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Berlusconi non arretra: “Il popolo di centrodestra ci vuole uniti, è il mio obiettivo finale”

ROMA – “Il Governo ha un compito fondamentale, quello di far uscire il Paese dalla peggiore crisi del dopoguerra. Lo abbiamo voluto per questo, sono stato io il primo a chiederlo, come soluzione eccezionale per tempi eccezionali. Deve finire il suo compito”. Lo dichiara il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi in un’intervista che sarà pubblicata sul numero di luglio di Fortune Italia. “Sul piano sanitario la situazione va migliorando – osserva Berlusconi – grazie ad una campagna vaccinale che corrisponde a quella che noi avevamo proposto. Sul piano economico invece si vedono appena i primi timidissimi segni di ripresa e forse si tratta solo di quello che gli economisti definiscono un ‘rimbalzo tecnico’. In ogni caso il cammino per la ripartenza è ancora lungo. Dobbiamo utilizzare al meglio le risorse del Recovery plan, risorse che abbiamo ottenuto ad un livello elevato grazie all’impegno mio e dell’onorevole Tajani nei confronti dei nostri colleghi del Partito popolare europeo”.

“BENE LA CONCORRENZA NEL CENTRODESTRA, MA IL POPOLO CI VUOLE UNITI”

“Da liberale non potrei mai pensare che la concorrenza e la competizione siano un male. Servono a far crescere il fatturato politico, cioè i voti, ma anche – per conquistarli – a migliorare la qualità dell’offerta politica. Però la concorrenza non dev’essere eccessiva e non deve far perdere di vista che il popolo del centro-destra ci chiede di essere uniti”. Berlusconi non arretra sull’idea di un partito unico di centrodestra in vista delle elezioni del 2023 e ipotizza due possibili nomi: Centro destra unito o Centro destra italiano. “Nelle democrazie mature di tipo anglosassone – prosegue il leader di Fi nell’intervista al numero di luglio di Fortune Italia – le idee del centro e della destra democratica sono espresse da un solo partito, come i Repubblicani negli Stati Uniti o i Conservatori nel Regno Unito. Un partito nel quale convivono anime diverse e dove vi è una virtuosa competizione interna. Io credo che non sia un sogno quello di realizzare un partito simile anche in Italia. È il mio obiettivo finale, al quale penso fin dal 1994 e che oggi può finalmente trovare compimento. La pandemia ha cambiato molte cose – spiega Berlusconi – ed è necessario che il sistema della rappresentanza politica si adegui al cambiamento. Noi possiamo farlo – lo dico innanzitutto proprio a Matteo Salvini e a Giorgia Meloni – riorganizzando la nostra metà campo, quella del centro-destra, in termini europei e occidentali”.

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“Il giorno lontano nel quale dovessi lasciare la politica vorrei aver realizzato proprio questo: un grande partito del centro-destra unito, in competizione con un centro-sinistra che a sua volta avesse trovato un assetto stabile. Quindi due forze politiche in grado di confrontarsi con rispetto reciproco, in condizioni di serenità, stabilità e sicurezza democratica. Perché questo avvenga bisogna naturalmente che nel nostro centro-destra vi sia una forte anima liberale, cristiana, europeista, garantista. Quella rappresentata da Forza Italia, la cui funzione non verrà mai meno”, sottolinea.

“MATTARELLA MIGLIOR GARANTE DELLE ISTITUZIONI, DRAGHI FIGURA MOLTO AUTOREVOLE”

Berlusconi parla anche di Mattarella, che a inizio 2022 lascerà il Quirinale al termine del suo settennato: “Io ho sempre avuto un atteggiamento di rispetto istituzionale verso il capo dello Stato, come è doveroso al di là di ogni questione politica. Posso dire che il presidente Mattarella incarna al meglio il ruolo di autorevole garante delle istituzioni democratiche che gli assegna la Costituzione. Lo fa con la sapienza del giurista e la sensibilità dell’uomo delle istituzioni”. E a proposito del governo Draghi, il leader di Forza Italia spiega di non vedere di cattivo occhio la figura dei tecnici prestati alla politica: “Sinceramente non mi ha mai troppo appassionato la contrapposizione tecnici-politici. Il Paese ha bisogno di competenze al massimo livello e il presidente Draghi per il suo stesso curriculum dà le massime garanzie di autorevolezza. Non per caso, del resto, sono stato proprio io, da presidente del Consiglio, a volerlo alla guida di Bankitalia e poi a imporlo in Europa alla guida della Bce. Ma le competenze non sono mai neutre e la distinzione fra tecnici e politici ha un valore relativo”.

“Un buon tecnico – aggiunge Berlusconi – fa delle scelte politiche e un buon politico deve avere competenza ed esperienza. Io stesso non sono un politico di professione, non mi sono mai sentito tale, nonostante da decenni abbia abbandonato il lavoro che amavo e nel quale ho avuto grandi soddisfazioni. Quello che auspico – conclude il leader di Fi – è che figure di alto livello professionale continuino a dare il proprio contributo al governo della nazione e che nello stesso tempo tornino le condizioni per governi espressione della volontà dei cittadini”.

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