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Epatite nei bambini, nel Regno Unito indagini a 360°: anche i cani sotto osservazione

ROMA –  Sono arrivati a quota 163 i casi di epatite acuta di origine sconosciuta identificati nel Regno Unito (dal 1° gennaio al 3 maggio 2022) in bambini di età inferiore ai 16 anni, in 11 casi è stato necessario un trapianto di fegato. L’aggiornamento arriva dalla Uk Health Security Agency che sta continuando ad indagare in ogni direzione per cercare di trovare un legame tra i vari episodi. Sotto osservazione viaggi, abitudini, dieta, occupazione dei genitori, potenziali esposizioni a sostanze tossiche, farmaci e animali domestici. Su quest’ultimo punto, in particolare, revisionando i questionari somministrati ai genitori dei bambini colpiti dalle epatiti, gli esperti inglesi hanno rilevato “un numero relativamente alto di famiglie proprietarie di cani” o di “esposizioni ad altri cani”.

Si tratta di 64 bambini su 92 di cui erano disponibili i dati, il 70%. Ma “il significato di questa scoperta è in fase di studio- precisa la Uk Health Security Agency- perché avere un cane da compagnia è comune nel Regno Unito”. E “la segnalazione di contatti con cani può includere – anche – contatti transitori non significativi”. In riferimento all’uso dei farmaci, dalla lettura dei questionari è venuto fuori che “circa tre quarti degli intervistati, per l’Inghilterra, ha menzionato l’uso di paracetamolo. In caso di sovradosaggio il paracetamolo può, infatti, essere un importante agente epatotossico.

Nello stesso report la Uk Health Security Agency precisa, però, che “non sono stati segnalati casi di paracetamolo epatotossico” e che “la prevalenza dell’uso di paracetamolo è considerata coerente con le linee guida sulla gestione delle malattie acute nei bambini”. Ad oggi comunque il sospettato principale continua ad essere l’adenovirus: dei 163 casi del Regno Unito, 126 sono stati testati per questo patogeno e 91 sono risultati positivi, il 72%.

“L’adenovirus è stato rilevato principalmente nel sangue”, scrive la Uk Health Security Agency specificando che, però, non è possibile escludere definitivamente l’adenovirus nei casi che sono risultati negativi perché “alcuni erano stati testati solo sulle vie respiratorie o su campioni fecali e alcuni erano stati testati su siero o plasma piuttosto che su sangue intero e il sangue intero è il campione ottimale”. Intanto, “mentre nelle ultime due settimane, nel Regno Unito, c’è un’apparente diminuzione dei casi confermati, continuano ad esserci nuove segnalazioni in Scozia e il numero di casi in attesa di classificazione in Inghilterra è notevole”. Dunque per la Uk Health Security Agency “i ritardi significano che non possiamo ancora dire che c’è una diminuzione dei nuovi casi”.

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