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Cittadino somalo chiede asilo ma la commissione gli nega risposta: il Tar gli dà ragione

BOLOGNA – Aveva chiesto il riconoscimento della protezione internazionale e il rilascio del permesso di soggiorno per motivo di asilo politico. Ma di quella sua domanda, presentata alla commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, non aveva saputo più nulla. Quando poi ha chiesto di sapere se fosse stata respinta o magari fosse stata decisa una proroga dell’esame dei documenti presentati a sostegno della domanda, si è trovato di fronte al silenzio-rigetto. Ma lui, un cittadino somalo, non si è arreso: è andato al Tar, ha chiesto di dichiarare illegittimo il silenzio-rigetto sulla sua istanza di accesso agli atti relativi alla sua richiesta, e si è visto dare ragione.

Con una sentenza pubblicata giovedì scorso, la prima sezione del Tribunale amministrativo dell’Emilia-Romagna ha accolto il ricorso contro la commissione per il riconoscimento della protezione internazionale di Forlì-Cesena che, in giudizio, aveva invece difeso la sua scelta. Il cittadino somalo ha chiesto di far valere il suo “concreto interesse a verificare lo stato attuale del procedimento” per “ottenere motivata risposta della commissione entro i termini procedimentali stabiliti per legge o entro i termini indicati in un eventuale atto di proroga”. In sostanza, ha chiesto di vedere un atto di eventuale sospensione del procedimento, oppure quello di accoglimento o rigetto dell’istanza o ancora la carta che avesse deciso di prendere altro tempo per esaminare il suo caso. La ‘risposta’ è stata un silenzio-rigetto che però il Tar annulla disponendo che il cittadino somalo veda le carte “nel più breve tempo possibile”.

Per il Tar dell’Emilia-Romagna, il cittadino somalo che chiede asilo in Italia “ha dimostrato il concreto interesse che lo ha portato dapprima a presentare l’istanza di accesso e, successivamente, ad agire avverso il silenzio rigetto opposto dall’amministrazione alla sua istanza, non avendo l’amministrazione né esibito i documenti richiesti in ostensione né altrimenti spiegato le ragioni dell’implicito rifiuto di esibirli, pur trattandosi di atti di un procedimento che interessa direttamente” chi ha fatto domanda. “D’altra parte, gli atti chiesti in ostensione sono tutti atti di quel procedimento ai quali il ricorrente ha diritto di accedere, non essendo di ostacolo” il ‘rischio’ che questo possa incidere sulla valutazione finale della domanda. Dunque il Tribunale amministrativo regionale ordina alla commissione di consentire “l’accesso del ricorrente agli atti richiesti”.

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