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Covid, in Portogallo salgono i contagi: l’incubo della nuova variante BA.5

ROMA –  “Ancora tu…Ma non dovevamo vederci più”. Ci perdonerà il grande Lucio Battisti se prendiamo in prestito una frase emblematica di una delle sue più celebri canzoni per legarla a doppio filo alla nuova impennata di casi di Covid-19 che si sta registrando in Portogallo e in parte anche in Germania. La scorsa estate il Paese lusitano era stato involontario protagonista di una corsa al rialzo dei contagi da coronavirus e, a partire dal 2 luglio aveva dovuto chinare la testa di fronte al coprifuoco in 45 comuni, incluse la capitale Lisbona e Porto, per limitare i contagi. Nei centri maggiormente colpiti il virus aveva tra l’altro determinato il ripristino del divieto di circolazione tra le ore 23.00 e le 5 del mattino. Oggi, a distanza di 12 mesi, il virus torna a fare paura al Portogallo: tutta colpa della BA.5, una sottovariante di Omicron, che sta spingendo verso l’alto la curva della pandemia da coronavirus nel Paese che ha dato i natali, tra gli altri, a Ferdinando Magellano e Fernando Pessoa. Portogallo dove, secondo i dati diffusi dall’Università statunitense ‘Johns Hopkins’, i casi di Covid-19 sono infatti passati dagli oltre 11.000 registrati all’inizio di aprile a circa 28.000. Nello stesso periodo sono invece diminuiti i decessi, scesi dalla media settimanale di 46 a quella attuale di 38. Inoltre, nella settimana compresa tra il 26 maggio e il 2 giugno, la Spagna ha conteggiato 373 casi per milione di abitanti. Nello stesso periodo, il Portogallo ne ha comunicati 2.888: circa 8 volte tanto.

 E se la presenza della BA.5 spaventa il governo di Lisbona, e in parte anche quello di Berlino, lo stesso non si può dire per l’Italia, dove a fine maggio l’Istituto superiore di sanità ha individuato la variante, con un numero di sequenze pari allo 0,41% di quelle totali del virus SarsCoV2 rilevate. Non solo. Secondo i numeri diffusi dal ministero della Salute, nel nostro Paese si registra una costante diminuzione del numero dei contagi e dei ricoveri e una situazione dei decessi che rimane sostanzialmente stazionaria. Intanto prosegue il confronto tra gli esperti. Raggiunto dalla Dire, il direttore scientifico della Società italiana malattie infettive (Simit) e professore ordinario di Malattie infettive della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma Tor Vergata, Massimo Andreoni, ritiene che “le varianti sono sempre emerse o da Paesi in cui era presente un basso grado di vaccinazioni, come ad esempio il Sud Africa, o da Paesi in cui c’era una grande circolazione di virus, soprattutto tra soggetti giovani, con provenienze da diversi Paesi. Il Portogallo rientra abbastanza in queste categorie, non credo abbia una tasso di vaccinazione bassissimo ma penso che la popolazione non abbia fatto le dosi booster e i richiami. L’Italia, invece, grazie alla campagna vaccinale vive una situazione piuttosto favorevole”.

E mentre l’infettivologo Massimo Galli afferma che “non abbiamo elementi che ci dicano che sia in grado di eludere i vaccini e provocare così una forma grave della malattia, ma le evidenze suggeriscono che possa provocare l’infezione”, il virologo dell’Università Bicocca di Milano, Francesco Broccolo, sostiene che “è davvero prematuro dire che il virus SarsCoV2 si stia indebolendo”.

Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova non ritiene che Omicron 5 comprometterà l’estate. “È chiaro- tiene a precisare- che la super circolazione che avverrà in estate in Europa ci porterà nel prossimo autunno ad avere Omicron 4 e 5 che saranno predominanti e quindi dovremo tutti insieme sperare che i risultati che arriveranno tra qualche settimana sui vaccini orientati a queste varianti funzionino”. “Certamente- ha aggiunto l’infettivologo- queste nuove varianti Omicron rispondono un po’ meno agli attuali vaccini, ma se Omicron 5 vuol dire aver un’epidemia di raffreddore o comunque di un virus che dà forme meno gravi, ci possiamo convivere”.

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