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Clima, appello di Focsiv e Laudato Si’: “Cambiare si può”

Di Giulio Ucciero

ROMA – “Sconfiggere i cambiamenti climatici insieme si può”. Questo il messaggio emerso oggi dall’incontro tra le organizzazioni cattoliche e alcuni parlamentari italiani. Sulla scorta dell’appello di Papa Francesco, questo pomeriggio a Palazzo Theodoli-Bianchelli è stata presentata la petizione ‘Pianeta Sano, Persone Sane’, un documento volto a sollecitare cittadini e politici ad assumersi maggiori responsabilità per affrontare il cambiamento climatico, a pochi giorni dalla Cop26, la Conferenza sul Clima promossa dalle Nazioni unite che si terrà a Glasgow, nel Regno Unito.

Moderato dal direttore del quotidiano Avvenire, Marco Tarquinio, il dibattito è stato aperto da Chiara Braga, deputata del Partito democratico, che alla vigilia del vertice sul clima delle Nazioni Unite Cop26, ha ribadito che “non c’è solo la lotta ai cambiamenti climatici, ma anche quella per a tutela della biodiversità, impegno spesso disatteso anche in Italia”. Braga, dopo aver ricordato l’introduzione della protezione dell’ambiente in costituzione con le modifica degli articoli 9 e 41, ha lasciato la parola ai due promotori dell’evento di oggi: Movimento Laudato Sì e Focsiv.

Secondo il direttore esecutivo del Movimento, Tomas Insua, “tutto il mondo sta guardando all’Italia”, che è presidente del G20 e co-presidente della Cop26. “Il governo e il Parlamento italiano devono”, ha spiegato, “sentire le grida di chi soffre”. Per contrastare i cambiamenti climatici che colpiscono il nostro Paese e altre parti del mondo, secondo Insua, “dobbiamo catalizzare la trasformazione, fermare tutte le nuove infrastrutture incompatibili con questo e reindirizzare i sussidi verso energie rinnovabili e approcci agro-ecologici responsabili”.

La petizione ‘Pianeta Sano, Persone Sane’, come spiegato da Nino Santomartino, vicepresidente di Focsiv, mette in chiaro tre urgenze: “In primis, rispettare il tetto di 1,5 gradi e aumentare del 30% la protezione della biodiversità, riconoscendo le comunità indigene”. Inoltre, ha continuato Santomartino “bisogna riconoscere l’interconnesione tra cambiamento climatico e migrazioni”, chiedendo “l’inserimento dell’Italia nel Global compact delle migrazioni”. Ultimo punto è “quello della concretezza”: gli investimenti. La petizione chiede alla Cop26 di raggiungere i 100 miliardi di dollari promessi nel Fondo verde e, all’Italia, di destinare lo 0,70% del reddito nazionale per la cooperazione allo sviluppo.

La “praticità” delle richieste viene ripresa da Suor Alessandra Smerilli: “Si deve parlare dalle parole ai fatti perchè questo è un fenomeno che ci cambierà per sempre”. Intervenendo al forum, Smerilli, che è Segretario ad interim del Dicastero per il servizio dello Sviluppo umano integrale del Vaticano, spera che “la petizione non venga solo firmata ma spinga ad agire”.

Gli interventi dei promotori sono stati supportati da quelli degli esperti, che ne hanno illustrato l’urgenza. Secondo Luca Bergamaschi, co-fondatore di Ecco, non verrà rispettata la promessa dei 100 miliardi nè nel 2021 nè nel 2022: “A Glasgow questa previsione va invertita”.Per Maria Grazia Midulla, responsabile clima ed energia di Wwf Italia, la priorità è accelerare la decarbonizzazione: “Basta aspettare Godot, le soluzioni le abbiamo, usiamole”.

Nella Sala Conferenza Nilde Iotti, l’appello delle associazioni cattoliche è diretto agli esponenti politici. La prima a prendere parola è Silvia Fregolent. La deputata di Italia Viva ha prima sottolineato che “grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) siamo davanti a un nuovo boom economico, di tipo ecologico e portatore di prosperità”. Il Piano è centrale anche per il senatore del Pd Andrea Ferrazzi, che però vuole guardare “oltre al 2026, per rendere strutturali le politiche green”.

Dai banchi della Lega, invece, si chiede l’inversione della petizione: “Prima persone sane, poi ambiente sano” ha sostenuto Tullio Patassini. Il deputato leghista non vuole che la preoccupazione per l’ambiente “faccia mettere da parte l’importanza delle persone” e chiede una transizione “non selvaggia”.

Un punto essenziale per contrastare il cambiamento in corso, secondo la senatrice ex M5s Virginia La Mura, è “il consumo di carne, fattore da non escludere e spesso taciuto”. Tra gli interventi politici conclusivi c’è stato quello di Stefano Fassina. Il deputato di Liberi e Uguali ha messo in dubbio il principio a monte: “L’attuale sistema consente davvero di fare passi avanti su temi come la decarbonizzazione? Serve una forma di mercato che rimetta le cose un po’ più in ordine”.
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