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Ama, assunzioni non bastano: servono piano industriale e multiutility pubblica

ROMA – Fermarsi sul termovalorizzatore e lanciare “un concorso internazionale di idee” per individuare le migliori tecnologie finalizzate alla chiusura del ciclo dei rifiuti di Roma. E’ l’invito che il segretario della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, lancia al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, nel corso di un’intervista all’agenzia Dire. “Mentre il mondo proietta le proprie scelte mettendo al centro la sostenibilità ambientale senza sprecare le materie, è evidente che è sbagliato scegliere il termovalorizzatore senza un dibattito e in assenza di un’evidenza sul perché si fa quella scelta. Per questo lunedì- ha spiegato Di Cola riferendosi all’incontro che i sindacati avranno con l’assessora capitolina ai Rifiuti, Sabrina Alfonsi- riproporremo al Comune di fermarsi rispetto a questa scelta, di condividere con la città gli obiettivi per la raccolta e la frazione che dovrà essere trattata e su questo aprire una grande gara internazionale chiedendo al mondo dell’università e delle imprese un concorso di idee per la migliore soluzione possibile”.

DI COLA: GUALTIERI SI FERMI SUL TERMOVALORIZZATORE

Di Cola si dice “convinto, e lo vediamo dalla quantità di ricercatori, imprese e soggetti che dopo la decisione di Gualtieri vuole discutere e ragionare, che sia mancato un dialogo. Se il sindaco vuole ricucire questa frattura si fermi sul termovalorizzatore, faccia una gara internazionale di idee dove Roma ha l’ambizione di avere la migliore tecnologia e soluzione possibili, e renda conto ai cittadini delle sue scelte aprendo a un grande concorso di idee chiamando università, imprese e stakeholders. Perché è giusto che prima di condannare la città per i prossimi 30 anni alla schiavitù del forno, dopo 40 anni di schiavitù della discarica, che una scelta di questo tipo venga ponderata politicamente e suffragata dall’inevitabilità di non potere fare altro”.

Roma però deve correre, perché tra due anni e mezzo ci sarà il Giubileo. Non a caso il sindaco ha ottenuto dal Governo i poteri speciali per costruire tutti gli impianti necessari a chiudere il ciclo dei rifiuti dentro i confini della Capitale: “Questo è un percorso fattibile, che non blocca i tempi se il vero obiettivo è chiudere il ciclo dei rifiuti- ha ribattuto Di Cola- Se invece, come è uscito e su cui chiederemo lunedì, si sceglie di fare un termovalorizzatore per non affrontare oggi le scelte della transizione ecologica, allora l’amministrazione deve essere chiara rispetto al fatto che sta scegliendo di non affrontare i problemi oggi e rinviarli al futuro. Fare trattare fuori regione per tanti anni i rifiuti della città è una scelta che non condividiamo perché va contro l’ambiente. Il sindaco ha dichiarato di volere ridurre le emissioni ma queste, nel frattempo che saranno costruiti gli impianti, aumenteranno insieme ai costi e si deresponsabilizzerà ancora una volta l’Ama”.

La Cgil è convinta che “facendo bene la parte a monte già oggi il sistema del Lazio può essere autosufficiente. Capisco che il Comune voglia impianti propri per la gestione dei rifiuti ma siamo convinti che gli impianti alternativi al termovalorizzatori siano disponibili e necessari. Il termovalorizzatore ha distratto l’azienda, non produrrà una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti e rischia di non fare centrare nessuno degli obiettivi annunciati: sui costi non produrrà un vantaggio, perché l’Europa e il mondo vanno da un’altra parte, queste tecnologie saranno tassate e non incentivate, ma soprattutto in questo modo si fa ad inizio consiliatura una scelta che condanna Roma a essere arretrata nel mondo per i prossimi 30 anni. Quindi una scelta sbagliata nel presente e nel futuro”. Il sindaco ha dichiarato, a proposito delle 600mila tonnellate che dovrebbe bruciare il termovalorizzatore, che si stanno rivedendo i numeri: “Speriamo sia il primo passo verso le parole fatidiche che ci aspettiamo di ascoltare- ha aggiunto Di Cola- Abbiamo capito che questo progetto va accantonato, possiamo seguire altre strade”.

NUOVO IMPIANTO COLLEFERRO SIA BASE MULTIUTILITY

La realizzazione del termovalorizzatore a Roma resta sempre in primo piano nel dibattito sulla chiusura del ciclo dei rifiuti della Capitale. Tuttavia, due anni fa la Regione Lazio aveva approvato un piano rifiuti (superato nei numeri secondo l’amministrazione Gualtieri) che poggiava sulla realizzazione a Colleferro da parte di LazioAmbiente di un grande impianto (500mila tonnellate) di recupero di materia dal rifiuto tal quale, azzerando così il ricorso alla discarica e superando la necessità di un nuovo termovalorizzatore. Poi, di questa soluzione impiantistica non si è saputo più nulla. Anche se sottotraccia i lavori in questa direzione continuano a proseguire. E anche la Cgil di Roma e Lazio non intende gettare nel dimenticatoio un’opzione che, secondo il sindacato, può dare una nuova veste alla discussione sul termovalorizzatore della Capitale e non solo. “Chiederemo a breve alla Regione di avere tempi certi per la realizzazione degli impianti contenuti nel piano”, ha spiegato Di Cola. “Due anni fa, quando la Cgil aveva sostenuto la chiusura dei termovalorizzatori di Colleferro e il nuovo impianto che andava nel senso dell’innovazione e del superamento dell’incenerimento, aveva anche lanciato un’ulteriore proposta: quell’impianto poteva essere la start up di una grande multiutility regionale che avesse al centro l’Ama, Lazio Ambiente e facesse da collante per tutte le altre aziende pubbliche del territorio laziale e del centro Italia, anche aprendo una discussione con Acea”.

Di Cola continua dunque “a porre al tavolo la proposta di costruire una grande e nuova multiutility pubblica dell’economia circolare che non abbia solo l’ambizione di chiudere il ciclo con l’impiantistica moderna e sostenibile ma si faccia anche promotrice dell’innovazione tecnologica e immagini come possano essere stimolati i nuovi ‘lavori verdi’ e create le filiere necessarie. Insomma, un grande incubatore pubblico per costruire l’economia circolare e dialogare con le trasformazioni energetiche”. Perché, ad esempio “in questi anni Ama dovrà pagare un prezzo altissimo a causa della sua mancanza di autonomia, anche in termini di combustibili, e avrà costi elevatissimi come conseguenza della guerra e dell’aumento dell’inflazione. Quindi- ha spiegato Di Cola- noi diciamo che va fatto qualcosa di più della collaborazione tra Comune e Regione. Quello che non si è riuscito a fare da due anni è ciò che che continuiamo a dire. Non abbiamo bisogno di progetti continua a leggere sul sito di riferimento