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Confindustria ceramica: sulle bollette rischiamo, la situazione peggiorerà

BOLOGNA – Risuona l’allarme per il settore della ceramica. “Rischiamo, se il trend non cambia, di rimanere fuori da tutti i mercati e l’urgenza riguarda l’oggi, non il domani: molte aziende entrano in sofferenza già adesso. Tardano o hanno tardato a riaprire dopo la pausa estiva, ma temo che prima della fine dell’anno possa esserci un peggioramento della situazione. Se per difenderci dobbiamo aumentare i prezzi, poi dobbiamo aspettarci che calino le vendite”. È la previsione del presidente di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani, illustrando oggi in Comune a Bologna il prossimo Cersaie, l’appuntamento internazionale di riferimento per chi si occupa di design delle superfici, ceramiche, arredo del bagno, in programma a Bologna Fiere dal 26 al 30 settembre dopo il biennio di affanno legato al Covid.“L’energia è un problema che è esploso. C’è scarsa percezione della dimensione del problema, che è apocalittica”, avvisa l’industriale Savorani a margine e nel corso della presentazione, con i vertici dell’associazione e di Bologna Fiere. È previsto un Cersaie da tutto esaurito di espositori, anche se mancheranno ancora alcuni paesi asiatici come la Cina, per via delle restrizioni in vigore non da oggi, e al taglio del nastro è atteso il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. Dopo gli avvertimenti dei mesi scorsi, Savorani torna dunque a farsi sentire sul fronte energia dal punto di vista dei riflessi su sviluppo e occupazione.

IL SETTORE ALZA I PREZZI, MA LA CASSA INTEGRAZIONE RESTA UNA MINACCIA

“Cassa integrazione? Non decidiamo noi di entrarci. Ora- ragiona il presidente di Confindustria Ceramica- stiamo provando di alzare i prezzi, ma questo genera inflazione. Quando si perderà competitività, di conseguenza, si perderanno poi anche gli ordini, sui mercati internazionali e sui mercati interni, in primis quelli non sottoposti al regime Emission Trading System come il nostro. Previsioni di cassa integrazione- puntualizza però l’industriale romagnolo- non ne faccio. I dipendenti delle ceramiche italiane sono 19.500, con un indotto più o meno di altrettanti addetti. Esportiamo l’85% di ciò che produciamo. Vediamo se con questo Cersaie, ed è su questo che stiamo lavorando oggi, riusciremo a mantenere un flusso di ordinativi sufficiente”. L’urgenza, in ogni caso, “sta nel salvaguardare famiglie e imprese, due cose che vanno di pari passo. Se le persone finiscono in cassa integrazione, con gli stipendi ridotti, i problemi delle famiglie esplodono. Non è percepita bene- rimarca Savorani- la dimensione del problema”.

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