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BOLOGNA – Norimberga, che ha circa mezzo milione di abitanti, è la seconda città della Baviera dopo Monaco. Nella storia è sempre stata uno snodo del commercio, già a partire dal Medioevo, grazie alla sua posizione centrale rispetto al nord Europa e i porti di Venezia e Genova. Proprio per questo, assieme al fatto che per tradizione vi si svolgevano le antiche diete germaniche, e perché era una “roccaforte rossa”, Adolf Hitler la scelse dal 1933 per i congressi del partito nazista, con tanto di folle e sfilate. Il Führer volle qui l’area dei raduni, (il Reichsparteitagsgelände), con la Kongresshalle e lo Zeppelinfeld. E anche per questo, nei mesi invernali del 1944 e nel 1945 fu bombardata come poche altre città, solo Dresda la superò in questo triste record. Alla fine della guerra, insomma, più del 90% di Norimberga era distrutto o danneggiato.

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Negli anni successivi, la grande area dedicata ai raduni è tornata a essere la zona da frequentare nei fine settimana anche grazie alla presenza di un laghetto e dello stadio. Dagli anni settanta, in città si è aperto il dibattito per decidere cosa farne, ma tra i dubbi e le polemiche finora non molto è stato deciso e portato a termine, se non il centro di documentazione nel 2001. Visto il grande spazio a disposizione, l’area è il luogo dei grandi concerti, il primo dei quali fu quello di Bob Dylan nel 1978, mentre dal 1997 vi si svolge il “Rock in park” con tre giorni di live in estate. 

Quanto al centro storico, è circondato da mura per 5 chilometri e dentro è abbastanza piccolo, circa un chilometro quadrato. Le mura hanno cinque entrate, ognuna delle quali era posta all’inizio di una strada importante. Nel 1500, infatti, Norimberga diventò una città importante per il commercio, soprattutto per lo zafferano che arrivava in particolare da Venezia. Per preservare la città da eventuali attacchi, fino al XIX secolo chi arrivava entrava in un primo cortile, veniva controllato e se tutto era in regola faceva il suo ingresso in città attraverso una seconda porta. La notte, invece, si sbarrava tutto e nessuno entrava o usciva.

Una curiosità è che per manutenere le mura e per le opere pubbliche in generale, la città si finanziava tassando i cittadini su uno dei beni considerati primari. Quale? la birra. Sembrerà strano, ma allora la bevevano proprio tutti, anche i bambini e le donne incinta: basti pensare che oggi un norimbergense ne consuma 200 litri all’anno, allora ben 400. Va detto che era molto più leggera, circa 2,5 gradi e non 4 o 5 come oggi e va detto pure che il piccolo fiume cittadino, il Pegnitz, era inquinato e l’acqua non era potabile. Era infatti diventato la ‘discarica’ per tutti i commercianti, dai macellai, che vi gettavano le carcasse degli animali, ai conciatori di pelle. I norimbergensi non sapevano il perché, ma si erano accorti che la birra non li faceva ammalare come invece accadeva se bevevano acqua. Da qui il grande successo della birra che portò alla costruzione delle cantine, le antesignane dei frigoriferi, e che occupano ben 25.000 metri quadrati di superficie sotto la città. Oggi si possono vedere grazie a visite guidate. Furono scavate tra il XIV e XVIII secolo sotto le birrerie e poi, anche più tardi, non rimasero inutilizzate, salvando moltissime persone durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, quando furono peraltro collegate tra loro con dei corridoi. Norimberga, grazie alle sue cantine-rifugi ebbe circa circa 6.000 morti mentre per esempio Dresda, che non aveva strutture come queste, contò ben 25.000 vittime a causa dei bombardamenti. Il 2 gennaio del 1945, infatti, quando su Norimberga cadde una grande quantità di bombe con un’azione dell’aviazione inglese che durò quasi un’ora, più di 35.000 persone trovarono salvezza nelle cantine. Chiuse dopo la guerra, sono state poi risanate a partire dagli anni ’60 dopo i danni che furono provocati dalle infiltrazioni dell’acqua. La birra, ovviamente, oggi non viene più fatta fermentare quaggiù, ma in alcuni angoli chiusi da cancelli riposa per due o tre anni il brandy che viene distillato dalla cosiddetta “birra giovane”, liquido che fermenta una settimana. E poi c’è anche il whisky, che segue un procedimento diverso e solitamente invecchia più a lungo. Anche i privati, dietro permesso, possono produrre i loro liquori e farli ospitare nelle ‘keller’.

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Restando in tema gastronomico, non si possono non citare i Nuernberger Wurstel, le salsicce di Norimberga, che sono famosi non solo in Germania, ma anche nel resto del mondo. Hanno una importante caratteristica: devono essere lunghi tra sette e nove centimetri, pesare 25 grammi e per tradizione non se ne possono mangiare meno di sei. La storia narra infatti che in tempi di magra, i macellai di Norimberga, per non perdere denaro, rimpicciolissero sempre di più le salsicce, fino a farle diventare come sono oggi. Passeggiando nel centro storico, oltre a visitare le cantine e gustare le salsicce, si possono vedere le tradizionali case a graticcio, l’isola dei macellai, i ponti, la casa dei boia (che è un piccolo museo), la grande piazza del mercato, dove tutte le mattine un’infinità di banchi mettono in vendita tante varietà di cibo e si può assaggiare lo street food locale. Nella stessa piazza, dal venerdì che precede la prima domenica dell’Avvento fino al 24 dicembre, c’è un altro, e celebrato, mercatino di Natale (il Christkindlesmarkt), evento che ogni anno richiama circa 2 milioni di visitatori.

Altro evento meno famoso, ma che abbiamo potuto vedere è la Festa della birra che si svolge sotto le mura del castello per cinque giorni anno a metà giugno. A proposito, la salita al castello è un obbligo, per poter vedere la città dall’alto. Sono molte altre le cose da vedere a fare a Norimberga: col poco tempo a disposizione noi abbiamo visitato il Memoriale del processo, che dà molte informazioni sul primo continua a leggere sul sito di riferimento