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Afghanistan, vent’anni fa moriva il ‘Leone’ Massoud: vandalizzata la sua tomba

ROMA – Ricorre nella giornata di oggi il ventesimo anniversario dall’uccisione di Ahmad Shah Massoud, icona della resistenza afghana contro l’invasione sovietica negli anni ottanta del XX secolo e padre di Ahmad Massoud, che sta ora guidando la ribellione contro i talebani nella regione settentrionale del Panjshir.

Due giorni prima dell’attacco alle Torri gemelle a New York, il 9 settembre del 2001 il ‘leone del Panjshir’ rimase ucciso in un attentato di due kamikaze di Al-Qaeda che si introdussero nel suo palazzo fingendosi giornalisti. Ieri, come riportano vari giornalisti locali, la sua tomba è stata vandalizzata dai talebani, che hanno rotto la stele su cui erano incisi dei versetti del corano.

Ogni anno, in occasione della morte del comandante Massoud, i suoi sostenitori organizzano manifestazioni nel Panjshir ma anche nella capitale Kabul, e anche oggi sono attesi cortei e si temono incidenti. Ieri, dal ministero dell’Interno del nuovo governo guidato dai talebani hanno infatti avvertito che “nessuna manifestazione di protesta sarà tollerata”.

Oltre ai sostenitori della ribellione guidata da Massoud, stanno proseguendo le manifestazioni contro il nuovo esecutivo, soprattutto da parte delle donne che contestano le forti limitazioni ai loro diritti imposti dai fondamentalisti. Nei video condivisi ieri sui social network è possibile vedere i miliziani respingere le dimostranti puntando loro contro le armi o colpendole coi calci dei fucili, nelle ore in cui l’esecutivo provvisorio – interamente composto da uomini – faceva sapere che le donne “non hanno bisogno di fare sport” e venivano distrutti gli strumenti musicali dell’unica orchestra sinfonica femminile di Kabul. Vari giornalisti inoltre sono stati arrestati, tra cui due reporter della testata afghana Etilaatroz. In un tweet, il giornale condivide le foto degli ematomi che i due cronisti hanno sulla schiena, a causa delle percosse ricevute.

Sempre ieri la stampa internazionale riferiva anche di colpi d’arma da fuoco d’avvertimento sparati in aria, per disperdere la folla o scoraggiare l’arrivo di nuovi dimostranti.

Il nuovo esecutivo dell’Emirato islamico ha incassato intanto il pieno sostegno della Cina: il portavoce del ministero degli Affari esteri Wang Wenbin ha accolto con favore “la fine del caos afghano” attraverso il nuovo governo guidato dai talebani, che a detta di Pechino contribuirà a “riportare il paese sulla strada di una necessaria stabilità e ricostruzione”.
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