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“Esc Atelier non deve chiudere”: Roma risponde in massa

ROMA – “Pensiamo che la difesa di Esc oggi sia la difesa di un’idea di città, della città solidale e mutualistica che abbiamo visto in primo piano durante la pandemia, che è stata infrastruttura della rete diffusa nella città, che ha sostenuto l’emergenza economica e sociale indotta dalla pandemia con la distrubuzione dei pacchi alimentari, ma anche con il supporto per l’accesso al welfare e ai sussidi”. Con queste parole Serena Fredda di Esc ha aperto ieri sera l’assemblea cittadina chiamata per difendere lo storico spazio sociale di San Lorenzo a rischio chiusura. Più di trecento persone, provenienti da comitati, associazioni, spazi occupati e istituzioni, hanno risposto al grido d’allarme lanciato da Esc Atelier dopo la sentenza del tribunale civile dello scorso 20 ottobre, che ha condannato lo spazio al pagamento di più di 200mila euro per gli affitti ricalcolati al 100% del canone di mercato per il decennio 2009-2019, contrariamente a quanto stabilito dalla delibera 26 del ’95 e da quanto concordato nell’assegnazione dello spazio col Comune di Roma.

“Questa sentenza assurda ci assimila di fatto ad uno spazio a uso commerciale, nonostante siano note a tutti e tutte le molteplici attività e progetti che portiamo avanti quotidianamente- ha aggiunto Fredda- Ci siamo trovati nella situazione paradossale di doverlo dimostrare in tribunale, ed è stato umiliante e faticoso” Fredda ha poi ricordato rapidamente le tantissime attività svolte dallo spazio: lo sportello delle CLAP (Camere del Lavoro Autonomo e Precario), che fanno sostegno sindacale, legale e fiscale a lavoratori precari e partite iva; lo sportello Infomigrante, che offre sostegno amministrativo a migranti e richiedenti asilo; la redazione e il lavoro di formazione di Dinamopress; i laboratori d’intercultura per i bambini e le bambine di San Lorenzo; un’aula studio e di coworking, il gruppo di aquisto solidale di San Lorenzo. “Ma Esc è nato e vive nei movimenti sociali- ha continuato Fredda- siamo parte del movimento transfemminista, per la giustizia climatica, per il reddito e la giustizia sociale, di reti territoriali e per il diritto alla città. Tutto questo è stato cancellato e rimosso da una sentenza ingiusta”.

Tanti i rappresentanti delle istituzioni presenti, fra cui l’assessore capitolino al Decentramento, Andrea Catarci, l’assessora alla Scuola, Claudia Pratelli, la presidente del II Municipio, Francesca Del Bello, la consigliera regionale Marta Bonafoni, diversi consiglieri comunali e municipali. Pochi minuti prima dell’inizio dell’incontro, il nuovo assessore capitolino al Patrimonio, Tobia Zevi, ha contattato ufficialmente Esc scusandosi per l’assenza e invitando lo spazio sociale a un incontro per lunedì mattina. “Lo raccogliamo come un segnale importante e positivo- ha commentato Fredda- Gli sottoporremo la necessità di atti immediati ed efficaci per la soluzione di questa emergenza, perché è impossibile pensare al futuro senza risolvere i problemi attuali; non si può trattare o progettare con una pistola puntata alla tempia che minaccia materialmente l’associazione e i singoli individui, che rischiano di pagare un debito esorbitante e non dovuto”.

Tantissime anche le realtà sociali, gli spazi e le associazioni che hanno risposto alla chiamata di Esc, e che collettivamente chiedono un definitivo cambio di passo rispetto alla gestione del patrimonio cittadino. “La grave situazione che stiamo vivendo è il frutto di anni d’inazione della politica, il frutto di un’impostazione legalitaria e contabile che non ha riconosciuto il valore, l’autonomia e la ricchezza di un laboratorio come il nostro- ha detto Fredda- In questi anni con la Giunta Raggi non è stata possibile alcuna interlocuzione autentica e risolutiva”.

“L’inazione ha delegato ai tribunali e agli uffici la risoluzione di un problema eminentemente politico: quello della gestione del patrimonio comunale, che è leva di partecipazione di partecipazione democratica ed inclusione sociale, e come tale dovrebbe essere trattato dalla politica”, ha spiegato Fredda.Dello stesso parere Catarci, che ha dichiarato: “Come giunta vogliamo lavorare ad una nuova gestione complessiva del patrimonio di questa città, che superi le secche della delibera 140 del 2015, e che riprenda in parte il ciclo virtuoso iniziato con la delibera 26, perché le realtà sociali virtuose vanno tutelate”. Oltre alla tutela dell’esistente, la nuova giunta ha promesso di avviare un nuovo corso per gli spazi sociali della città. “Bisogna intervenire sulle assegnazioni, che non possono essere realizzate solo attraverso lo strumento del bando- ha aggiunto- Bisogna aprire un ciclo espansivo e stabilire patti sociali con il terzo settore, i centri sociali, l’associazionismo, le università e in alcuni casi anche le realtà economiche, per un uso sociale e culturale che affianchi un pezzo di valore economico che indubbiamente gli stessi spazi possono generare”.

La presidente Del Bello e il consigliere capitolino Alessandro Luparelli si sono detti disponibili a testimoniare personalmente della ricchezza di attività sociali, culturali e politiche di Esc. “La sentenza va superata con i fatti; lavoreremo da subito a un atto di indirizzo della giunta”, ha detto Luparelli. “Il municipio farà di tutto per uscire da questa emergenza”, ha promesso Del Bello.

“Ho visto che Francesco Storace ha chiesto su Facebook se ci sono rappresentanti istituzionali. Sì, ci siamo e lo rivendichiamo”, ha risposto l’assessore Pratelli. La consigliera regionale Bonafoni ha sottolineato che “il problema degli spazi sociali ha il nostro stesso colore politico. Non dobbiamo dimenticare gli errori fatti in passato. Adesso c’è un allineamento dei poteri tra i vari livelli, dal Municipio alla Regione passando per il Comune, e non ci sono giustificazioni per rimandare la risoluzione del problema. Qui la questione è tutta politica”.

Gli attivisti hanno riconosciuto i primi segnali positivi di questo cambio di rotta, come il salvataggio dell’esperienza di ‘Lucha Y Siesta’, del laboratorio ‘Puzzle’ nel III Municipio e della Casa Internazionale delle Donne, che ha appena sottoscritto un accordo per il comodato d’uso gratuito per i prossimi dodici anni. “La nostra è un’idea di città pubblica e comune, che proprio nella crisi vediamo ancora più minacciata dai processi di privatizzazione, dalle spinte speculative sempre più forti e da processi di gentrficazione che riconducono al mero consumo l’intero tessuto urbano- conclude Serena Fredda di Esc- Lo vediamo in atto dal nostro osservatorio particolare che è San Lorenzo, quartiere cerniera fra centro e periferia, attraversato da contraddizioni, impoverimento e da una crisi del tessuto commerciale e sociale. Domani sarà un continua a leggere sul sito di riferimento