Tg Politico Parlamentare, edizione dell’11 maggio 2022
11 Maggio 2022
Draghi: “Golia non c’è più. La Russia non è più invincibile”
11 Maggio 2022

Grazie a Putin la Nato si allarga e Draghi snobba Conte e Salvini

ROMA – Anche oggi a decidere sono le armi: quelle dei soldati ucraini che difendono il loro Paese invaso da Putin; quelle della soldataglia russa mandata dal dittatore a distruggere un paese e a massacrare cittadini che di stare sotto il loro tallone proprio non ne vogliono sapere. Le immagini che arrivano dal fronte, drammatiche, mostrano anche aspetti incredibili, della ferocia e sadismo di Putin, già segnalato nelle memorabili inchieste della giornalista Anna Politkovskaja uccisa dai sicari di Putin nell’ottobre del 2006.

Anche allora mamme e padri di soldati russi morti sui diversi fronti che il dittatore aveva aperto reclamavano, invano, la restituzione dei corpi per poterli seppellire. Anche oggi in Ucraina il dramma di ripete, con migliaia di corpi dei soldati russi uccisi abbandonati e accatastati. Prova provata che per Putin sono carne da macello, mandata al massacro solo per mantenersi il suo potere, per poter reclamare un posto alla tavola dei grandi. Certamente vanno trovate conferme, provato che non si tratti di propaganda a favore dell’Ucraina, ma le immagini mostrate dei gioielli di famiglia, anelli e collanine d’oro, trovati nelle tasche dei soldati russi uccisi, confermano le accuse di tanti cittadini ucraini, testimoni di uccisioni, saccheggi e stupri.

Vero che ogni guerra è orribile e mostra il lato peggiore dell’essere umano, ma quando ci si trova di fronte a questi fatti non può che crescere il disprezzo per chi ha deciso l’invasione, per chi disprezza e umilia i suoi caduti, per chi organizza non eserciti ma orde di predoni e razziatori. Per questo Putin va fermato, per questo non può minimamente apparire vincitore di alcunché. Ma se il popolo russo ha deciso e continuerà a seguire il suo dittatore spetta comunque a noi europei trovare una soluzione che fermi il massacro, un pertugio per un accordo anche minimo ma utile a far cessare il dominio delle armi.

La notizia arrivata oggi dalla Finlandia, e a suo tempo avanzata dalla Svezia, di voler entrare a far parte della Nato poi evidenzia ancora di più l’altro fallimento di Putin, che puntava a dividere il fronte Occidentale e che invece lo sta rafforzando e unendo ancor di più.

Per quanto riguarda le novità delle ultime ore, va sicuramente registrato il cambio di tono del ministro degli Esteri russo che, pur facendo propaganda, ha detto qualcosa che fa sperare: “La Russia non vuole una guerra in Europa mentre l’Occidente sostiene che la Russia debba essere sconfitta” ha detto Sergej Lavrov come riportato dall’agenzia Tass. “Speriamo e ci aspettiamo che la finalizzazione della nostra operazione militare e il raggiungimento di tutti i suoi obiettivi contribuiscano a fermare i tentativi dell’Occidente di minare il diritto internazionale e di ignorare e violare i principi della Carta delle Nazioni Unite, compreso il principio dell’uguaglianza sovrana degli Stati. Inoltre, costringerà l’Occidente a smettere di spingere per un cosiddetto ordine mondiale unipolare dominato dagli Stati Uniti e dai suoi alleati” ha detto ancora il ministro degli Esteri russo.

E fa ridere il riferimento al principio di uguaglianza rivendicato, calpestato proprio dal suo esercito invasore. Tocca all’Europa, con forza e determinazione, far prevalere la soluzione politica. Vero che gli Stati Uniti hanno interessi diversi da quelli europei, puntano a sfruttare l’occasione per tramortire Putin e la sua cricca che tiene strette le poltrone di potere. Ma la guerra si gioca dalle nostre parti, per questo tocca ai paesi europei mettersi in mezzo.

Il premier Mario Draghi, in visita negli Stati Uniti, nel corso dell’incontro con il presidente Biden ha chiarito alcuni punti, alla fine sottolineando che l’Europa punta e vuole la pace, che adesso bisogna capire come si costruisce questo percorso: “Non una pace imposta, ma una pace che vuole l’Ucraina” ha sottolineato Draghi.

Se ne saprà di più giovedì 19 maggio quando Draghi riferirà alla Camera e al Senato. Momento importante anche per chiarire le diverse posizioni, a volte contrapposte, nate all’interno della maggioranza che sostiene il suo governo, con la Lega di Salvini e il M5S di Conte che appena possono criticano e attaccano il governo giudicato troppo guerrafondaio. Con un distinguo di Salvini che fa un po’ ridere: “Non c’è la belligeranza degli americani” ma c’è “un’amministrazione americana che ha intrapreso un percorso bellico, ma negli stessi Stati Uniti il dibattito è aperto con tante parti che chiedono la pace” ha detto Matteo Salvini, segretario federale della Lega.

Per chiarire, ha sottolineato Salvini, “c’è un paese che ha aggredito e uno che è stato aggredito”, e “la Russia ha aggredito e l’Ucraina è stata aggredita”, ma ora “entrambe le parti in guerra vogliono farla finita”, quindi “se qualcuno dall’altra parte del mondo vuole conseguire su campi altrui i propri obiettivi strategici non è il caso e non è il momento”. Quindi, ha proseguito il segretario della Lega, in Europa “spero nessuno dei 27 membri tifi per la guerra”, mentre c’è “qualche ex paese europeo che per motivi interni usa parole di guerra”, dice riferendosi al Regno Unito e a Boris Johnson, ma “nessuno usi per politica interna le vite altrui, i morti ucraini, russi e i lavoratori italiani”. Anche tra Pd e M5S, a parole alleati, il faccia faccia tra Letta e Conte ha fatto emergere una divergenza politica rispetto all’azione del Governo Draghi. Ma il premier Draghi, a quanto sembra di capire, delle urgenze e richieste di Salvini e Conte non ne terrà conto, considerato che è già pronto l’invio di nuove armi all’Ucraina.

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