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Amnesty International compie 60 anni: “Il miglior regalo sarebbe Zaki libero”

ROMA – “Oggi per noi è un giorno speciale. Questo stesso giorno di 60 anni fa, Peter Benenson, un avvocato inglese, lanciò sul The Observer di Londra un ‘Appello per l’amnistia’: era il 28 maggio del 1961 e così nacque Amnesty International”. Così in una nota l’ong internazionale celebra i suoi primi 60 anni. L’organizzazione che vanta campagne di sensibilizzazione in tutto il mondo prosegue: “Già l’anno seguente alla sua fondazione, Amnesty inviò un avvocato ad osservare il processo di Nelson Mandela in Sudafrica: ‘la sua sola presenza, così come l’assistenza che mi diede, furono una fonte di enorme ispirazione e incoraggiamento’, dichiarò Mandela”. A 60 anni di distanza “e un Premio Nobel per la Pace vinto” nel 1977, i responsabili assicurano: “il nostro impegno non si è mai fermato. Sono oltre 50.000 le persone a cui abbiamo contribuito a ridare libertà e dignità. Tre vite salvate al giorno. E poi 876.484 le firme raccolte, 170 le persone incarcerate ingiustamente e poi liberate, 41 le leggi che rafforzano i diritti umani approvate grazie alle pressioni di Amnesty, 29 i Paesi nel mondo che hanno commutato o annullato le condanne a morte. Sono numeri che nascondono le storie di tante persone. Raccontarle è possibile grazie a persone che con una firma, una donazione o scendendo in piazza, ci aiutano a tenere accesa la fiamma dei diritti umani”. La nota conclude: “Ricorda, è merito tuo: #AmnestyIsYou”.

NOURY: “IL MIGLIOR REGALO SAREBBE LA LIBERAZIONE DI ZAKI”

“Il nostro miglior regalo di compleanno per i 60 anni di Amnesty International sarebbe che Patrick Zaki potesse trascorre il suo di compleanno finalmente libero, il 16 giugno, quando compirà 30 anni. C’è l’occasione con l’udienza dell’1 giugno Al Cairo di ottenere questo risultato. Speriamo che dopo quasi 16 mesi di detenzione illegale e arbitraria questo incubo possa finire”. Così all’agenzia Dire il portavoce di Amnesty International, Riccardo Noury, sulla vicenda giudiziaria del giovane ricercatore egiziano che frequentava un master all’Università di Bologna. Sul caso di Zaki Amnesty ha preso un impegno importante. Noury lo ricorda in occasione del sessantesimo anniversario dalla fondazione dell’organizzazione internazionale. Quella di oggi è data che, prosegue il portavoce, rappresenta “una giornata importante per Amnesty, in cui siamo orgogliosi di ricordare ogni successo ma rimpiangiamo anche le occasioni in cui avremmo potuto fare la differenza e non ci siamo riusciti”. Il portavoce aggiunge: “Questo però è uno stimolo ad andare avanti sugli enormi problemi dei diritti umani che abbiamo di fronte in questo periodo nel mondo”.

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