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Gli infermieri individuano le prossime sfide del comparto con l’Advisory Board

di Carlotta Di Santo e Chiara Organtini

ROMA – Infermiere specializzato, infermiere prescrittore, infermiere gestore e coordinatore di percorsi assistenziali soprattutto sul territorio, infermiere aperto al mix professionale per soddisfare i bisogni degli assistiti, infermiere incentivato con nuovi sbocchi di carriera e percorsi premianti. Sono i cardini del futuro della professione individuati in un documento messo a punto dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), che rappresenta gli oltre 454mila infermieri presenti in Italia, grazie a un Advisory Board composto da ‘personalità di rilievo’ del Servizio sanitario nazionale, organizzato con l’obiettivo di ‘individuare le prossime sfide del comparto’ e comprendere in che modo la professione infermieristica possa ‘contribuire a potenziare e ammodernare il Servizio sanitario nazionale e rendere più forte la ripresa e la resilienza del Paese’, inviato al presidente del Consiglio, al ministro della Salute, alle Regioni e al Parlamento. “Il decreto Sostegni- dicono dalla Fnopi- vuole sollecitare le politiche vaccinali perché si faccia presto a raggiungere l’immunità di gruppo e per farlo ha riconosciuto la rilevanza dell’apporto possibile dalla professione infermieristica, tanto da aver allentato per la prima volta dalla sua introduzione circa 20 anni fa, il vincolo dell’esclusiva per i dipendenti del Ssn in modo da consentire loro di poter essere vaccinatori anche al di fuori dell’azienda da cui dipendono. Gli infermieri sono infatti in gran parte dipendenti è vero, ma ci sono anche oltre 30mila liberi professionisti, professionalmente pronti e formati per scienza e qualità delle prestazioni che potrebbero agire, assieme agli infermieri di famiglia e comunità previsti dal decreto Rilancio (legge 77/2020), ma ancora non integrati nei sistemi regionali, sul territorio e anche a domicilio. La nuova struttura commissariale e il ministro della Salute si sono resi conto che non si possono più sprecare competenze per l’immobilismo e le resistenze al cambiamento e che è necessaria l’innovazione delle politiche dei professionisti sanitari e la valorizzazione di tutte le loro competenze, acquisite attraverso un rigoroso percorso formativo di livello universitario. È necessario per la tutela della salute dei cittadini”.

IL RECOVERY PLAN E LE POLITICHE PER LA SALUTE

Un supporto importante al cambiamento in questo senso, secondo gli infermieri, può venire dalle risorse del Recovery Plan per la ripresa e la resilienza dell’Italia nell’ambito delle politiche per la salute: ‘Con le risorse europee dobbiamo garantire ‘investimenti ad alto rendimento e debito buono’- dicono gli infermieri della Fnopi- e per questo tutte le nuove competenze acquisite dagli infermieri non possono più essere non utilizzate e non valorizzate pienamente. In altri Paesi siamo da molto tempo più avanti Gran Bretagna, Spagna, Francia e altri in Europa. Ma anche Oltreoceano in Usa, Canada e così via. Se è vero quanto affermato dal presidente Draghi nel suo discorso in Parlamento per la fiducia che ‘conta la qualità delle decisioni, conta il coraggio delle visioni, non contano i giorni. Il tempo del potere può essere sprecato anche nella sola preoccupazione di conservarlo’ e che dobbiamo fare tutto il ‘necessario per promuovere al meglio il capitale umano, la formazione, la scuola, l’università e la cultura’, allora questo è il momento del coraggio per il cambiamento.

LE RICHIESTE DEGLI INFERMIERI

Sono chiare le richieste degli infermieri: ‘Sviluppare e ampliare le competenze del personale infermieristico per adeguarle alle esigenze, identificando meglio il suo ruolo nei vari setting assistenziali; risolvere il fabbisogno di personale infermieristico, sia in termini di programmazione degli accessi ai percorsi di studio, sia migliorando le prospettive di carriera, anche rispetto al trattamento economico; migliorare i modelli organizzativi della rete ospedaliera e territoriale, valutandone un’adeguata programmazione dei bisogni, valorizzando il contributo del sapere infermieristico, stabilendo tra i professionisti un livello di integrazione multidisciplinare (team) e un livello di differenziazione dei rispettivi ruoli e competenze’.

In che modo? L’Advisory ha ritenuto indispensabile analizzare le criticità evidenti e valutare le opportunità di innovazione che la professione può offrire nell’ambito dei singoli modelli organizzativi e ritiene necessario ‘ampliare formalmente le competenze dell’infermiere con riferimento rispetto sia alla dimensione orizzontale (in termini di numeri e grado di autonomie e responsabilità già affidatogli) sia a quella verticale (capacità di programmazione, regolazione e autocontrollo sulle attività di propria competenza) nei diversi ambiti’.

Ecco i principali punti suggeriti dagli infermieri: ‘Riformare il percorso di formazione, contestualmente ad un graduale ampliamento dei numeri programmati per le lauree in infermieristica e in particolare per l’accesso alle lauree magistrali, per garantire flussi costanti di infermieri in relazione alle esigenze dei servizi nei prossimi anni. Per raggiungere l’obiettivo di qualificare le competenze del personale infermieristico è necessario porsi come obiettivo minimo da realizzarsi entro un decennio la disponibilità di un 20% dei professionisti ad elevata specializzazione nelle diverse aree dell’assistenza; valorizzare la professione con interventi su quattro dimensioni: pianificazione; reclutamento e selezione; percorsi di carriera e ricompensa; cambiare rotta sugli interventi terapeutici grazie all’ampliamento delle competenze, a partire dalla possibilità di prescrivere alcune classi di farmaci e presidi che rientrano nella loro sfera di conoscenza e competenza. Ma anche sugli interventi assistenziali, definendo la piena ed esclusiva funzione di cura e non di supplenza delle altre professioni sanitari, nonché superando la frammentazione e la disomogeneità dei modelli regionali. E ancora: gestire e coordinare processi assistenziali, come ad esempio in contesti quali le centrali operative del 116-117 e le centrali dei servizi distrettuali, interventi di presa in carico proattiva anche attraverso nuovi strumenti di teleassistenza e soprattutto assistenza infermieristica territoriale con il potenziamento e la diffusione a livello nazionale del ruolo dell’infermiere di famiglia e di comunità che permette di migliorare la presa in carico dei pazienti, monitorare la corretta aderenza terapeutica e cooperare con le altre figure professionali’.

Per valorizzare la professione poi è necessario ‘delineare il mix quali-quantitativo del personale nel medio periodo (staffing)- proseguono gli infermieri Fnopi- in relazione agli standard di esiti di cura attesi sulla popolazione, dimensionando gli organici di personale sanitario in riferimento ai vecchi e nuovi bisogni della popolazione, e non soltanto in riferimento all’equilibrio di spesa continua a leggere sul sito di riferimento