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Domani al Senato la resa del Conte o di Draghi… ma il governo andrà avanti

ROMA – Ore e ore di discussione al Consiglio nazionale del M5S convocato per decidere se votare o meno la fiducia insieme al decreto Aiuti domani al Senato. Alla fine di ufficiale si è saputo poco e niente. Solo che l’apertura di ieri da parte del premier Draghi alle richieste del Movimento è stata giudicata poca cosa, che sta prevalendo la linea sulla non partecipazione al voto. In questo modo il provvedimento, visti i numeri della maggioranza, sarebbe comunque approvato e i ‘grillini’ non sarebbero costretti a dire No alla fiducia al Governo. Una pezza che in molti non sono disposti ad accettare perché non riuscirebbe comunque a mascherare la crisi politica che una scelta del genere di fatto aprirà.

Nella polemica si è subito infilato il leader della Lega, Matteo Salvini, che ha gettato più benzina che acqua sul fuoco delle polemiche: “No a mesi di liti e ricatti, meglio tornare al voto” ha detto. Anche il segretario del Pd, Enrico Letta, ha fatto riunire i gruppi parlamentari DEm e lì ha ribadito la sua linea: “Se il governo cade si vota, è nelle cose”.

Per Giuseppe Conte la situazione non è facile, stasera dovrà affrontare tutti i parlamentari e in particolare il nutrito gruppo di senatori che vogliono uscire dal Governo recapitando a tutti un sonoro ‘vaffa’. Conte ha sentito al telefono il premier Draghi chiedendo maggiori aperture. Che cosa ha risposto Draghi, ha fatto sapere Conte, lo riferirà lui stesso alla riunione con i parlamentari. Per quanto riguarda la posizione del Pd, Letta ha insistito sul punto: “Quando abbiamo detto ‘il governo deve andare avanti e noi lo sosteniamo fino alla fine delle legislatura’ non lo abbiamo detto solo noi… lo diciamo sommessamente, non è che se per ripicca M5S fa cadere il governo non si va al voto. È nelle cose, lo hanno detto Salvini e Berlusconi. Il governo ha bisogno di una maggioranza, e lo diciamo a tutte le forze politiche”.

Insomma, ha sottolineato Letta “di fronte ad un autunno caldo le forze politiche responsabili sanno che scelte fare e le fanno. Noi vogliamo dare risposte non lasciando gli italiani senza risposte lasciandogli solo il balsamo ‘è stata colpa loro’”. Carica anche Salvini: “Lo ha detto anche Draghi, senza i 5 stelle non ci sarà un altro Governo. Se i 5 stelle faranno una scelta parola agli italiani”.

Non è sulla stessa linea il Governatore leghista del Veneto, Luca Zaia: “Il dibattito è il sale della democrazia, ma in questo momento particolare c’è bisogno di un governo per prendere decisioni strategiche. Io spero che non ci siano motivi perché questo governo cada, perché entreremmo in un limbo pericoloso”.

Anche la posizione di Forza Italia è netta: “Quello che sta facendo il M5S è incomprensibile, ecco perché Silvio Berlusconi e Fi hanno chiesto di verificare se vogliono stare o meno al governo. Senza il M5S i numeri ci sono per continuare però il presidente del Consiglio ha detto che senza il M5S finisce la stagione dell’unità nazionale. Per quanto ci riguarda dopo Draghi non ci sono altri presidenti del Consiglio” ha detto il coordinatore nazionale di FI ed eurodeputato del Ppe Antonio Tajani.

In serata sempre Matteo Salvini, già in campagna elettorale, ha attaccato direttamente il premier Mario Draghi perché oggi ha incontrato il leader di Confindustria: “Voglio dire che è un grave errore che a nome dell’industria italiana in questo momento a Palazzo Chigi ci sia solo un soggetto che parla a nome di tutti gli imprenditori italiani… che ci sia solo un soggetto a portare la voce delle imprese italiane non è corretto non solo nei confronti di Confimi ma penso a Confesercenti, Confcommercio, Confartigianato, Cna, Unione artigiani, Coldiretti, Confagricoltura. Così come non è stato corretto che ieri a parlare a nome dei lavoratori e degli operai ci fossero solo Cgil, Cisl e Uil. La Repubblica Italiana non è fondata su Confindustria, Cgil, Cisl e Uil”.

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