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Dall’ipercinesia alla maniacalità, i bambini sono sempre più irrequieti

ROMA – “Abbiamo l’impressione che nella prima e nella seconda infanzia stia aumentando l’irrequietezza, questo anche per la maggior difficoltà del mondo degli adulti a sintonizzarsi con i bisogni dei bambini”. Lo sottolinea Paolo Segalla, neuropsichiatra infantile e direttore della Unità Operativa Complessa Infanzia, Adolescenza, Famiglie e Consultori dell’azienda ULSS 6 Euganea, presentando la quattordicesima edizione della giornata di studio organizzata dall’azienda ospedaliera e dedicata all’infanzia. ‘Zero-Cinque: fra ritardi nel linguaggio, irrequietezza e dipendenza’, il titolo dell’evento in programma il 1° ottobre presso il cinema teatro ‘Farinelli’ di Este.

“Il bambino che viene esibito, che diventa oggetto narcisistico, o quello che viene visto come un piccolo adulto- sottolinea Segalla- rappresentano due modi quasi opposti di evidenziare una maggior difficoltà di rispondere a quelli che sono i bisogni nella relazione precoce. Viviamo in un mondo veloce ed efficientista, anche questo probabilmente non sempre gioca a favore di una care che abbia la capacità di favorire la trasmissione di tranquillità”, dice il neuropsichiatra.

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“Con irrequietezza- spiega Segalla- si intende tutto un continuum che va dall’ipercinesia alla instabilità psicomotoria fino a quel quadro, forse fin troppo clinicamente codificato, che è la Adhd e ancora agli stati in cui si va alla velocità del pensiero e alle situazioni di maniacalità, sia nel senso clinico sia nel senso psicodinamico e strutturale”.

L’irrequietezza “la vediamo spesso nei bambini che arrivano ai nostri servizi territoriali per disturbi del linguaggio, per esempio, ma troviamo difficoltà di linguaggio nel bambino che arriva per le difficoltà del comportamento”, sottolinea Segalla. Ecco allora che l’obiettivo della giornata di studio è quello di portare l’attenzione su questi bambini, “gli ‘altri’- dice Segalla- ossia quelli che non hanno un disturbo autistico conclamato o non sono disabili ma che hanno bisogni importanti e a cui si deve dare attenzione”.

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I disturbi neuropsicologici di linguaggio o le difficoltà psico-affettive minori, rispetto alla grave psicopatologia, “sono le situazioni che a seconda dei percorsi di cura e dei percorsi educativi intrapresi, possono armonizzarsi o invece transitare nella psicopatologia dell’adolescenza e dell’età adulta- spiega il neurospichiatra- è la fascia più ampia di chi arriva ai servizi, quella fetta di popolazione che è il serbatoio della scommessa della psichiatria dell’adulto”.

Dunque, obiettivo della giornata di studio è accendere i riflettori “sull’importanza di una visione longitudinale fra prima e seconda infanzia, soprattutto per questi bambini che, a partire da difficoltà di ordine psicoaffettivo o in riferimento a disturbi neuropsicologici, arrivano ai servizi territoriali ma sono meno studiati e non occupano la scena”. La giornata di studio vuole “riservare uno spazio di riflessione teorica e metodologica sulle tematiche inerenti l’attività clinica nei servizi territoriali, uno spazio aperto alle riflessioni anche con i pediatri e gli operatori scolastici”, sottolinea Giuliana Veronese, psicologa e psicoterapeuta della Ulss 6 che introdurrà i lavori. “Abbiamo deciso di riportare l’attenzione sul tema delle difficoltà e dei disturbi che si possono manifestare nel corso della prima infanzia- spiega la psicoterapeuta- quali i ritardi del linguaggio, i disturbi del comportamento o quelli della sfera emotiva e affettiva, che sono il motivo più frequente di invio dei bambini ai nostri servizi. E’ un ambito della clinica che rischia, secondo noi, di venire un po’ oscurato dall’eccessiva enfasi sui disturbi dello spettro autistico. In quest’ottica il titolo della giornata potrebbe anche essere ‘non solo autismo’”. L’intento dell’incontro del 1° ottobre è, allora, quello di “rimettere a fuoco alcune questioni tutt’ora aperte e cruciali per la clinica con cui ci confrontiamo nell’attività quotidiana- ribadisce Giuliana Veronese- come ad esempio il ruolo dei fattori contestuali nello sviluppo individuale e nella genesi delle sue difficoltà in rapporto anche al modificarsi delle configurazioni della genitorialità, alle trasformazioni profonde dei contesti socio-culturali, al fatto che sono sempre più sfumati i confini tra normalità e patologia, ai vantaggi, ai rischi e alle ambiguità delle diagnosi precoci che vengono raccomandate per tutti i disturbi del neurosviluppo”.

Tra le edizioni precedenti della giornata di studio, dedicate alle fasi più precoci dello sviluppo, e quest’ultima in programma a ottobre “c’è una sorta di trait d’union- spiega Veronese- l’idea dello sviluppo delle difficoltà e dei disturbi si gioca tutta all’incrocio tra la sfera individuale e il mondo esterno. Ossia nell’incontro tra fattori endogeni, in particolare il corredo neurobiologico, e fattori esogeni, in particolare l’intorno ecologico e relazionale. Quindi l’andamento dello sviluppo e i suoi disturbi al crocevia tra il dentro e il fuori è un aspetto che costituisce un riferimento fondamentale per il lavoro della nostra équipe: la scommessa di riuscire a tradurre tutta la complessità dello sviluppo in modalità di intervento coerenti ed efficaci”, conclude.

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