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Filippine, seimila chilometri in bici per le bambine di Calabnugan

ROMA – “‘Nessuno sceglie il luogo dove nascere’ è il motto della nostra associazione perché spiega bene il divario tra noi occidentali, che abbiamo tutto, e tante popolazioni nel mondo che non hanno neanche l’acqua potabile. Ma tutti noi possiamo intervenire per cambiare le cose e questa pedalata tra Grecia e Capo Nord mi ha fatto capire una volta di più che se le persone hanno comportamenti cattivi, spesso è per ignoranza: una volta messi a conoscenza di certi problemi e situazioni, infatti, la maggior parte decide subito di dare una mano con quello che ha”. Francesco Izzo è il presidente dell’associazione Isla ng Bata, che in lingua tagalog vuol dire “l’isola dei bambini”. L’agenzia Dire lo raggiunge a Kautokeino, in Norvegia, dove è arrivato in bicicletta per “Go Isla Go”, una campagna di raccolta fondi che dal 22 aprile lo ha portato a pedalare da Atene per raccogliere tramite la piattaforma GoFundMe il denaro necessario a comprare cibo per tre anni per la sua casa famiglia a Calabnugan, villaggio nel sud delle Filippine.Per raggiungere Izzo telefonicamente al 6.532esimo chilometro del suo viaggio, dobbiamo accordarci con attenzione perché deve fermarsi in un posto in cui possa tenere in carica lo smartphone e non rischiare di restare a corto di batteria nel corso della giornata. “Conto di raggiungere Capo Nord entro il 19 o il 20 luglio, dipende dalla pioggia- spiega- che ora qui è forte. Devo sbrigarmi, perché venerdì 22 ho un aereo per Roma: mi aspettano alle ore 20 al Casilino Sky Park dell’associazione Fusolab di Roma per l’evento conclusivo della campagna”.

Da quasi tre mesi il presidente di Isla ng Bata pedala per l’Europa, incontrando i volontari conosciuti negli anni oppure “nuovi amici” come Greta Thunberg a Stoccolma, “dove manifestava come ogni venerdi di fronte al Parlamento”. A dargli spinta nelle gambe sono i volti delle 21 bambine che lo aspettano nella casa che dirige con la moglie Flora e la figlia Luce. “Sono state loro a chiedermi di incontrare Greta, è un idolo per loro” dice Izzo divertito, riferendo che la giovane attivista “ha ascoltato la mia storia con attenzione e io l’ho ringraziata per il suo impegno per l’ambiente”. Un racconto che condivide anche con noi: “Abbiamo costruito e aperto la casa nel 2010 con donazioni arrivate al posto dei regali di nozze”. L’idea era venuta alla coppia qualche anno prima, quando, nel viaggio nelle Filippine per conoscere la famiglia di Flora, Francesco si rende conto che nel Paese ci sono tanti bambini di strada.”Da ragazzo avevo già lavorato come volontario in un orfanotrofio in India- continua l’attivista- ma vedere quei bambini soli e vagabondi nelle Filippine mi impressionò perché non avevo idea che in quel Paese ci fosse così tanta povertà. Lo immaginavo più ricco”. Da qui i primi contatti con le amministrazioni locali, che suggeriscono di dare priorità alle bambine, “molto più vulnerabili alla vita di strada”.

Negli anni la casa di Calabnugan ha accolto decine di bimbe e adolescenti, a cui Francesco, Flora e Luce offrono una vera famiglia: “Cerchiamo di mangiare sempre insieme e di ricreare un’atmosfera di normalità”. Ma nelle Filippine, dice Izzo, la vita non è semplice: i servizi pubblici come scuola e sanità sono di scarsa qualità, e rivolgersi ai privati costa caro. “Siamo riusciti a stringere una convenzione con una scuola privata” continua l’attivista. “È costosa, ma intendiamo assicurare a queste ragazze un’istruzione di qualità che gli permetta di costruirsi un futuro. Se vogliono andare all’università poi, troviamo sponsor stranieri”. E le soddisfazioni arrivano: “Una di loro ha studiato e ora fa parte dello staff come assistenze sociale” dice Izzo, che spiega ancora: “Se fino a prima della pandemia le donazioni erano sufficienti ai bisogni della casa, grazie agli eventi organizzati tra Italia, Filippine e tramite i volontari conosciuti per il mondo, il coronavirus – che ha tenuto il paese chiuso per due anni – ha fatto peggiorare l’economia e ridotto i fondi per Isla ng Bata”. Da qui, l’idea di aprire alle adozioni a distanza, che “ci hanno permesso di sopravvivere”. Ma dato che non basta, “ho intrapreso Go isla Go per raccontare a tutte le persone che incontro la storia della casa famiglia e incoraggiarle alla solidarietà. Puntiamo a 60mila euro, necessari alle spese alimentari di tre anni, tramite la piattaforma GoFundMe. E a chiunque voglia conoscere la nostra casa, la porta è sempre aperta per ospitare volontari!”, conclude il presidente.
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