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I parenti delle vittime del Covid contro Johnson: “Vada via e lasci spazio alla verità”

ROMA – “È da molto che aspettiamo questo momento, avremmo voluto che Boris Johnson si fosse dimesso tempo fa. Finalmente ci siamo ed è importante che il premier se ne vada, così da permettere un’indagine pubblica sulla gestione della pandemia di Covid-19 condotta nel migliore dei modi e soprattutto giustizia per 180mila famiglie che hanno perso una persona cara a causa della malattia”. A parlare è Amos Waldman, avvocato di Manchester e uno dei portavoce della Covid-19 Bereaved Families for Justice Uk, un’organizzazione costituita nel 2020 da 6.000 parenti di vittime della pandemia con l’obiettivo di promuovere un’indagine sulla gestione della crisi sanitaria da parte del governo per far sì che “le esperienze delle persone” che hanno sofferto siano il punto di partenza del lavoro degli inquirenti.

L’agenzia Dire intervista Waldman quando i deputati del partito Conservatore, quello al governo, hanno iniziato da pochi minuti a votare sulla fiducia al loro leader, nonché primo ministro. Qualora Johnson dovesse uscire sconfitto dalla consultazione, ovvero qualora i voti che sostengono il suo mandato dovessero essere inferiori alla metà dei parlamentari, 180, il partito sceglierà una nuova guida e quindi un nuovo primo ministro per il Paese. Il voto di fiducia si è reso necessario dopo che un’indagine interna ha rivelato che nel maggio 2020 il premier ha preso parte una festa nella sede del governo al 10 di Downing Street, che è anche la sua residenza, violando le rigide limitazione alle relazioni sociali imposte per arginare la diffusione del Covid-19 in Gran Bretagna e, in quella fase, in buona parte del mondo.

Un mese prima della festa Waldman aveva perso sua nonna in una casa di riposo, senza poterla vedere a causa delle regole in vigore. “Non l’abbiamo potuta salutare e abbiamo partecipato a il suo funerale tramite Zoom, con dei risvolti grotteschi: il ritorno dell’audio, persone che lasciavano aperto il microfono, è stato molto brutto”, ricorda l’attivista. “Quasi 180mila persone hanno perso la vita a causa del Covid-19 nel Regno Unito, in tanti sono nella mia stessa situazione e questo è uno dei motivi per cui alla fine è stato così difficile per Johnson e i suoi compagni di partito sottrarsi a un giudizio, continuare a coprire in modo ridicolo quello che è avvenuto”, prosegue l’avvocato.

L’obiettivo principale a stretto giro, aggiunge Waldman, “è che si arrivi a un’inchiesta pubblica seria e completa”. Rispetto a questo Johnson “è un ostacolo, perché dovrà accettare i termini del mandato dell’organismo, che è già stato istituito ed è guidato da Heather Hallett. Un’operazione che ha già ritardato più volte – denuncia il legale – e che in qualsiasi caso non dovrebbe proprio stare a un politico come lui, privo di qualsiasi forma di integrità”. Rispetto alla figura del premier, aggiunge infatti Waldman, “colpisce la mancanza di rimorso. Si era detto umiliato tempo fa e oggi, parlando con i suoi parlamentari poco prima del voto, ha detto che rispetto alla gestione della pandemia rifarebbe tutto da capo”.

L’orizzonte per gli attivisti, spiega l’avvocato, “è che la lezione della pandemia venga imparata davvero, nell’ottica di nuove crisi sanitarie ma anche delle stesse nuove varianti del Covid-19, che in Gran Bretagna continuano a uccidere centinaia di persone ogni settimana”. Apprendere lezioni, ma anche conservare la memoria di chi non c’è più. Rispetto a questo il Covid-19 Bereaved Families for Justice Uk ha creato The National Covid Memorial Wall, un muro sulle rive del Tamigi, nel cuore di Londra, con raffigurati sopra un cuore per ogni persona che ha perso la vita a causa della malattia. “È bellissimo e manda un messaggio molto potente – dice Waldman a proposito del memorial, inaugurato nel marzo 2021 e arricchito ogni giorno di un ricordo -. Vogliamo farne altri, in tante altre città del Paese”.
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