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‘African Century’, il cuore è l’energia dei giovani

ROMA – Un’azienda che si occupa di agricoltura di precisione, con droni e immagini satellitari, per rendere le coltivazioni più resilienti in Kenya: è una delle storie raccontate da un documentario parte del progetto ‘African Century’, dedicato ai giovani del continente. L’iniziativa, finalizzata alla creazione appunto di un documentario e di un libro fotografico, è stata realizzata con il supporto dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e di Enel foundation.

Obiettivo del progetto, hanno sottolineato nel corso di una presentazione oggi a Roma gli autori, Riccardo Venturi e Lorenzo Colantoni, dell’associazione culturale Akronos, è raccontare l’Africa in modo diverso, valorizzandone il desiderio di innovazione, le competenze, la capacità di integrare i contenuti della tradizione con le avanguardie della modernità e dello sviluppo tecnologico.

Far emergere insomma le energie delle “due Afriche”, alternative a quella “di povertà e guerra” che domina i media, come ha evidenziato Emilio Ciarlo, responsabile comunicazione e relazioni istituzionali di Aics. “Questi due problemi ci sono – ha detto il dirigente – ma allo stesso tempo esiste un’Africa degli affari e del business e un’altra della creatività e dello spirito”. Quest’ultima parola, secondo Ciarlo, è da declinare come fece anni fa il poeta e presidente senegalese Leopold Sedar Senghor. Il dirigente, icona della decolonizzazione, era solito dire “che l’Africa è naturalmente spirituale” ma anche “con una grande riserva di umanesimo e un’attenzione all’equilibrio uomo-comunità”. Secondo Ciarlo, centrale deve essere anche “la somma euro-africana”, sempre all’insegna – ancora una citazione di Senghor – “della complementarità naturale tra questi due mondi”.

Di energia, anche nella sua accezione più “essenziale” e concreta, ha parlato anche Carlo Pace, direttore di Enel Foundation: “La nostra idea è quella di mettere al centro la persona, per costruire dei sistemi elettrici che rispondano ai loro bisogni”. Il direttore ha invitato ad ascoltare i giovani attivisti africani giunti in Italia per partecipare alla Pre-Cop 26 a Milano. L’appuntamento di oggi, in largo della Fontanella Borghese, è parte dell’agenda degli eventi organizzati nell’ambito della conferenza internazionale sul clima. “Oltre al ‘bla bla bla’ di Greta Thunberg rilanciato dai media – ha detto Pace – questi giovani ci hanno detto molto, come dicono molto le esperienze dei tanti studenti africani che frequentano i politecnici di Torino e Milano, che vogliono rientrare nei loro Paesi per cambiare le cose”.

Alla conferenza sono intervenuti anche rappresentanti africani del movimento internazionale Youth4Climate. La delegata senegalese, Astou Ndiaye Toure, ha dato subito un volto a questi sforzi per cambiare le cose. “Abbiamo fondato – ha raccontato – una società che produce forni a energia solare, grande risorsa del Senegal, con l’obiettivo di limitare l’utilizzo di legname, sempre meno sostenibile”. Il risultato, secondo l’attivista, è che “sono stati prodotti 1.834 forni solari e 3.254 donne sono state formate per utilizzarli”.

La lotta contro il cambiamento climatico non si può però scindere da quella “per la giustizia sociale”. A sottolinearlo il delegato sudafricano, Sibusiso Mazomba. “Nel mio Paese ci sono molti problemi di criminalità, povertà, violenza di genere” ha detto. “Non possiamo pensare di combattere per il clima senza rimuovere questi ostacoli che limitano le capacità dei giovani”.
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