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Compensi professionali: i giudici non possono scendere sotto i minimi tabellari

NewsCompensi professionali: i giudici non possono scendere sotto i minimi tabellari

Non è necessario che il giudice confuti voce per voce, è sufficiente indicare il criterio seguito

La liquidazione dei compensi professionali deve rispettare i parametri ministeriali, pertanto, in assenza di un accordo scritto tra le parti, il giudice non può ridurre gli importi al di sotto del limite minimo fissato, cioè oltre il 50% rispetto ai valori medi.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 31894/2025, ricordando che l’inderogabilità di tali minimi tutela la trasparenza nella determinazione dei compensi dovuti.

“In mancanza di un accordo scritto sulla misura del compenso, trova applicazione l’art. 13, comma 6, della legge 247/2012. Il giudice – evidenzia Alfredo Accolla, consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – deve quindi fare riferimento ai parametri fissati dal D.M. n. 55/2014, i quali si applicano nei casi di mancata determinazione consensuale, nelle liquidazioni giudiziali, quando la prestazione è resa nell’interesse di terzi o in presenza di incarichi di legge”.

In sede di liquidazione, non è necessario che il giudice confuti voce per voce la nota presentata dal legale, è sufficiente indicare il criterio seguito e le ragioni per cui eventuali prestazioni non sono state riconosciute.

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