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Governo, il monito di Assarmatori: “Troppe partite aperte per permettersi una crisi”

ROMA – “L’attuazione del Pnrr e la ripresa economica richiedono decisioni e non aperture di crisi. Il mondo armatoriale chiede uno sforzo a tutte le controparti istituzionali per superare ogni impasse e tornare a lavorare su temi concreti”. È partito da qui Stefano Messina, presidente di Assarmatori, aprendo l’annuale meeting dell’Associazione in corso a Roma presso il Parco dei Principi Grand Hotel. ‘Le sfide dello shipping sostenibile’ è il tema dell’incontro, nel corso del quale Messina ha ricordato i nodi da sciogliere subito per quanto riguarda il trasporto marittimo in modo che possa continuare a garantire sviluppo e occupazione.

Nel corso del suo intervento Messina ha chiesto di battersi per evitare gli impatti negativi, potenzialmente devastanti, che il trasporto marittimo italiano accuserebbe dal combinato disposto delle norme dettate dall’Imo e dal pacchetto Fit for 55 dell’Unione europea; di semplificare il quadro regolatorio del settore marittimo, liberandolo da regole dettate 80 anni fa e, anzi, mettendo al più presto in sicurezza il supporto dello Stato alle attività delle imprese italiane di navigazione; tutelare l’industria crocieristica italiana, e tutto il suo indotto anche in termini di occupazione, con particolare riguardo al ‘caso Venezia’; e, ancora, tenere in considerazione il know-how degli armatori in vista dell’aumento dell’import di gas naturale liquefatto. Questi i principali temi su cui il presidente di Assarmatori ha accesso i riflettori rivolgendosi direttamente al ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, presente in sala insieme ai principali esponenti del mondo dell’economia, della politica e delle Istituzioni.

“NO A UNA CRISI DI GOVERNO, SAREBBE IRRESPONSABILE”

“Siamo alle prese con un momento storico difficile, sfidante e al contempo anche ricco di opportunità – ha detto Messina – Il nostro settore fa i conti con due anni di pandemia e poi con le crescenti tensioni geopolitiche, a partire dal conflitto russo-ucraino, che hanno fatto deflagrare l’inflazione e causato cambiamenti radicali dello scenario mondiale. In tutto questo l’armamento fronteggia vecchie e nuove problematiche. Aprire una crisi di Governo in questo momento sarebbe irresponsabile”.

“Le nostre imprese vogliono continuare a creare sviluppo e posti di lavoro – ha aggiunto Messina – e sono preoccupate per l’intempestività delle norme Imo e dell’Ue per la sostenibilità ambientale. Chiediamo al Governo di battersi nei negoziati finali fra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue per tutelare tutti i collegamenti insulari (nella specie anche per isole maggiori) e le autostrade del mare, che vanno promosse senza discriminazioni tra operatori, scongiurando gli effetti boomerang, ovvero il trasferimento modale inverso dal mare alla strada. Analoga preoccupazione viene espressa anche relativamente alla semplificazione normativa. Abbiamo bisogno di essere liberati da regole dettate 80 anni fa”, ha continuato Messina.

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“Vogliamo competere ad armi pari con gli armatori, anche di Paesi membri della Ue, che battono bandiere di Stati che hanno reso efficiente il sistema del trasporto marittimo senza alcuna diminuzione di standard di sicurezza o di lavoro – ha sottolineato il presidente di Assarmatori – . Le nostre imprese attendono il completamento del processo legislativo necessario per adeguarsi a quanto chiesto dalla Commissione europea ormai due anni e mezzo fa, cioè di estendere i benefici del Registro Internazionale, strumento che ha garantito crescita e occupazione, anche nel caso in cui le imprese italiane operassero con navi registrate nei Paesi della Unione europea”.

I PROBLEMI DELLE CROCIERE

Non è tutto. “Anche il settore crocieristico, per quanto in netta ripresa dopo l’azzeramento dei traffici dovuto alla pandemia, vive un momento complicato – ha rimarcato il presidente di Assarmatori – La chiusura del Canale della Giudecca, a Venezia, ha inferto un colpo durissimo a questo comparto in tutto l’Adriatico. Auspichiamo che il Governo indichi una soluzione per poter utilizzare il Canale Vittorio Emanuele, per vedere finalmente approvato il Protocollo Fanghi e per accelerare la realizzazione di nuovi accosti a Marghera garantendo risorse aggiuntive al Commissario: anche questo comparto è un volano fondamentale per l’economia nazionale”.

Infine, secondo Messina, il fatto che il trasporto marittimo sia un’infrastruttura essenziale del Paese è confermato dagli investimenti chiesti dall’esecutivo alle imprese a controllo pubblico, che hanno iniziato a muoversi acquisendo rigassificatori galleggianti: “In vista di una crescita dell’import di gas naturale liquefatto, noi armatori privati abbiamo le competenze per la gestione della supply chain e della logistica e mettiamo a disposizione il nostro know-how”.

GIOVANNINI: “TRANSIZIONE ECOLOGICA TRASPORTO MARITTIMO COMPLESSA, SERVE TEMPO”

La transizione ecologica nel settore del trasporto marittimo e della logistica “è più complessa rispetto ad altri settori dei trasporti. Tempistica e scelte tecnologiche vanno, infatti, affrontate con grande cautela e il Governo, nell’ultima fase di negoziazione dei regolamenti, cercherà di tenere una posizione equilibrata in termini di tempistica perché la scelta tecnologica è ancora lungi dall’essere chiarita”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, Enrico Giovannini, intervenendo all’annuale meeting dell’Associazione in corso a Roma presso il Parco dei Principi Grand Hotel.

“Alcune discussioni a livello internazionale mostrano come il settore non ha ancora scelto sul piano tecnologico quali siano le strade da seguire – ha sottolineato il ministro -, in questa condizione di incertezza è difficile riuscire a fornire in tutti i porti, soprattutto italiani, tutte le possibili alternative energetiche. Questo vuol dire che dobbiamo ‘guadagnare tempo’ con il refitting e altri interventi che comunque possano ridurre l’inquinamento, così come il ‘cold ironing’, ossia spegnere i motori quando si è in porto, e nel frattempo lavorare sul piano della ricerca con gli armatori e con i costruttori per capire dove andrà l’intero settore a livello globale in modo da fare investimenti ma riducendo al massimo il rischio di ‘buttare’ le risorse. Anche perché – ha evidenziato Giovannini – non sono certo infinite, neanche quelle pubbliche”.

GIOVANNINI: “RETI MARITTIME DIVENTINO RESILIENTI AGLI SHOCK”

“Le difficoltà nei rapporti a Est imporranno all’Europa di guardare con occhi diversi al Sud, ad esempio all’Africa e ai paesi del Golfo, e in quest’ottica non si può pensare che l’Italia sia solo il punto di entrata delle merci verso l’Europa, ma deve essere un punto di produzione e in questo rientra per esempio l’investimento continua a leggere sul sito di riferimento