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Dopo l’aggressione a macchinista e capotreno si cercano soluzioni: dai militari ai tornelli, ecco le proposte

BOLOGNA – L’aggressione a una capotreno e al macchinista intervenuto per soccorrerla a bordo di un treno fermo alla stazione di Poggio Rusco, in provincia di Mantova, fa tornare in primo piano le discussioni su come rendere il trasporto ferroviario più sicuro per passeggeri e personale in servizio. Ad avere la peggio è stato proprio il macchinista del regionale 17901 Poggio Rusco-Bologna, pestato da quattro giovani che già avevano molestato la capotreno, come ha denunciato la Fit-Cisl dell’Emilia Romagna.

DE CORATO: “SERVONO I MILITARI A BORDO”

“Cosa altro deve succedere perché sulle linee ferroviarie più critiche si mettano i militari e si aumenti la presenza della Polfer?”. Così l’assessore alla sicurezza della Regione Lombardia Riccardo De Corato. Per l’esponente della giunta Fontana, i responsabili delle aggressioni sul convoglio nel mantovano “sono ancora ragazzi stranieri probabilmente arrivati da Milano, secondo le ricostruzioni, come quelli che molestarono le ragazze di ritorno da Peschiera del Garda lo scorso 4 giugno”.

De Corato non intende proprio dare torto ai sindacati sull’”emergenza sicurezza treni” e mentre le aziende di trasporto su rotaia “fanno il possibile, dotando ormai tutte le carrozze di telecamere e bisogna specificare che non spetta loro la sicurezza dell’ordine pubblico. Come Regione stiamo facendo la nostra parte, dopo l’accordo con la Prefettura di Lecco, in via di definizione quello con Varese. Con questo protocollo ci sarà la sinergia nei controlli e nelle stazioni anche le Polizie Locali potranno fare la loro parte. Quindi la ricetta più immediata è pattugliare le tratte pericolose con i militari in carrozza perché gli agenti della Polfer, nonostante le promesse del ministro Luciana Lamorgese, non sono mai arrivati”.

IL SINDACATO DI POLIZIA CHIEDE I TORNELLI IN STAZIONE

Intervengono anche i poliziotti per reclamare più sicurezza sui treni, dopo l’aggressione di Poggio Rusco. È il caso del sindacato di polizia Siulp, secondo cui, “fatti gravi come quelli accaduti nella stazione di Poggio Rusco – sono le parole del segretario di Bologna Amedeo Landino – non devono e non possono più verificarsi in un Paese civile e democratico.” Episodi “di inaudita intolleranza cui va messo un freno normativo e strumentale. Ecco perché nel manifestare la più sincera solidarietà al capotreno vittima di molestie ed un plauso per il coraggio che ha avuto il collega macchinista nell’intervenire per soccorrere la collega subendo, a sua volta, un pestaggio dal branco, condividiamo la linea espressa dalla Fit-Cisl nel pretendere maggiori tutele”.

Come Siulp in particolare “riteniamo che siano necessari i tornelli o le barriere a lettura ottica del titolo di viaggio per consentire l’accesso ai binari solo a persone munite di biglietto ed a seguire sanzioni certe e immediate per chi aggredisce uomini e donne nello svolgimento del loro servizio”. Inoltre “rivolgiamo l’appello alla politica, per introdurre questi temi nei programmi elettorali, poiché rappresentano la quotidianità e la concretezza dei disagi di cittadine e cittadini che nel fare il loro lavoro non possono e non devono mettere in conto il timore o la certezza di un’aggressione. Sia chiaro, la misura è colma, siamo stufi di registrare quotidianamente episodi di questo tipo, si intervenga con urgenza”.

IL SINDACATO DEI FERROVIERI: “SPRAY AL PEPERONCINO PER I CAPITRENO”

Spray al peperoncino ai capitreno per difendersi dalle aggressioni a bordo dei vagoni. Ma anche il ripristino della norma che li equiparava ad addetti di pubblica sicurezza e dunque le aggressioni contro di loro sfociavano in un provvedimento penale. Infine, tornelli nelle stazioni: in pratica, sale sul treno solo chi ha il biglietto, visto che “nella quasi totalità dei casi gli aggressori sono anche evasori”. Sono alcune delle azioni che il sindacato dei ferrovieri Fast dell’Emilia-Romagna invoca dopo il caso di ieri a Poggio Rusco.

“Aggredire i lavoratori ormai è la regola, occorrono azioni concrete”, dice il segretario Fast Emilia-Romagna, Teodoro Pappalardo. È la stessa sigla che due settimane fa denunciava una serie di aggressioni a capitreno e chiedeva un vertice ai prefetti dell’Emilia-Romagna per parlare del problema: casi ormai “quotidiani, alcuni verbali, alcuni fisici lievi, ma sono sempre più quelli ‘pesanti’”, dice Pappalardo. Le contromisure di Trenitalia-Tper “sono più o meno in linea con quelle delle altre aziende di trasporto ma sono evidentemente inefficaci all’atto pratico rispetto all’ondata di violenza e impunità che si sta manifestando”.

“La stessa evasione tariffaria si stima sia almeno quadruplicata dopo l’emergenza Covid – osserva Pappalardo -, di riflesso anche dai riscontri oggettivi le aggressioni sono più che quadruplicate”. Di qui le proposte: come i tornelli, “argine all’evasione tariffaria”, anche se nella maggior parte delle stazioni sono una soluzione di “difficile attuazione per cui occorrono misure dissuasive, repressive e difensive”. Nel frattempo Fast ha indetto il 18 e il 19 settembre uno sciopero “anche per le aggressioni che subiamo, visto che il prefetto ci convoca solo in caso di sciopero”, chiude Pappalardo.

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