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Covid, l’infezione corre di nuovo e colpisce fragili e over 80

ROMA – Dopo circa due mesi di sostanziale stabilità del numero dei nuovi casi settimanali, che tra metà giugno e metà agosto hanno oscillato tra 3.446 (6-12 luglio) e 6.188 (3-9 agosto), da quattro settimane consecutive si rileva una progressiva ripresa della circolazione virale.
Infatti, dalla settimana 10-16 agosto a quella 7-13 settembre il numero dei nuovi casi settimanali è aumentato da 5.889 a 30.777, il tasso di positività dei tamponi dal 6,4% al 14,9%, la media mobile a 7 giorni da 841 casi/die è salita a 4.397 casi/die, l’incidenza da 6 casi per 100 mila abitanti (settimana 6-12 luglio) ha raggiunto 52 casi per 100 mila abitanti.

Numeri sì bassi– commenta il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellottama anche ampiamente sottostimati rispetto al reale impatto della circolazione virale perché il sistema di monitoraggio, in particolare dopo l’abrogazione dell’obbligo di isolamento per i soggetti positivi con il Dl 105/2023, di fatto poggia in larga misura su base volontaria’.
‘Infatti- prosegue- da un lato la prescrizione di tamponi nelle persone con sintomi respiratori è ormai residuale (undertesting), dall’altro con l’ampio uso dei test antigenici fai-da-te la positività viene comunicata solo occasionalmente ai servizi epidemiologici (underreporting)’.

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Analizzando più in dettaglio, nelle ultime quattro settimane la circolazione virale risulta aumentata in tutte le regioni e province autonome: nella settimana 7-13 settembre l’incidenza dei nuovi casi per 100mila abitanti oscilla dai 14 Basilicata agli 83 del Veneto (non considerando il dato anomalo della Sicilia, dove nelle ultime tre settimane viene riportata una incidenza di 3-4 casi per 100mila abitanti).

Secondo l’ultimo aggiornamento nazionale dei dati della Sorveglianza integrata Covid-19 dell’Istituto superiore di sanità, rispetto alla distribuzione per fasce di età, fatta eccezione per la fascia 0-9 anni in cui si registrano 22 casi per 100mila abitanti, l’incidenza aumenta progressivamente con le decadi: da 10 casi per 100mila abitanti nella fascia 10-19 anni a 78 per 100mila abitanti nella fascia 70-89 anni, fino a 83 per 100mila abitanti negli over 90.
‘Una distribuzione- sottolinea Cartabellotta- che riflette la maggiore attitudine al testing con l’aumentare dell’età, confermando i fattori di sottostima della circolazione virale’.

Le varianti circolanti appartengono tutte alla ‘famiglia’ Omicron. Nell’ultimo report dell’European centre for disease prevention and control (Ecdc) del 7 settembre 2023 non vengono segnalate ‘varianti di preoccupazione’, ma solo ‘varianti di interesse’. In Italia, l’ultima indagine rapida dell’Istituto superiore di sanità, effettuata su campioni notificati dal 21 al 27 agosto 2023, riporta come prevalente (41,9%) la variante EG.5 (cd. Eris), in rapido aumento in Europa, Stati Uniti e Asia.
‘Le evidenze disponibili- spiega il presidente della Fondazione Gimbe- dimostrano che Eris ha una maggior capacità evasiva alla risposta immunitaria, da vaccinazione o infezione naturale, che ne favorisce la rapida diffusione. Sul maggior rischio di malattia grave di Eris ad oggi non ci sono studi’.
La prossima indagine rapida dell’Iss, secondo quanto indicato dalla circolare del 15 settembre 2023, sarà effettuata su campioni raccolti nella settimana 18-24 settembre. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, la percentuale di infezioni riportate in soggetti con almeno un’infezione pregressa (reinfezioni) è lievemente aumentata nelle ultime settimane, per poi stabilizzarsi intorno al 39%.

Per quanto riguarda le ospedalizzazioni, in area medica, dopo aver raggiunto il minimo (697) il 16 luglio, i posti letto occupati in area medica sono più che triplicati (2.378), mentre in terapia intensiva dal minimo (18) del 21 luglio sono saliti a quota 76. Rispettivamente i tassi nazionali di occupazione sono del 3,8% e dello 0,9%. ‘Se in terapia intensiva- rende noto Cartabellotta- i numeri sono veramente esigui dimostrando che oggi l’infezione da Sars-CoV-2 solo raramente determina quadri severi, l’incremento dei posti letto occupati in area medica conferma che nelle persone anziane, fragili e con patologie multiple può aggravare lo stato di salute richiedendo ospedalizzazione e/o peggiorando la prognosi delle malattie concomitanti’.
Infatti, il tasso di ospedalizzazione in area medica cresce con l’aumentare dell’età: in particolare, passa da 17 per milione di abitanti nella fascia 60-69 anni a 37 per milione di abitanti nella fascia 70-79 anni, a 97 per milione di abitanti nella fascia 80-89 anni e a 145 per milione di abitanti negli over 90.
I decessi sono più che raddoppiati nelle ultime quattro settimane: da 44 nella settimana 17-23 agosto a 99 nella settimana 7-13 settembre. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, i decessi risultano quasi esclusivamente a carico degli over 80, con 28 decessi per milione di abitanti su 31 decessi per milione di abitanti in tutte le fasce di età.

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Il 1° settembre 2023 è stato interrotto l’aggiornamento della dashboard sulla campagna vaccinale. Di conseguenza, non è possibile riportare aggiornamenti periodici, ma solo rilevare che di fatto la somministrazione dei vaccini è sostanzialmente residuale, sia come ciclo primario sia come richiami.
Le indicazioni preliminari per la campagna di vaccinazione anti Covid-19 2023-2024 sono contenute nella circolare del ministero della Salute del 14 agosto. ‘In dettaglio- continua- viene raccomandato un richiamo annuale con la formulazione aggiornata monovalente Xbb 1.5, già approvata da Ema. La somministrazione dovrà essere effettuata a distanza di almeno 3 mesi dall’ultimo richiamo, indipendentemente dal numero di richiami effettuati, o dall’ultima infezione diagnosticata’.
L’obiettivo è quello di prevenire la mortalità, le ospedalizzazioni e le forme gravi di Covid-19 nelle persone anziane e con elevata fragilità, oltre a proteggere le donne in gravidanza e gli operatori sanitari.
In dettaglio, le categorie a cui è raccomandato il richiamo sono le persone di età pari o superiore a 60 anni, gli ospiti delle strutture per lungodegenti, le donne gravide e nel periodo post-partum, incluse le donne che allattano, gli operatori sanitari e sociosanitari addetti all’assistenza negli ospedali, nel territorio e nelle strutture di lungodegenza, gli studenti di medicina, delle professioni sanitarie che effettuano tirocini in strutture assistenziali e tutto il personale sanitario e sociosanitario in formazione.
Dell’elenco fanno parte anche le persone dai 6 mesi ai 59 anni di età, con elevata fragilità, in quanto affette da patologie o con condizioni che aumentano il continua a leggere sul sito di riferimento