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Destra e sinistra litigano e così alla fine Draghi si rafforza

ROMA – Il Governo Draghi va spedito per la sua strada e le forze politiche che lo sostengono cercano di posizionarsi al meglio per non farsi schiacciare. Destra e sinistra litigano e cercheranno sempre più argomenti per differenziarsi. Da una parte ci saranno ‘scintille’ ma alla fine tra i due litiganti Draghi è quello che vincerà. Sullo sfondo ci sono le elezioni amministrative a ottobre e l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica a febbraio. Nel mezzo, la partita delle 500 nomine pubbliche, con Draghi che decide da solo, e su chi gestirà le risorse che arriveranno dall’Europa. Ci saranno sussurri e grida in Parlamento. Nelle ultime ore è il gruppo di Forza Italia di Silvio Berlusconi che è stato travolto da un vero e proprio terremoto. Molti parlamentari, infatti, hanno deciso di uscire e di aderire alla nuova formazione politica messa in campo dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e da Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria. Un gruppo che avanzerà le sue richieste quando bisognerà decidere e votare.

Sul versante del centrosinistra, intanto, c’è tensione tra Palazzo Chigi e Pd, soprattutto dopo le prese di posizione del segretario Letta sulla tassa di successione a favore dei giovani e del ministro Orlando contro il via libera ai licenziamenti che vuole Confindustria. Oggi Letta è stato ricevuto dal premier Draghi e il segretario Dem alla fine ha subito chiarito: “Lungo e proficuo colloquio a Chigi con Draghi. Sintonia piena e determinazione ad accelerare le riforme su giustizia, fisco, lavoro e semplificazioni che sono alla base del patto con l’UE, riforme per le quali porteremo le nostre idee e troveremo le migliori sintesi. Avanti”, ha detto. Sempre Letta ha spiegato che il Pd è “parte fondamentale del governo, lo abbiamo fortemente voluto e questo governo è fondamentale per fa sì che ottenga i miliardi del Recovery e soprattutto che riesca a spenderli, che e’ il grosso guaio italiano, riuscire a spendere e spendere bene i soldi. Noi sosteniamo questo governo e ci siamo per portare in porto le riforme”. Per quanto riguarda la tassa di successione rimane in campo: “Sono convinto che i ricchi italiani siano disposti ad aiutare un giovane 18enne che nasce in un posto sfortunato e non ha i genitori che possano mantenerlo agli studi”. Si vedrà. In questo momento è in corso il confronto tra Governo e Sindacati sul decreto semplificazioni che domani il Consiglio dei ministri dovrà approvare. Un provvedimento che ha visto i sindacati fortemente contrari soprattutto nella parte che riguarda procedure più veloci e quindi meno controlli su appalti, sub appalti e logica del massimo ribasso, che per i sindacati crea precariato e apre alla criminalità. I sindacati hanno minacciato lo sciopero e si sta cercando di trovare un punto di mediazione. Dovrebbe saltare proprio il massimo ribasso, e su questo Matteo Salvini ha subito messo il cappello del Carroccio: “Come Lega esprimiamo grande soddisfazione, non si parlerà più di appalti al massimo ribasso per le opere pubbliche, che non tutelano l’interesse collettivo e nemmeno quello delle imprese sane. Semplificare e velocizzare è fondamentale per la ripartenza del Paese, garantendo sicurezza ai lavoratori, certezza alle imprese e qualità delle opere”, ha detto.Altra novità della giornata riguarda il M5S, la possibilità del loro ingresso al Parlamento europeo nel gruppo dei Socialisti e democratici, lo stesso del Pd: “Si sta lavorando per creare le condizioni affinchè questo accordo possa svilupparsi, un accordo che ha bisogno dei suoi tempi. Non può esserci una fusione a freddo ma una gestione di temi condivisi come stiamo facendo in Italia”, ha sottolineato il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli. E qui, facile previsione, nelle prossime ore si aprirà un altro fronte polemico.

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