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Corruzione, Anac: recepire direttiva UE sul whistleblowing o l’Italia rischia infrazione

ROMA – “Il testo di recepimento della direttiva europea sul whistleblowing è sostanzialmente già pronto, Anac ha contribuito alla stesura: se vi è la volontà politica si può provvedere rapidamente trattandosi di un obbligo europeo per il quale altrimenti l’Italia rischia una procedura di infrazione. Speriamo che lo scioglimento delle Camere non rallenti troppo tale passaggio”. Il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), Giuseppe Busia, in una intervista al Quotidiano di Sicilia, ricorda che il 2 agosto scorso la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la legge di delegazione europea che, tra le altre cose, prevede una delega al governo ad approvare il decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue 2019/1937 sul whistleblowing. Il nuovo voto delle Camere serve per rendere operativa la direttiva in Italia.

BUSIA: UN DECRETO ATTUATIVO DAL GOVERNO

“Un provvedimento – sottolinea il presidente Anac – analogo a quello che era stato fatto scadere inutilmente lo scorso anno. La palla passa adesso al Governo (attuale o venturo) che avrà il compito di dar corso al decreto legislativo in attuazione della delega”.

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WHISTLEBLOWING MECCANISMO DI PREVENZIONE ALLA CORRUZIONE

La tutela del whistleblowing, continua Busia, “è considerata a livello internazionale nell’ambito di protezione dei diritti fondamentali e in particolare della libertà di espressione. Preservare i whistleblower da comportamenti ritorsivi è l’imperativo di Anac. Siamo convinti che sia un efficace meccanismo di prevenzione e lotta alla corruzione. Grazie ad esso, in ogni organizzazione, chi responsabilmente denuncia qualche irregolarità sa di poter trovare tutela senza temere le ritorsioni dei suoi superiori. Occorre infatti tenere presente che i comportamenti corruttivi si nutrono sempre della convivenza di che preferisce voltarsi dall’altra parte far finta di non vedere”.

LA DIRETTIVA UE: TUTELE ANCHE PER CONSULENTI ED EX DIPENDENTI

La direttiva Ue, osserva Giuseppe Busia, “marca un passo decisivo nel rafforzamento dell’istituto del whistleblowing e della tutela dei segnalanti. In particolare, include nella definizione di whistleblower anche soggetti al di fuori della tradizionale relazione lavorativa come consulenti, membri dei consigli direttivi, ex dipendenti e candidati a posizioni lavorative. Fornisce protezione anche a coloro che assistono i whistleblower, permette di segnalare illeciti direttamente nel luogo di lavoro oppure alle autorità competenti”.

LA RISERVATEZZA DELL’IDENTITÀ DI CHI DENUNCIA

La direttiva europea vieta ogni tipo di ritorsione, prevede sanzioni per coloro che ostacolano il diritto a segnalare, per coloro che attuano ritorsioni contro i whistleblower e per coloro che non rispettano l’obbligo di mantenere la confidenzialità del segnalante. “Gli Stati membri – conclude il presidente Anac -dovranno garantire l’accesso a un servizio gratuito, comprensivo e indipendente di assistenza all’interno del settore pubblico prevedendo la possibilità di fornire assistenza legale e finanziaria ai whistleblower. In ogni caso si dovrà garantire che tutte le segnalazioni sono presa in carico mantenendo il whistleblower informato entro termini ragionevoli”.

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