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Altaroma, la sfilata dei designer dello Ied è un manifesto alla bellezza imperfetta

ROMA – Un inno alla body positivity e un elogio della bellezza imperfetta: è questo lo sguardo dei giovani fashion designer della scuderia dell’Istituto Europeo di Design di Roma che, nel primo giorno della Roma Fashion Week, hanno portato in passerella la loro visione di moda libera e lontana da etichette, maturata in un percorso didattico durato tre anni. Un traguardo il loro arrivo alla settimana della moda della Capitale ma anche un inizio da emergenti del settore, già consolidato per alcuni di loro grazie alle collaborazioni con grandi marchi, dal maglificio Gran Sasso a Biagiotti Group.

Protagoniste del fashion show dieci capsule collection accompagnate da tre collezioni di accessori e due di gioielli. In passerella ecco, per esempio, ‘Bodyparts’ di Gianluca Zumbolo, collezione che indaga il corpo e il suo modificarsi con il tempo e che con imbottiture, upcycling e punti a vista esalta una bellezza in continuo mutamento che mette in discussione stereotipi e convenzioni. O ‘Aketh’, lavoro di Maria Eleonora Pignata che omaggia Sekhmet, dea egizia delle epidemie e delle guarigioni, che punisce e rigenera. Una collezione nata in collaborazione con Musei Vaticani che punta a valorizzare la distruzione come simbolo di creazione e di rinascita e vuole dimostrare come dalle imperfezioni nascano potenti forme estetiche e interiori.

AMBIENTE E NATURA PROTAGONISTI DELLA SFILATA

Anche ambiente e natura al centro della riflessione di studentesse e studenti. Con ‘Biophily’ Laura Finizio esplora l’uomo come prodotto della natura e come sua parte imprescindibile. Un legame trasposto nei capi attraverso tessuti naturali e pailettes di agar agar, biopolimero derivato dalle alghe. Ancora ‘Vanishing Africa’, di Ida Paliotta, è dedicata alla relazione uomo-ambiente di Surma e Mursi, tribù etiopi ancora esistenti e poi ‘Spinosa’, collezione di gioielli di Anna Tessarin, racconto di una natura ribelle, che dopo secoli di abusi, muta da prosperosa donatrice di vita a essere malefico, capace di infliggere dolore e minacciare la sopravvivenza umana.

Riflettori accesi durante lo show sulla collezione ’15-4020′ di Floriana Carannante, dedicata ai capolavori di Giacomo Balla con l’intento di ricercare l’arte del genio futurista con luci, colori e movimenti, realizzata in partnership con Biagiotti Group e sul progetto ‘A Future Together’ di Ludovica La Rocca, John Ray Tiva, Martina Proia, in collaborazione con Maglificio Gran Sasso, nato per immaginare il futuro dello storico marchio d’abbigliamento made in Italy, che vuole rappresentare un punto di connessione tra la sperimentazione creativa dei giovani fashion designer e la qualità delle antiche tecniche manifatturiere del brand. Infine non sono mancate incursioni ispirate all’universo del punk: con la capsule ’80/20′ Sara Mancini ne esalta i riferimenti culturali eleggendoli a motori di cambiamento.

 

Con tagli vivi, cuciture a vista, spalline insellate, arricciature e ricami che riprendono punti a mano, i giovani fashion designer della Scuola romana di Moda dell’Istituto Europeo di Design hanno scardinato tutti i dettami dell’alta sartoria, dimostrando grande consapevolezza etica ed estetica. “Un manifesto dell’imperfezione che non trascende dalla bellezza- ha spiegato Paola Pattacini, coordinatrice della Scuola di Moda IED Roma- L’alta sartorialità fa da cornice all’estro insubordinato dei nostri designer, che attraverso le lavorazioni artigianali e i ricami mantengono un forte legame con le tradizioni del territorio, pur consapevoli della loro libertà creativa, che trova pieno nutrimento in una città come Roma”.
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