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Bologna, caccia al tesoro del quartiere: in palio ‘Le perle di Santo Stefano’

di Pietro Tabarroni

BOLOGNA – Le associazioni del Quartiere Santo Stefano di Bologna da lunedì prossimo, 3 maggio, diventano tappe di un ‘grande gioco’ dal vivo. Se lo sono inventati i ragazzi di Golem’s Lab, associazione di game design di Bologna con il pallino dell’educazione civica. L’idea è semplice. Il progetto si chiama ‘Le perle di Santo Stefano’ e i gioielli sono appunto le associazioni che animano il quartiere bolognese. All’ingresso delle sedi delle associazioni che aderiscono, 50 in tutto, vengono così affissi dei cartelloni, realizzati dagli artisti di Golem’s Lab: ogni locandina presenta un QR code da scansionare, che rivela la storia dell’associazione ma, soprattutto, indica al giocatore la sua prossima meta. Come nella classica caccia al tesoro, l’obiettivo è inanellare le 50 perle, sei delle quali molto speciali, perché nascondono gli indizi per ottenere un premio finale, “che non vi rivelo”. A parlare è Andrea ‘Tobia’ Teardo, fondatore di Golem’s Lab e già padre delle associazioni Baba Jaga e Millescimmie, durante la conferenza che lancia l’iniziativa, tenutasi nella terrazza del Centro sociale di via del Pallone, a cui hanno partecipato anche Rosa Maria Amorevole, presidente del Santo Stefano, e Serafino D’Onofrio, numero uno di Aics Bologna.

In totale, la caccia al tesoro non dovrebbe durare più di un mese e mezzo, anche se il tempo netto di gioco stimato è di sole 18 ore. “Starà alla gente- spiega Teardo- scegliere come e quando giocare. Il nostro scopo è dare vita al quartiere, animarlo dall’interno per i prossimi 30-40 giorni, a partire da lunedì prossimo. Per l’occasione, sul nostro sito lanceremo anche alcuni mini videogame”. Ma chi andrà a cercare le ‘perle’ del Santo Stefano? “Esiste una realtà fiorente di persone abituate ai giochi da tavolo, nel nostro quartiere. Io- racconta Amorevole- non ne sapevo niente. Poi, anni fa, ho visto i risultati di una iniziativa organizzata nel quartiere da Tobia. Non ci potevo credere. Persone di ogni età passavano ore a giocare, e allora mi sono detta che stava cambiando qualcosa, rispetto ai miei tempi, quando si giocava solo a Monopoli. Queste persone saranno trainanti per la nostra caccia al tesoro”. Ma la gran parte della pubblicità, spiega Teardo, verrà fatta dalle associazioni stesse, “casse di risonanza” imprescindibili per l’impresa.

“Vorrei che fosse un nuovo modo di comunicare- continua Amorevole- con il quale far conoscere le associazioni di quartiere, e ci tengo a precisarlo: ‘Le perle’ non ci costa niente, anzi ci lascia arricchiti. Sono stati i ragazzi di Golem’s Lab ad offrirsi, senza chiedere di essere pagati”. Ma non è tutto. Alla caccia al tesoro, si aggiunge infatti un gioco da tavolo, il cui scopo è promuovere l’educazione civica. Più si è virtuosi, all’interno dei piccoli presidi di quartiere ricreati sulla mappa del gioco, più punti si ottengono. “Va bene-lo ammetto: il gioco da tavolo è uno dei premi finali della caccia alle perle, ma a breve sarà disponibile nelle sedi di tutte le associazioni, ci serve solo il tempo di metterlo a punto e produrlo. Insomma di dargli vita. Il senso del Golem, a cui ci siamo ispirati, è proprio questo, nell’ebraismo: una creazione dell’uomo, che cammina da sola e si anima di vita propria”, dice Teardo parlando alla ‘Dire’.

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