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Alta tensione in Etiopia, i ribelli avanzano verso la capitale

ROMA – In Etiopia la possibilità di un cessate il fuoco nel conflitto che prosegue da oltre un anno sembra allontanarsi: il primo ministro Abiy Ahmed si è detto pronto a “a guidare le truppe in prima linea sul campo”, mentre il Fronte di liberazione del popolo tigrino (Tplf) e le altre milizie ribelli sue alleate affermano di trovarsi a meno di 200 chilometri dalla capitale Addis Abeba.

In un comunicato pubblicato nella serata di ieri, il premier – insignito nel 2019 del premio Nobel per la pace per un accordo di riconciliazione siglato con l’Eritrea – ha parlato di “sacrificio” per l’Etiopia e ha esortato “coloro che vogliono essere tra i figli etiopi che saranno acclamati dalla storia” a “insorgere oggi per il proprio Paese”. “Ci incontreremo al fronte” ha aggiunto quindi Abiy, da dove, “a partire da domani”, lui stesso si “mobiliterà per guidare le forze di difesa”.

Uno dei portavoce del Tplf, Getachew Reda, ha risposto su Twitter affermando che, “qualsiasi cosa voglia dire” il primo ministro, “non fermerà l’inesorabile avanzata” del Fronte “per porre fine alla sua stretta” sul popolo tigrino.

Stando a quanto riferiscono media etiopi e africani rilanciando fonti ribelli, come il portale dell’emittente Mereja, il Tplf e il Fronte di liberazione del popolo oromo (Olf), uno degli otto gruppi che compone un’alleanza di movimenti ribelli annunciata nelle scorse settimane, hanno preso il controllo della città di Shewa Robit e sarebbero prossimi a entrare a Debre Birhan. Quest’ultima città, situata nella regione dell’Amhara, si trova a soli 120 chilometri dall capitale. Shewa Robit invece è a circa 220 chilometri a nord di Addis Abeba.

Il conflitto, cominciato il 4 novembre 2020 e inizialmente circoscritto alla sola regione settentrionale del Tigray, si combatte anche sui binari della propaganda. Ieri le pagine social del governo etiope hanno mostrato le foto di affollate manifestazioni a sostegno dell’esecutivo in diverse città del mondo, compresa una protesta nei pressi della Casa Bianca, a Washington. Reda, sempre dal suo profilo Twitter, ha invece rilanciato un filmato che mostrerebbe centinaia di prigionieri di guerra etiopi che manifestano “in solidarietà al popolo tigrino”, grati del “trattamento umano” che gli sarebbe stato concesso dalle autorità di Macallè.

FONTI USA: FORZE SPECIALI A GIBUTI, TRE NAVI IN ALLERTA

Elementi delle forze speciali trasferiti nel vicino Gibuti e tre navi da guerra schierate in Medio Oriente messe in allerta. Sarebbero queste le precauzioni disposte dagli Stati Uniti a fronte del peggioramento del conflitto in corso in Etiopia, secondo fonti militari rilanciate dall’emittente Cnn.

Le persone citate sono un funzionario delle forze armate e due fonti al corrente su quanto sta succedendo, tra i quali un dirigente della Difesa. Al momento, stando alla loro ricostruzione, l’esercito americano avrebbe deciso di inviare a Gibuti, confinante a sud e a ovest con l’Etiopia, alcuni elementi del primo battaglione Ranger delle forze armate. A Gibuti si trova una base della Marina americana, Camp Lemmonier.

Inoltre, sempre secondo le fonti citate da Cnn, tre navi militari in Medio Oriente – la la Us Essex, la Uss Portland e la Uss Pearl Harbor – sarebbero state allertate “per prudenza” in vista di potenziali operazioni di evacuazione di civili.

Sollecitato sui piani americani in Etiopia dai cronisti, ieri un dirigente del dipartimento di Stato ha detto comunque che al momento “non ci sono piani per far volare l’esercito americano in Etiopia per facilitare evacuazioni o replicare lo sforzo di emergenza che abbiamo recentemente intrapreso in Afghanistan, che era una situazione unica per molte ragioni”.

Ai funzionari dell’ambasciata americana è stato ordinato di lasciare l’Etiopia a inizio mese, mentre tutti i cittadini americani residenti nel Paese africano sono stati esortati a partire.
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