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A quattro anni dalla morte di Giuseppe Parretta, una nuova sede per l’associazione Libere donne

ROMA – “Una nuova sede per l’associazione Libere donne concessa dall’Aterp, l’unica istituzione che ha risposto al nostro grido di aiuto a quattro anni dalla morte di Giuseppe Parretta, per fare memoria e cambiare la cultura delle nuove generazioni, come progetto pilota per la legalità”. Lo scrive in una nota stampa Caterina Villirillo, mamma di Giuseppe e presidente dell’Associazione Libere donne. Una sede, scrive ancora Villirillo “per ricominciare e per stare in sicurezza”, lontano dalla sede di via Ducarne, nel centro storico di Crotone, dove si è consumato l’omicidio del giovane Giuseppe: questa diventerà la ‘Casa della memoria delle vittime di reato’, come annunciato un anno fa, “affinché Giuseppe, morto per proteggere la sua famiglia, sia un nuovo modello da seguire per i giovani”.

“L’associazione Libere donne- si legge ancora- non si è mai fermata con le proprie attività, e noi i familiari abbiamo rielaborato il dolore del lutto trasformandolo ognuno a modo nostro in forza, tenacia e coraggio”.La sede si trova in via V/VI Messina, 10 e appena saranno ultimati i lavori di ristrutturazione vi si trasferirà l’Associazione Libere. Benedetta Parretta, sorella di Giuseppe, farà partire dei corsi di formazione giornalistica, anche grazie all’opportunità di collaborazione con il giornale ‘Daily Cases’ di Tiziana Primozich. Parretta seguirà la cronaca, “una scelta molto difficile dopo aver assistito all’omicidio del fratello, ma che ha trasmesso anche a lei il coraggio e l’amore per la legalità, decidendo di mettersi a capo dei giovani come rappresentante dell’associazione, per coloro che hanno voglia di cambiare questa società malata, occupata dalla criminalità organizzata, da droga e prostituzione, e da coloro che pensano di tarpare le ali ai giovani così da costringerli ad abbandonare la propria terra”.

“Giuseppe- conclude Villirillo- diceva sempre ‘Mamma pensa ai giovani’ e dopo la morte di mio figlio insieme a mia figlia ci siamo dedicati di più al disagio giovanile perché i ragazzi sono soli, anaffettivi. È importante quindi agire per cambiare il contesto, per migliorare i propri ambienti di vita, in primis quello della scuola. I giovani sono disposti ad impegnarsi nella misura in cui possono verificare che la loro azioni possono essere efficaci, può produrre cambiamenti reali”.

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