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“Elixir”, viaggio in note dell’orchestra di rifugiati

ROMA – “Un viaggio emozionante tra le atmosfere, i colori, e i suoni di un’Africa amata, vissuta e poi abbandonata, che parla della ricerca di un futuro migliore e racconta una storia contemporanea d’integrazione”. È il cuore di ‘Elixir’, il primo disco della One Blood Family, la “talentuosa orchestra – unica in Italia – formata da sette musicisti torinesi e sette giovani richiedenti asilo”, prodotto dall’etichetta Black Seed Records/Egea Music e uscito in settimana.

A costituire l’ensemble, si legge in una nota, “Seedy, Adama, Goodness, Ebraima, Sana, Keba, Gilbert. Musicisti non professionisti, con il ritmo nelle vene e tanta voglia di combattere, che i due producer torinesi, Gabriele Concas e Matteo Marini, insieme a Manuel Volpe e Simone Pozzi”.

L’orchestra, si riferisce ancora nel comunicato, ha dato vita a “una polifonia che mescola R&B, beat elettronici, afrobeat, world music e dancehall in un percorso di condivisione dei diversi linguaggi artistici”.

Il progetto è nato nei laboratori musicali della casa di accoglienza gestito dalla Cooperativa Sociale Atypica, a Collegno, in provincia di Torino.

Il risultato finale sono “otto brani inediti, accompagnati dal primo video del singolo Maria, che sono un inno alla vita, e alla bellezza della diversità nel segno dell’integrazione sociale. Canzoni che parlano di amicizia, di amore ma anche testi di denuncia contro ogni discriminazione”.

‘Elixir’ è stato scritto e prodotto da Volpe, Pozzi, Concas e Marini con il sostegno del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo e di Siae, nell’ambito dell’iniziativa ‘Per Chi Crea’. È stato registrato e mixato da Manuel Volpe presso lo studio Rubedo Recordings a Torino. Il mastering è stato effettuato da Simone Squillario (Africa Unite, Salmo, Linea 77). Qui il link per ascoltare l’album online.

Secondo l’attivista Aboubakar Soumahoro, “One Blood Family è un progetto di fratellanza che trova affermazione attraverso lo strumento della cultura e della musica” e ancora “la trasformazione della nostra utopia immaginaria in qualcosa di concreto” e “l’affermazione di quel principio base per cui tutti apparteniamo alla medesima comunità umana”.

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