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Campagna deja vu, se la politica é prigioniera degli anni ’90

di Alfonso Raimo e Brando Ricci

ROMA – Nel film ‘Good bye Lenin’ il passato ritorna sotto forma di Trabant, cetrioli sottaceto e statue volanti di Vladimir Ilic Ulianov. In Italia, se un elettore si fosse addormentato nel 1994, risvegliandosi oggi troverebbe ad attenderlo non Erich Honecker ma Silvio Berlusconi, con titoli a tutta pagina contro il Quirinale, mentre il centrosinistra denuncia il pericolo della destra eversiva. Ascolterebbe i nostalgici dello scudo crociato e della falce e martello cantare le virtù del bel tempo andato. Saluterebbe il bus ulivista pronto al viaggio in Italia. Sognerebbe – o maledirebbe – il Ponte sullo stretto di Messina.

“Andrà tutto bene”, declamavano i cartelli esposti dai balconi durante i lockdown da Covid. Il Piano di ripresa e resilienza avrebbe portato il Paese verso l’agognata modernizzazione. E invece la campagna elettorale del 2022 sembra un revival degli anni 90. In realtà il mondo di oggi non potrebbe essere più diverso da quello di 28 anni fa. Allora ‘Covid-19′ poteva essere usato per un film di fantascienza e il cambiamento climatico era roba da esperti, orizzonte lontano nel tempo e nelle agende del potere. Ma è lo sguardo della politica ad essere perennemente rivolto al passato. Uno strabismo incorregibile. E allora, essendo per di più una campagna elettorale sotto l’ombrellone – o intorno alle fontanelle dei parchi urbani, per chi in vacanza non ci va- cosa suggerire da leggere, ascoltare, vedere? Ecco una dieta mediatica, con uno speciale consiglio ai protagonisti della campagna elettorale.

Da leggere c’è “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”. Consigliato a Carlo Calenda. “Una maestosa storia di rock parrocchiale”, romanzo d’esordio di Enrico Brizzi, storia d’ amore e crescita, ambientata nella Bologna di inizio anni ’90. La colonna sonora della campagna elettorale potrebbe ben essere la romantica “Always” di Bon Jovi. “Potremmo impacchettare i nostri vecchi sogni, e ci sarò sempre, un giorno e per sempre, baby”, cantava Bon Jovi. Scritta per Silvio Berlusconi. Ma il 1994 è anche l’anno del Postino, l’ultimo film di Massimo Troisi. L’attore napoletano interpreta Mario Ruoppolo, umile figlio di pescatori che si ritrova compagno d’esilio del poeta cileno Pablo Neruda. “Anche l’idea più sublime, se la senti troppe volte, diventa una stupidaggine”, diceva Neruda al postino. Tenerlo a mente.

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