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Covid, in Germania contagi da record. L’italiano a Berlino: “Niente allarmismi”

ROMA – “Il Covid-19 ha influito certamente nel mio settore. Ha influito in Germania come penso in tutto il mondo, perché c’è stato un fermo totale delle attività legate agli eventi culturali e non solo. Tra l’altro io lavoro in Germania, e a Berlino, ma anche a livello internazionale e posso confermare una sorta di mancanza totale di visione del futuro: non si è riusciti più a programmare e a produrre progetti”. Racconta così la sua storia all’Agenzia Dire Gigiotto Del Vecchio, un critico d’arte e curatore di mostre. Residente in Italia, da oltre dieci anni vive nella capitale tedesca, finita come tutta la Germania sotto la lente d’ingrandimento a causa dell’escalation dei contagi da coronavirus: 65.371 i casi registrati nelle ultime 24 ore, secondo quanto reso noto oggi dal Robert Koch Institut.

Una situazione pandemica definita “preoccupante” dal presidente dell’Rki, Lothar Wieler. E mentre la Sassonia pensa a un lockdown generale, per il Paese si prospetta un “Natale davvero terribile”. Gigiotto Del Vecchio invita, però, alla calma: “Le sensazioni, per quanto mi riguarda, non sono di allarme. C’è anche da dire che il cambio e l’intensità sono quotidiane, per cui quello che potevo vivere ieri per strada non è quello che probabilmente si vive oggi”. Il nostro connazionale precisa che “questa, però, è un po’ una peculiarità di Berlino e della Germania, cioè il fatto comunque di non vivere emozionalmente troppo l’allarme. Ci sono discussioni e preoccupazioni tra i cittadini, ma da quello che ho percepito la vita continua più o meno così come è andata avanti fino ad ora, da quando poi si è usciti dall’emergenza importante, quella vera. Adesso ci stiamo rientrando ma la percezione è ancora abbastanza di calma e di sangue freddo”.

Sta di fatto che la Germania si trova nuovamente in una grave condizione. Gigiotto Del Vecchio aggiunge: “Da quello che so, da quello che leggo e da quello che sento, sembra poi che i motivi vadano tutti nella direzione del basso numero di vaccini. La Germania, sebbene sia una nazione conosciuta e riconosciuta per livelli di organizzazione molto importanti, al momento ha vaccinato il 65% della popolazione”. Il critico d’arte e curatore di mostre precisa, inoltre, che “il ministro della Sanità tedesco ha addirittura definito questa ondata come ‘la quarta ondata dei non vaccinati’. Bisogna poi sempre fare attenzione alla storia che anche i vaccinati possono essere contagiosi. Certo è che il numero basso di vaccini sta favorendo questo ritorno importante della pandemia”.

Del Vecchio sottolinea un altro aspetto e afferma che “in Germania a causa delle condizione climatiche si vive molto al chiuso, per cui nel momento in cui si torna stare al chiuso c’è ovviamente una possibilità di distribuzione del virus molto più alta”. Capitolo ‘no vax’. Il gallerista italiano rende noto che “come in Italia, anche qui in Germania è presente questo movimento, con livelli di distribuzione informativa molto più bassi. La stampa dà uno spazio molto più limitato ai no vax, ha un atteggiamento differente, non è alla ricerca del momento sensazionale come invece, più o meno, sembra avvenga in Italia. Ovviamente io sono più portato a leggere quello che arriva dall’Italia. Leggo anche i media della Germania ma la sensazione che ho è che si dia un po’ meno spazio a questa tipologia di protesta”. Del Vecchio informa che “qui in Germania c’è comunque un livello storico di difesa della libertà personale molto importante e all’interno di questa realtà si sviluppa anche una coscienza ‘no vax’. Però tutte le persone che conosco sono vaccinate”.

In linea di massima a Berlino, che poi “rimane sempre un posto differente rispetto al resto della Germania – continua il curatore d’arte – credo che il livello di vaccinazione e di consapevolezza della positività della vaccinazione sia molto alto, per cui il movimento ‘no vax’ c’è, la resistenza c’è ma credo molto più sviluppata nel sud della Germania, ad esempio nel Baden-Württemberg o nell’est della Germania, l’ex Ddr. Tuttavia, non c’è questa eco così forte come accade in Italia e, ripeto, qui l’informazione non si nutre quotidianamente delle posizioni ‘no vax’, come invece penso avvenga un po’ più in Italia”.

Gigiotto Del Vecchio è anche padre di una bambina. Il nostro connazionale si sofferma infine sulle modalità con cui l’informazione tratta la vaccinazione anti Covid-19 per la fascia di età compresa tra i 5 e gli 11 anni. “In Germania il tentativo è certamente distensivo – afferma il curatore d’arte – nel senso che ci si fida della scienza, almeno questo è quello che emerge dall’informazione. La scienza ha un atteggiamento positivo nei confronti della vaccinazione dei bambini, io ho una figlia di 11 anni che va a scuola qui a Berlino e alcuni suoi compagni che hanno compiuto 12 anni si stanno gia vaccinando. Anche all’interno della mia cerchia e delle realtà a me più vicine non avverto alcun tipo di resistenza e anche noi, quando sarà il momento, faremo vaccinare nostra figlia”.

Del Vecchio aggiunge, infine, che “la differenza è che qui manca quella componente emozionale che rende la discussione più isterica e più pregna di paure e di ansie. Questo lascia al cittadino abbastanza spazio per poter poi decidere in maniera più serena anche rispetto alla propria salute e alla salute dei propri figli. Ripeto – conclude – questa è la sensazione che percepisco io”.

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