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I fratelli di padre Dall’Oglio a Draghi: “Aprire una commissione d’inchiesta”

ROMA – A quasi nove anni dalla scomparsa in Siria di padre Paolo Dall’Oglio, nel pieno della guerra civile siriana, due dei fratelli del missionario gesuita chiedono alle massime autorità dello Stato italiano l’apertura di una commissione d’inchiesta per far luce sul destino del religioso “del quale non si hanno più notizie dal 29 luglio 2013, quando è stato visto per l’ultima volta nella città di Raqqa”.

Francesca Dall’Oglio e Giovanni Dall’Oglio indirizzano la missiva al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al premier Mario Draghi, al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, al Parlamento e al Copasir affinché “si adoperino per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta al fine di indagare su quanto accaduto”.

Nella lettera, visionata dall’agenzia Dire, i familiari di padre Dall’Oglio aggiungono: “La richiesta di chiarimenti ufficiali e di indagini è, a parere dei sottoscritti, ormai ineludibile: sono trascorsi quasi nove anni dal lontano 29 luglio 2013 e da allora non sono mai state date a noi famigliari notizie su quanto è accaduto a nostro fratello. Noi riteniamo che l’istituzione di una commissione parlamentare che coinvolga tutto il Parlamento e che ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione proceda alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria, sia l’ultimo strumento che, anche per la sua rilevanza politica, potrebbe permettere di arrivare alla verità”.

Contattata dalla Dire, Francesca Dall’Oglio ha spiegato così la decisione presa col fratello Giovanni, da 17 anni impegnato come medico per l’organizzazione umanitaria Medici con l’Africa Cuamm: “Ci è sembrata un’iniziativa necessaria che parte dalla nostra fiducia nelle istituzioni italiane. Il fatto che esista lo strumento delle commissioni parlamentari d’inchiesta rappresenta una speranza per noi. Bisogna fare il punto sulle notizie disponibili su Paolo. È una strada per arrivare alla verità su Paolo. La speranza per noi non finisce”.

Il missionario, romano, noto in Siria come “abuna Paolo” (“padre Paolo” in arabo), era molto conosciuto sia tra i cristiani che i musulmani per la sua attività volta al dialogo e alla riconciliazione interreligiosa attraverso la comunità monastica di Mar Musa. Nel 2012, anche per le posizioni assunte contro le repressioni delle proteste popolari iniziate nell’anno precedente, il governo del presidente Bashar Al-Assad lo aveva espulso per alcuni mesi dal Paese.

Le inchieste di stampa realizzate in questi anni, grazie alle quali sono state raccolte le testimonianze delle persone vicine al gesuita, portano a pensare che padre Dall’Oglio sia stato rapito da un gruppo di miliziani a Raqqa, da cui il religioso cattolico si era recato per negoziare il rilascio di due giovani. Si sospetta che tale gruppo sia poi confluito nel cosiddetto Stato islamico (Isis), che impose il proprio controllo sulle regioni settentrionali di Siria e Iraq a partire dall’estate del 2014.

Nel 2019, il dipartimento di Stato americano ha annunciato una ricompensa di 5 milioni di dollari a chiunque fornirà informazioni su padre Dall’Oglio nonché su altri quattro religiosi scomparsi in Siria nello stesso periodo: i due vescovi ortodossi Bulos Yazigi e Yohanna Ibrahim, e due preti di Aleppo, l’armeno cattolico Michel Kayyal e l’ortodosso Maher Mahfuz.

L’appello dei fratelli del gesuita è stato inoltrato anche alla presidente del Senato, Elisabetta Casellati, al presidente della Camera, Roberto Fico, alla presidente della Commissione affari esteri del Senato, Stefania Craxi, e al presidente del Copasir, Adolfo Urso.
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