dell’alluminio e di cose che mettono tanta paura e allontanano dal beneficio che invece il vaccino porta’ ha raccontato Mondo, che da epidemiologa ha dovuto fare anche un po’ il debunker. “La questione dell’autismo, ad esempio, che è nato su una frode in ambito scientifico- ha ricordato- ma che è stato persino smentito dalle associazioni che se ne occupano, è una delle grandi deviazioni sui vaccini. Questioni come queste sono difficili da arginare, come anche il discorso che le aziende farmaceutiche ci guadagnano: la connessione che utilizziamo per fare questo incontro online forse non la paghiamo? I vestiti che indossiamo, non fanno guadagnare qualcuno?’.

Sebbene l’azione sul campo si scontri meno con l’esitazione o il rifiuto al vaccino di questo tipo, Puente ha chiesto anche a Lattuada qual è continua a leggere sul sito di riferimento