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David Sassoli deceduto per mieloma: cos’è e quali sono le cause

ROMA – Domani a Roma verranno celebrati i funerali del presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, morto a causa del peggioramento del mieloma. L’agenzia Dire ha voluto approfondire questo tumore del sangue con il presidente nazionale dell’Associazione italiana contro le leucemie, linfomi e mieloma (Ail), l’ematologo Sergio Amadori.

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– Presidente Amadori, cos’è un mieloma?

“Il mieloma è un tumore del sangue che, come frequenza, è secondo soltanto ai linfomi. I tumori del sangue sono in generale delle forme tumorali abbastanza rare. Al primo posto ci sono i linfomi, seguiti poi dal mieloma, patologia oncologica dovuta alla proliferazione incontrollata di plasmacellule, ossia cellule specializzate nella produzione di anticorpi”.

– Quali sono le cause della comparsa del mieloma?

“Non si conoscono, si sa solo che ad un certo punto queste plasmacellule cominciano a proliferare nel midollo osseo e danno origine a quella che è una patologia oncologica che si chiama, appunto, mieloma”.

– Il mieloma quali soggetti colpisce in particolare?

“Questa malattica è tipica del soggetto anziano, l’età mediana dei pazienti è intorno ai 65-70 anni. È quindi una malattia soprattutto della terza età ma, chiaramente, può colpire anche soggetti più giovani”.- Professore, in quale modo questa neoplasia fa la propria comparsa?

“Sul piano clinico il mieloma si manifesta con una serie di sintomi: una febbricola, ad esempio, ma anche dolori ossei, uno dei sintomi principali perché nel mieloma le plasmacellule crescono nel midollo che sta dentro le ossa e producono sostanze che vanno ad erodere l’osso. Dunque, accade spesso che questi pazienti abbiano dolori ossei importanti oppure soffrano di fratture patologiche in prossimità di queste alterazioni della struttura ossea. Oltre alla febbricola, un’altra complicanza abbastanza frequente soprattutto nei pazienti più anziani è una maggiore facilità alle infezioni, che possono essere batteriche e virali. Un sintomo, in realtà, che vale per tutti i tumori del sangue, perché in queste neoplasie il sistema immunologico è sicuramente compromesso in parte e questo favorisce l’insorgenza di tali complicanze”.

– Presidente Amadori, come è cambiato il trattamento del mieloma negli ultimi anni? Quali armi abbiamo a disposizione per combattere questa neoplasia del sangue?

“Il mieloma è una patologia in cui negli ultimi 20 anni sono stati fatti progressi davvero straordinari. È uno dei tumori del sangue per i quali abbiamo a disposizione molti farmaci cosiddetti ‘intelligenti’ e che sono ormai entrati nei programmi terapeutici. Si tratta di farmaci messi a punto per colpire selettivamente le plasmacellule tumorali, colpendo alcune alterazioni genetico molecolari presenti in queste cellule. Fino a 30-40 anni il mieloma veniva trattato con chemioterapie a lungo termine non molto pesanti, che servivano sostanzialmente a tenere ferma la malattia, anche se all’epoca la sopravvivenza media di un paziente con mieloma, soprattutto anziano, era all’incirca pari a 3-4 anni e poi purtroppo la malattia portava all’esito fatale”. “Oggi, invece, i pazienti possono contare sulla terapia di precisione- sottolinea Amadori alla Dire- con l’avvento dei farmaci ‘intelligenti’, con la messa a punto di numerose molecole innovative nel trattamento del mieloma, che vanno dagli inibitori del proteasoma, una struttura cellulare che serve ad eliminare le proteine ormai danneggiate all’interno delle cellule, agli immunomodulanti, fino agli anticorpi monoclonali e alle cellule Car-T. Ecco, tutto questo pacchetto di terapie innovative ha cambiato lo scenario. Prima si sopravviveva non più di 3-4 anni, oggi la sopravvivenza dei pazienti anziani con mieloma è stata quadruplicata. È come se i pazienti venissero ‘cronicizzati’, con la malattia sotto controllo, sopravvivendo lungamente, più di 10-11 anni”.

– Farmaci intelligenti che controllano la patologia, buona qualità di vita per oltre 10 anni. Eppure una spada di Damocle pende sulla testa di quanti sono affetti da mieloma…

“È vero. Purtroppo c’è sempre la paura che la malattia possa fare la propria comparsa. Lo sanno i pazienti, i loro caregivers, i loro familiari e lo sappiamo, ovviamente, anche noi medici: il mieloma è difficile da guarire. La maggior parte dei pazienti si sottopone a queste terapie, va in quella che noi chiamiamo ‘remissione di malattia’, tutto si placa, il paziente sopravvive, fa la sua vita normale, però nella gran parte dei pazienti la malattia tende a riaffacciarsi”.

– In questi casi come agisce l’ematologo, lo specialista di riferimento?

“Quando questo accade bisogna intervenire con nuovi trattamenti. Se quello iniziale ha dato un certo risultato ma ad un certo punto la malattia ricompare, noi apriamo il cassetto e abbiamo tanti altri farmaci intelligenti, capaci di riportare la situazione sotto controllo. Però passano i mesi, a volte anche gli anni, e la malattia può ripresentarsi. La sopravvivenza è quadruplicata, c’è dunque una buona qualità di vita ma meno del 10% di questi pazienti può davvero dirsi guarito. Nel restante 90% c’è lunga sopravvivenza, buona qualità di vita ma rischio ripetuto nel tempo di ripresa di malattia. Oggi, ripeto, sono stati fatti grandi passi in avanti ed è possibile che nel prossimo futuro quello che sto dicendo possa essere superato e che la guaribilità non sia più inferiore al 10% ma, magari, cominci a progredire in maniera significativa. Però, a tutti gli effetti, oggi dobbiamo dire che abbiamo farmaci intelligenti molto attivi, controllo della malattia, il paziente conduce una vita normale per più di 10 anni ma vive sempre con la paura che la malattia possa ricomparire, questo è il punto fondamentale. Noi chiamiamo questa situazione come una ‘cronicizzazione’ della malattia’. Si tratta di soggetti che hanno un focolaio di malattia sempre presente che magari ogni tanto ricompare. Ecco perché il paziente con mieloma deve essere costantemente sotto controllo dell’ematologo, l’unico specialista in grado di dargli la corretta informazione su un eventuale rischio di ripresa di malattia. E questo è quanto accade in quasi tutti i pazienti affetti da mieloma”.

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